Chi è Bartleboom

"...posso chiederle una cosa, signore? ..com'è dopo ..l'aldilà?"

"L'aldilà?!"

"...si ..quando questa miseria finisce.."

"..è come San Francisco... una grande città infestata di erbacce.. erbacce rigogliose. In ogni angolo, cumuli di macerie e, poco lontano, costruzioni nuove, ma deformi.. edifici con finestre mancanti come denti rotti.. un vento sabbioso.. e, nel cielo grigio, nuvole di corvi neri. Mucchi di spazzatura si ergono come lapidi di ossidiana con riflessi rubini e lame di luce come diamanti si stagliano nell'aria.. e tutti vestono Balenciaga con tanti fiori rossi. Imponenti saloni da ballo pieni di musica e luce.. un grande miscuglio di razze.. genti dal sesso indefinito..  ..e tutte la divinità sono creole, mulatte, del colore del fango come le foci dei fiumi...  ..razze..   ..genti..  ..storia..  ..tutto alla fine superato...     e tu non ci sei..."

"..e il paradiso?!?"

"..questo era il paradiso, Roy.."

    

Il silenzio si è impadronito di me come un cancro. Successe una delle prime volte che mangiavo in America, quando tentai di dire al cameriere: "Il modo in cui mi ha dato quel coltello mi ricorda..." ..ma non riuscii a finire la frase. Il nome di Lei non usciva. Ci riprovai e non usciva ancora.. Lei era chiusa dentro di me. Che strano, pensai, Lei era l'unica cosa di cui volessi parlare, ma continuava a succedere..

"Anche" fu la seconda parola che persi. Dovevo dire "eziandio", che suonava ridicolo, ma era proprio così: "Vorrei un caffè ed eziandio un dolce".

"Volere" è il verbo che persi poco dopo. Non perchè avevo smesso di volere le cose - le volevo più di prima - solo che non riuscivo più a esprimere il volere, quindi al suo posto dicevo "Desidero": "Desidero due panini" dicevo al panettiere, ma non era esattamente così.. Il senso dei miei pensieri cominciava a fluttuare via da me, come foglie che cadono da un albero nel fiume...

... e io ero l'albero e il mondo era il fiume..

"Venire" lo persi un pomeriggio al parco con i cani.

Persi "bene" mentre il barbiere mi girava verso lo specchio.

Persi "peccato", il nome e l'esclamazione nello stesso momento, e fu un peccato.

Persi "portare" e persi pure le cose che portavo - "diario", "matita", "moneta", "portafoglio" - e persi anche "perdere".

Dopo un po' mi restava soltanto un pugno di parole, e se qualcuno faceva qualcosa per me gli dicevo: "La parola che vien prima di "non c'è di che"". E se avevo fame indicavo la mia pancia e dicevo "Sono il contrario di pieno".

Avevo perso "Si", ma mi restava "No", perciò quando qualcuno mi chiedeva: "Sei Thomas?", io rispondevo "Non no", ma poi persi "No" e allora andai da un tatuatore e mi feci scriver SI sul palmo della mano sinistra e NO sul palmo della destra. Che dire.. non è che questo renda la vita meravigliosa, ma la rende possibile. Quando mi stropiccio una mano contro l'altra, in pieno inverno, mi riscaldo con l'attrito del SI e del NO. Dico "libro" o "quaderno" aprendo le mani dopo averle battute, e così per me ogni quaderno è l'equilibrio del SI con il NO. Il cuore mi va in pezzi, certo, in ogni momento di ogni giorno, in più pezzi di quanti siano i pezzi che compongono il mio cuore. E a pensare si soffre tanto.. Io penso, penso, penso, pensando sono uscito dalla felicità un milione di volte e mai una volta che vi sia entrato.

"Io" fu l'ultima parola che fui capace di dire ad alta voce. E' tremendo, ma successe così: me ne andavo per il vicinato a dire: "Io io io io". "Thomas bevi un caffè?", "Io". "Con qualcosa di dolce, forse", "Io". "Che ne dici di questo tempo?", "Io". "Non mi sembri sereno. C'è qualcosa che non va?". Volevo dire: "Ovvio!". Volevo chiedere: "Forse c'è qualcosa che va bene?". Volevo tirare il filo, disfare la sciarpa del mio silenzio e ricominciare daccapo, e invece dicevo: "Io".

E poi persi anche "Io". E il mio silenzio fu completo.

Cominciai a portare con me quaderni bianchi come questo, che riempio di tutte le cose che non posso dire. E se volevo due panini, andavo dal panettiere e scrivevo: "Vorrei due panini" sulla prima pagina bianca e gliela mostravo, e se avevo bisogno dell'aiuto di qualcuno scrivevo: "Aiuto", e se qualcuno mi faceva venire voglia di ridere scrivevo "Ah ah ah!", e invece di cantare sotto la doccia scrivevo le parole delle mie canzoni preferite, l'inchiostro tingeva l'acqua di blu, di verde o di rosso e la musica mi scorreva lungo le gambe, e alla fine di ogni giornata portavo il quaderno a letto e leggevo le pagine della mia vita..