Kyrielison (che poi sarebbe "Kyrieleison", ma lasciamo perdere... ché la Corea è una gran brutta malattia, oltre che un bellissimo Paese, almeno a quanto sostiene Kim Il Sung).. Kyrielison, dicevo, nasce nel 1968, anno della contestazione, della minigonna e dell'avvento dell'Idrolitina su pressoché tutte le tavole italiane. Sin dall'infanzia manifesta una precoce attrazione per la musica, testimoniata dal fallito tentativo d'imbalsamazione di Irene Grandi, sua compagna all'Asilo (in seguito, presso i suoi detrattori, tenderà di difendersi dicendo: "volevo solo renderla afona").
Intorno alla fine degli anni '70, meditando di approfondire le sue già vaste conoscenze musicali, si reca presso il locale conservatorio al deliberato fine di sostenervi le prove di ammissione. Purtroppo - questo almeno a quanto sostengono alcuni biografi - la mattina della prova rimane incastrato col polso nella grata d'un cancello, nel vano ancorchè fiero tentativo d'impalare un ancora imberbe Gianni Togni. Tutta ciò provoca in lui una cocente delusione, unita ad una fastidiosissima piorrea che gli rende impossibile pronunciare parole come "sussidiario" senza far scompisciare dalle risa tutti gli astanti.
Ciononostante egli non si scoraggia, avvertendo che il compimento del suo destino - senza fallo foriero di gloria e denaro - è vicino, come testimoniato dall'apparizione di un Padre Pio benedicente che, solo in seguito, si rivelerà essere un'immagine di Fidel Castro che il Nostro teneva sempre sul comodino. Decide dunque di costruirsi una preparazione autodidatta: acquista nell'ordine "Metodo rapido per lo studio del flauto traverso, "Chitarristi in 24 ore", "Subito tastieristi!" e "Oboisti nel tempo che generalmente impiegate per togliervi quei fastidiosi peli che, a partire dai 40 anni, infestano le vostre orecchie ".
Nonostante la preclara validità di tali pubblicazioni, la sua preparazione tecnico-strumentale stenta a formarsi compiutamente, rendendo possibile uno straccio di giro di DO sulla chitarra solo dopo un numero d'imprecazioni mai inferiore alle tre. Riesce comunque, non senza difficoltà, a costruirsi un repertorio buono almeno per i falò sulla spiaggia (Margherita, L'isola che non c'è, La canzone del sole). Disilluso, abbandona anche quest'attività, allorquando capisce che la figura di "chitarrista di falò" è quella che ha meno possibilità di rimediare una pomiciata, seconda solo a quella di "parcheggiatore abusivo del litorale romano". Comprende infine che la sua vocazione è quella del recensore: febbrilmente comincia la redazione di un'opera monumentale, una storia della musica universale, dagli Abba a Jonathan Zuzzurullo, che - sebbene letta solo dalla madre e da alcune zie inferme - gli schiude miracolosamente le porte di DeBaser.
Ed eccolo qui!