Ludwig van Beethoven: Concerto per pianoforte e orchestra n.3 in do minore op.37

Di BlackLight

Copertina di Ludwig van Beethoven Concerto per pianoforte e orchestra n.3 in do minore op.37

Opera recensita da BlackLight
il 19 luglio 2006 in mattinata
e valutata: ●●●●●
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C'è sempre stato un legame molto forte tra me e questo concerto beethoviano, un concerto in grado di scalfire l'anima più dell'Imperatore o delle opere più blasonate del compositore tedesco. Sarà per quella sua aura così "romantica" (nel senso più letterario del termine), sarà per quel pathos che ogni nota riesce ad emanare (il terzo è l'unico concerto di Beethoven a far uso della tonalità minore) o per il paragone quasi inconscio che mi balza alla mente ad ogni ascolto tra questo concerto e il concerto K.466, il "pre-romantico" di Mozart, con il quale ha molti punti in comune.

L'opera si apre con i 14 e passa minuti dell'"Allegro con brio", una delle pagine più complesse ideate dal musicista di Bonn, dove un solenne primo tema in modo minore si scontra con un secondo tema più cantabile, senza mai far trasparire tracce di discontinuità, senza mai lasciare il posto a dissonanze fuori luogo. L'esposizione dei temi classica della forma-sonata viene affidata alla sola orchestra (caratteristica piuttosto insolita per un concerto dell'epoca), che poi con un crescendo lascia il posto ad un pianoforte aggressivo e deciso, d'ora in poi autentico protagonista del concerto. Il solista fa man bassa dei temi precedentemente proposti dall'orchestra, li amplia, li sviluppa in un turbinio di note in cui il resto dell'orchestra può solo stare a guardare, in un continuo crescendo fino ad una vorticosa cadenza, un momento di virtuosismo assoluto da lasciare a bocca aperta. I toni si placano poi, il pianoforte si ritrova da solo a dialogare con i timpani (classico dei concerti beethoviani, una tecnica che tornerà anche nell'Imperatore). Ma è solo un attimo, prima dello spiazzante finale in cui l'orchestra torna a essere protagonista riproponendo il primo tema in una salsa ancora più aggressiva.

Un atmosfera totalmente diversa si respira nel "Largo", una delle migliori pagine in assoluto del compositore tedesco. Il pianoforte entra in un modo delicato da far invidia anche al miglior Chopin, proponendo una melodia semplicissima che sembra galleggiare eterea tra gli 88 tasti prima di venir presa per mano e sollevata dall'orchestra, in un continuo dialogo tra gli archi e i fiati. Il pianoforte rientra, stavolta accennando un nuovo tema, una melodia leggera dal lieve tempo di valzer, e l'orchestra torna di nuovo a sostenerlo, ad accompagnarlo, senza mai prendere il sopravvento, senza mai sottrarre il ruolo di protagonista allo strumento solista. Il tempo di lasciare che questo nuovo refrain penetri nell'anima ed ecco che la tastiera disegna un arabesco di note sul quale sembrano galleggiare le soffici melodie dei fiati, e il tema iniziale ritorna in tutta la sua dolcezza. Il pianoforte lo accenna, ci gioca, sempre sostenuto da un'orchestra mai troppo pretenziosa, fino a giungere ad una cadenza dai toni totalmente diversi dalla precedente, una cadenza delicata che sugella così uno dei momenti più alti della storia della musica.

Il finale è lasciato a un "Rondò" dalla forma tipicamente classica, quasi un omaggio di Beethoven a Mozart e all'intera musica pre-romantica. La complessità di questo movimento lascia quasi esterrefatti, il modo in cui ogni tema emerge dalla partitura per poi calare e lasciare nuovamente spazio al motivo principale stupisce ancora a 200 anni dalla stesura di questa pagina. E ciò che lascia ancor di più senza parole è la continua alternanza tra temi in modo minore e in modo maggiore, un'alternanza che non appare mai forzata o fuori luogo, ma sembra quasi il modo più "naturale" di generare il rondò. Ed è proprio un inatteso modo maggiore a far capolino nel finale del movimento, chiudendo in modo aperto e luminoso una delle pagine più alte del genio di Bonn.

Fika, eh, ’sta recensione… e allora googleplussala: e poi piaccila:

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Voti, commenti e tante altre robe del genere

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L'opera è stata votata validamente 9 volte, ottenendo una media di 5.00

  1. JOHNOFPATMOS

    Sempre un grande piacere leggere su Ludwig e con questo anche i concerti per pianoforte fanno il loro ingresso in DeB. Del corpus beethoveniano il mio preferito in assoluto è forse il quarto, con al piano Alfred Brendel. Eccezionali però anche le esecuzioni di Glenn Gould del primo e dell'"Imperatore". Sempre dell'Emperor conosco una esecuzione con Radu Lupu, il pianista protagonista di questa recensione. Saluti a tutto il loggione :) JoP
    JOHNOFPATMOS, il 19 luglio 2006 in prima serata | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

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    1. RONNIE JAMES DIO

      No comment, solo il massimo dei voti per concerto e recensione!! COMPLIMENTI-SSIMI
      RONNIE JAMES DIO, il 20 luglio 2006 in mattinata | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

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      1. MASSIMOF

        Bel commento Black ad un'opera piacevolissima. John un consiglio: di Strauss preferisci il concerto per corno o oboe. A quando la recensione?
        MASSIMOF, il 20 luglio 2006 in mattinata | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

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        1. OCRAM

          bravo... anche se alcune piccole ripetizioni spezzano un pò la fluidità della lettura... comunque 5 te lo meriti per la passione e per il disco... ottimo
          OCRAM, il 20 luglio 2006 in mattinata | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

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          1. WANDERER

            La magnificenza del concerto "Imperatore" rischia talvolta di far dimenticare gemme di purezza assoluta come questo e il quarto concerto. Recensione impeccabile per stile, densità emotiva e apparato informativo. Io ho la versione di Pollini con i Wiener diretti da Bohm (anche per l'Imperatore).
            WANDERER, il 20 luglio 2006 in mattinata | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

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            1. WANDERER

              ...e saluti a tutto il loggione!
              WANDERER, il 20 luglio 2006 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

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              1. JOHNOFPATMOS

                Massimof, presto dovrebbe uscire da queste parti la recensione del concerto per oboe :) BlackLight, ho visto che citi anche il K 466 di Mozart, già recensito su DeB da Grass nella esecuzione di Vladimir Ashkenazy... Io di quel concerto ho la bella versione di Jarrett: anche quella da scrivere, prima o poi!
                JOHNOFPATMOS, il 20 luglio 2006 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

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                1. JOSI_

                  Sottoscrivo Wanderer, con la non tanto sottile differenza che nel mi ocaso il rischio si è verificato: adoro il 5 e non conosco questo!
                  JOSI_, il 20 luglio 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco:

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                  1. BREATHING

                    La Sonata 14° in Do Minore la trovate anche sul bellissimo album "Music for the Masses" Remaster Edition reinterpretata da Alan Wilder. Questa recensione è ben fatta.
                    BREATHING, il 20 luglio 2006 in prima serata | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

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                    1. STOOPID

                      Mi affaccio timido sul loggione, e imparo cose assai belle. Continuassero così lor signori.
                      STOOPID, il 20 luglio 2006 in prima serata | Voto: 4 | Voto al Disco:

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                      1. MULLAH

                        Constato con piacere che il loggione di Debaser si è allargato...tra poco dovremo trasferirci in platea perchè su siamo in troppi. Ma in questi casi il troppo non stroppia, anzi!!! Complimenti per la rece
                        MULLAH, il 21 luglio 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

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                        1. HAL

                          Fra i concerti per piano e orchestra di Beethoven questo è il mio preferito in assoluto, forse perché nel corpus dei concerti per piano è quello che cronologicamente fa sentire lo stacco maggiore da quelli passati. Se l'ultimo Mozart per questa forma era stato divino, qua Beethoven ridà slancio al concerto per piano e orchestra arricchendolo di tutti i temi poi consueti della sua poetica. Il primo movimento è di una bellezza pazzesca nel modo in cui sono dipanati i temi musicali, abissi e spazi siderali che convivono, qualcosa che sembra impossibile eppure accade. Ricordo ancora quando mi prestarono il disco del concerto, un amico nel darmelo mi disse "Non lo conosci davvero?" e io "No davvero" e lui allora "Beato te". E' vero, le prime sensazioni di scoperta sono uniche e sempre invidiabili.
                          HAL, il 24 luglio 2006 verso mezzogiorno | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

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                          1. GRASSHOPPER

                            Cosa facevo a luglio, per essermi perso una recensione del genere, su uno dei miei "pallini" ? Senza nulla togliere al Concerto n° 5 "Imperatore" non ho mai capito perché sia il Terzo che il Quarto siano nettamente meno famosi, e quindi meno incisi e meno suonati nei concerti. Diversamente da Hal (strano ma ogni tanto capita) ho una leggera predilezione per l'insolita dolcezza, apparentemente così poco beethoveniana, che anima il Quarto Concerto, in particolare il suo primo movimento, ma considero anche il Terzo un capolavoro a tutti gli effetti, nobilitato dalla melodia sublime del "Largo", una delle più ispirate in assoluto di Beethoven, il che è tutto dire.
                            GRASSHOPPER, il 2 ottobre 2006 verso mezzogiorno | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

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                            1. VERAMAZZOTTA

                              A luglio suonerò questo concerto con l'orchestra,dopo un anno di studio e lavoro che è comunque sempre pochissimo per capirne a pieno la profondità e le idee che sono dietro a quest'opera, si veramente mille volte più affascinante del monumentale e titanico 'Imperatore', affascinante e fresca perchè ancora vi si riesce a percepire il musicista-uomo con tutte le idiosincrasie e difficoltà compositive(che ci sono..) piuttosto che il geniale, grande 'compositore'.Un secondo tempo poetico,forse veramente una delle pagine più profonde e meditative di Beethoven, ben più del secondo tempo dell'imperatore, una pagina che stacca nettamente e che è anche chiave di lettura dell'intero concerto che si chiude con il catartico 3tempo in maggiore ma non è privo all' interno di spunti lirici quasi a guardarsi indietro.E' uno dei concerti che preferisco,insieme con il 4 e che ritengo anche i più interessanti dal punto di vista delle soluzioni ea problemi strettamente legati a forma -sonata e rapporto solista-orchestra,oltre alle innumerevoli possibilità che danno all'interprete di misurarsi con la pagina scritta.
                              VERAMAZZOTTA, il 27 marzo 2007 in prima serata | Voto: 4 | Voto al Disco:

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