James Dean Bradfield: The Great Western

Recensione di: Mopaga , (il 7 agosto 2006 nel tardo pomeriggio) | Voto: ●●●● | Ascoltala / lo PrecedenteUna a casoSuccessiva

Copertina di James Dean Bradfield The Great Western

Dopo 16 anni di carriera con i Manic Street Preachers, band che, nonostante i ben noti problemi, sembra essere ancora affiatatissima, le due menti creative si cimentano con i rispettivi progetti solisti.

Il primo è quello del cantante/chitarrista James Dean Bradfield, anticipato dal singolo ''That's No Way To Tell A Lie'' (simpatico il video, parodia del film ''Sonatine'' di Takeshi Kitano) che, tra riffs e handclaps in stile anni '70, e tastierina nel ritornello alla Joy Division di ''Love Will Tear Us Apart'', suggerisce un'idea piuttosto ambigua sull'impronta stilistica dell'album.
Non mi aspettavo certo un ritorno all'hard rock di 'Generation Terrorists', ma qualche accordo ruvido, cattivo non mi sarebbe dispiaciuto. Col senno di poi, dopo aver ascoltato le 11, gradevolissime, canzoni pop di "The Great Western", mi rendo conto che era giusto che l'album suonasse così.

Non mi piace l'atteggiamento di chi vende un milione di copie e poi dice che, tuttavia, non è soddisfatto del sound di quel disco. Prima di accontentare i fans, un artista dovrebbe accontentare se stesso; per farlo, deve anteporre il proprio stato d'animo a qualsiasi altra cosa. E le aspettative di chi gli sta intorno (pubblico compreso), spesso, possono plagiare i suoi propositi. Pertanto, non importa che prima fosse un rockettaro, bevesse come una spugna, suonasse una Gibson a torso nudo come il suo idolo (Slash ndr); l'importante è non illudersi di essere ciò che non si è più.
James ha preso coscienza di ciò già alcuni anni fa, e con quest'album ha proseguito quel cammino ad maturitatem, la cui tappa più recente è "Life Blood", ultimo lavoro targato MSP, nonchè ottimo ritorno dopo la mezza delusione di "Know Your Enemy".

Composto e quasi interamente suonato dallo stesso Bradfield, l'album prende le distanze dal consueto impegno politico dei MSP, mantenendo, come unico legame con la band, il testo di ''Bad Boys And Painkillers'', scritto da Nicky Wire. È forse il pezzo più squisitamente pop dell'album e, insieme a ''Say Hello To The Pope'' e ''An English Gentleman'', dedicata al vecchio manager scomparso Philip Hall (motivetto, tuttavia, frizzante), il più curato nelle armonie vocali. Degne di nota anche ''On Saturday Morning We Will Rule The World'', una sorta di power-ballad pianistica, l'esperimento vagamente gospel di ''The Wrong Beginning'', e ''Still A Long Way To Go'', riflessione su una relazione che non ha avuto il tempo di maturare, sapientemente strutturata in vista dell'esplosivo (in senso emozionale) ritornello. Pregevole ''To See A Friend In Tears'', cover di ''Voir Un Amì Pleurer'' di Jacques Brel, abbastanza fedele anche nella traduzione/adattamento del testo: un esempio di come, a volte, bastino una voce e una chitarra per emozionare.

Chiude in bellezza una piccola gemma, ''Which Way To Kyffin'', a mio avviso, il miglior brano dell'album. Se l'eccessiva orecchiabilità è da considerarsi un difetto, allora questo è il difetto imputabile a ''The Great Western''; ma, se l'album si presenta ben suonato ed arrangiato, fedele alle intenzioni dell'autore, piacevole all'ascolto, senza risultare gratuitamente sdolcinato, allora non ho nulla da eccepire.

Se il fatto che non vedremo mai James Dean Bradfield suonare al Festivalbar può essere un altro pregio...

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Sommario

James Dean Bradfield: The Great Western;
Recensione di Mopaga per DeBaser
, 8/7/2006 6:30:00 PM (●●●●)

Anno: 2006

Generi:

Informazioni nel web:

Album collegati: The Great Western

Artisti collegati: James Dean Bradfield (non è DeFinit_)

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Voti e commenti

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  1. SFASCIA CARROZZE | il 8 agosto 2006 in mattinata | Voto: 4 | Voto al Disco:

    Ammazza ché nomenclativo: James Dean(!) Bradfield. Gran bella de-fantasia i Bradfieldeggianti de-genitors. De-manic street preachers: de-cisamente un de-gruppo trasqurabile (anzichénon) dallo sfascievole point-of-view: indi aqqoglierei con pleasure, leggendo le Sue apprezzabili note esplicatoree, quodesto muziqo-tratto di discontinuità con il passato. Ossequi ossequieggianti a josam. Y.s.c.d(s)f.
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  2. FUSILLO | il 8 agosto 2006 in mattinata | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Non ho mai ascoltato i Manic street Preacher che conosco solo di nome e questo novello James Dean è la prima volta che lo sento nominare. Giusto per curiosità quali sono i loro noti problemi?
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  3. MOPAGA | il 8 agosto 2006 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

    nel 1995 il loro chitarrista ritmico, nonchè autore dei testi e ''ideologo'' del gruppo (Richey Edwards), si volatilizzò letteralmente nel nulla. La sua auto fu ritrovata nei pressi del Severn Bridge, ma dopo 11 anni il suo cadavere non è mai stato ritrovato; questo episodio ha dato origine a leggende varie che vogliono il suddetto ancora vivo, magari in India o chissà dove. Tuttavia, qualsiasi presunto avvistamento, in tutti questi anni, è stato puntualmente smentito (Si tenga conto che Richey era autore di testi molto profondi e impegnati, personalità fragile e instabile, con problemi di anoressia, alcol ed esaurimento nervoso). Qualsiasi approfondimento puoi trovarlo tranquillamente sul web. @SFASCIA CARROZZE, ho una curiosità anche per lei: James Dean è stato il compromesso raggiunto dopo le minacce di divorzio avanzate dalla madre, in seguito ai paterni propositi di battezzare il figlio ''Clint Eastwood Bradfield''. Sarebbe stato decisamente troppo...
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  4. SFASCIA CARROZZE | il 8 agosto 2006 nel primo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    Bhé, a quodesto point, anche Paul-Newman Bradfield non sarebbe stato affatto malaccio (anzichénòn). Ossequi skerzettator/cinematographici a josam. Y.s.c.d(s)f.
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  5. FUSILLO | il 8 agosto 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    @Mopaga; Molto gentile... Francamente non pensavo a una cosa così tragica, pensavo ai soliti dissensi tra i membri delle pop band. Approfondirò in rete. Ciao. E ciao anche a te Sfascia...
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  6. MOPAGA | il 8 agosto 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    Figurati :) No no, anzi, essendo tutti amici di infanzia (Bradfield e il batterista sono cugini), c'è sempre stato molto affiatamento. Ciao!
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  7. REGULARJOAN | il 14 agosto 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: 4 | Voto al Disco:

    mah..il disco solista di JDB... non l'ho ancora ascoltato e non mi incuriosisce più di tanto. voglio dire: un thom yorke solista può incuriosire (i radiohead, per esempio, continuano a sperimentare e hanno ancora qualcosina da dire nei loro dischi), ma il lavoro solista di un Bradfield che milita in un gruppo che non si rinnova ormai dal 1995, che si ricicla per quanto riguarda i testi, che propone sempre la stessa roba (salvo qualche variazione nel sound)e non crede più nel suo messaggio ( e tante grazie, l'unico scemo a crederci era Richey e si buttato da un ponte!), non mi alletta per nulla. Io adoro i Manics da "Generation Terrorists" a "The Holy Bible", ma per il resto sarebbe meglio un'apocastasi generale. Comunque, la recensione è molto gradevole, equilibrata e dettagliata.
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  8. MOPAGA | il 14 agosto 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    @Regularjoan: Ti ringrazio, ma permettimi di spezzare un pompelmo a favore dei Manics: a loro modo, hanno comunque sperimentato. Poche band nel panorama attuale sarebbero capaci di spaziare, a distanza di un album, da un disco come ''The Holy Bible'' a ''Everything Must Go'', due lavori dal punto di vista stilistico, agli antipodi. E ancora, nonostante siano due album ''pop'', le atmosfere di ''This Is My Truth Tell Me Yours'' e ''Lifeblood'' sono completamente diverse. Molte band si adagiano sugli allori, o tendono a creare un marchio di fabbrica che, alla lunga può diventare noioso. Invece, ammiro i Manics perchè, a prescindere dal gradimento personale nei confronti dei loro dischi, hanno sempre dimostrato una certa versatilità (ho ascoltato il promo dell'album solista di Nicky Wire e sembra prendere direzioni diverse da quello di Bradfield). Per quanto riguarda i Radiohead, non voglio dire che siano sopravvalutati, ma credo che giochino parecchio su questa ''sperimentazione'' ad oltranza, o sul voler incarnare l'ideale della perfetta band alternative (quando poi le vendite sono tutt'altro che ''alternative''). Devo ammettere che le poche cose che mi piacciono di loro, mi piacciono molto; ma il resto non riesce nè a meravigliarmi nè ad emozionarmi. Francamente dal debutto solista di Thom Yorke non mi aspetto nulla di dissimile da quanto fatto con i Radiohead. Aspetto smentite. Magari lo ascolto. Ciao :)
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  9. REGULARJOAN | il 20 settembre 2006 in prima serata | Voto: | Voto al Disco:

    mah i radiohead: si può cercare di innovare il pop pur essendo mainstream, come nel loro caso e pur avendo un ruolo di "innovatori marginali". E' anche vero che i loro ultimi dischi, sul lato emotivo, lasciano molto a desiderare, ma c'è una ricerca sonora non indifferente che sta influenzando molte giovani band, pur non facendo dei radiohead i nuovi "brian eno". Dipende da come impostiamo il discorso: vogliamo l'innovazione o l'emozione? Se vogliamo l'emozione scegliamoci pure i Manics che, come ho detto, avranno pure cambiato qualcosina nel loro modo di comporre in tutti questi anni, però alla fine continuano un pò a riciclarsi e ad emozionarci sempre allo stesso modo, il che un pò stufa sul lungo periodo. Li vorrei più coraggiosi, ecco tutto,anche nel regalare emozioni.
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  10. MOPAGA | il 20 settembre 2006 in seconda serata | Voto: | Voto al Disco:

    Ecco... diciamo che, se si riesce a coniugare la sperimentazione con le emozioni, chapeau :) in ca so contrario preferirei una canzoncina di un solo accordo piuttosto che una suite di 35 minuti, per esempio, o un qualsiasi pezzo che contenga ronzii cacofonici e quant'altro :) Detto questo, la ringrazio sentitamente per il suo graditissimo intervento :P
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  11. BERNARDBUTLER | il 15 aprile 2008 verso mezzogiorno | Voto: 5 | Voto al Disco: 4

    Ottima recensione, concordo interamente :)
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