Copertina di Tempest Tempest / Living In Fear
pier_paolo_farina

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Per musicisti,appassionati di jazz rock,fan del progressive anni '70,studiosi di musica strumentale,collezionisti di dischi vintage
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LA RECENSIONE

Siamo nel 1972 e sciolto il sestetto jazz/progressive dei Colosseum il capobanda Jon Hiseman, al tempo annoverato fra i migliori batteristi al mondo, avendo voglia di musica meno strutturata e più aperta alle improvvisazioni sul palco opta sul power trio batteria/basso/chitarra, sublimato pochi anni prima da Cream e Jimi Hendrix come veicolo di estrema creatività e libertà musicale. Dai Colosseum trattiene con sé il fido bassista Mark Clarke, fa esordire discograficamente un giovane chitarrista di cui si dice un gran bene tale Allan Holdsworth e non confidando infine nella voce alta ma sottile di Clarke, arruola anche Paul Williams un cantante blues dal timbro roco e potente.

Gli appassionati di musica più smaliziati al tempo avevano già avuto modo di spalancare orecchie occhi e bocca sentendo un assolo di Holdsworth ospite in un album jazz/rock chiamato "Belladonna" e accreditato al leader dei Nucleus Ian Carr: Allan è nientemeno che un marziano e anche nel primo disco dei Tempest che esce nel 1973 col titolo omonimo (prime otto tracce di questo cd) pur imbrigliato nei riff all'unisono col basso ricorrenti nel rock/blues e nella forma canzone cercata da Hiseman, fa valere le sue doti di incredibile tocco e fraseggio. E' questa l'unica occasione per ammirarlo alle prese con del semplice rock, seppure venato di jazz e di progressive oltrechè di blues. La sua Gibson morde il freno durante i riff ed i cantati per poi esplodere negli assoli liberandosi di ogni pastoia ritmica e armonica. Allan è estremamente veloce, aiutato da mani grandi e affusolate in grado di controllare sette/otto tasti della chitarra senza dover muovere il braccio ma la sua dote unica è di riuscire a pensare ogni singola nota che suona anche in pienissima velocità. Vengono fuori grappoli di note così imprevedibili, così sorprendenti, così ricche e generose rispetto al sagomato sviluppo del genere. Peccato che la voce di Williams sia così fangosa e poco emozionante...

Nel secondo disco "Living In Fear" (tracce dalla 9 alla 16) uscito nel 1974 la formazione è cambiata, partiti sia Holdsworth (passato ai Soft Machine) che Williams la chitarra ed anche il canto passano sulle spalle di un'altra leggenda: Ollie Halsall (proveniente dai Patto). Mamma mia! Alla voce Halsall se la cava e niente più, ma per quanto riguarda la chitarra riesce a non far rimpiangere Holdsworth anzi a superarlo, il che è tutto dire! Su "Dance To My Tune" l'assolo "più fantastico" (licenza poetica) sostenuto da un magnifico Hiseman che colpisce piatti e tamburi con classe e sensibilità infinite. Si sente che stanno suonando insieme in jam session, i musicisti interagiscono fra di loro in tempo reale ed il trio ci regala minuti e minuti gustosissimi di crescendo musicale, da un inizio lento e atmosferico ad un epilogo galoppante e scatenato.

Consigliato in particolare ai musicisti.

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Riassunto del Bot

La recensione analizza i due album di Tempest, power trio di inizio anni '70 guidato da Jon Hiseman. Particolare attenzione è dedicata alla chitarra di Allan Holdsworth, unico nel suo genere, e al successivo apporto di Ollie Halsall. L'opera è un perfetto esempio di jazz-rock-progressive con ampie improvvisazioni e notevoli capacità tecniche. La voce di Williams è meno apprezzata, ma la qualità strumentale compensa ampiamente. Consigliato specialmente ai musicisti.

Tracce video

01   Gorgon (05:44)

02   Foyers of Fun (03:42)

03   Dark House (05:03)

04   Brothers (03:38)

05   Up and On (04:21)

06   Grey and Black (02:30)

07   Strangeher (04:07)

08   Upon Tomorrow (06:42)

Tempest

Tempest è un gruppo britannico di jazz/progressive rock formato da Jon Hiseman dopo lo scioglimento dei Colosseum. La formazione originale includeva Mark Clarke, Allan Holdsworth e Paul Williams; Ollie Halsall subentrò successivamente. Il gruppo pubblicò gli album Tempest (1973) e Living in Fear (1974).
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