Copertina di RAN RAN
hypnosphere boy

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Per appassionati di musica elettronica, dream-pop, sperimentazione sonora e fan di atmosfere etniche e vocalizzi lirici.
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LA RECENSIONE

R2 eraserhead skyline pop.

L'archeologia del pop e l'archivio elettronico, in cui finissime stratificazioni stilistiche e rimandi culturali si sono sedimentati come in un giaciglio di rocce, come inglobate in ghiacci eterni le femminili movenze della memoria di una storia, un percorso, un'identità, si fondono in una perfetta simbiosi con la messa in scena tematica della stessa tecnologia, in cui le oscillazioni pulsionali e le volute dell'esistenza umana sono teatralizzate dalle linee vocali inscenate nelle infinite ere temporali che ne plasmano il teatro virtuale.

Letto in trasparenza il progetto Ran è tutto questo: la sparizione del senso del tempo prodotta da tappeti ritmici electro, ora ambient ora più sequenziali e ritmici, e il non-luogo (una sorta di "Velt-Stadt") in cui l'ascoltatore si sente proiettato, ritrova la sua (momentanea) cittadinanza nella luce e nel calore del cantato.

Il duo Ran è composto da Romina Salvadori, ex vocalist degli Antinomia e degli Estasia (bands di rock sperimentale, ethno-space ante litteram, colti riferimenti poetici e suggestioni orientali), e Giorgio Ricci, tastierista e mente creativa di Templebeat ed Hysterie, manipolatore e sound-creator attraverso sequencers, pc e campionatori. Questo splendido connubio ha prodotto un album d'esordio che a livello sonoro si inscrive nella matrice di un electro-pop con molte e variegate sfumature, sperimentali e melodiche, e beats architettonicamente strutturati in una perfetta configurazione, accarezzati dall'afflato della fascinazione orientale di Romina (India e Giappone), che restituiscono un luogo e un tempo, anche se effimeri, alla dimensione sonora.

Il cantato di Romina Salvadori, che si colloca tra Lisa Gerrard e Mina (senza alcuna esagerazione) con l'interiore referente di Maria Callas, tra pop-song e lirica, si snoda agilmente all'interno delle geometrie create da tali tappeti sonori, adattandosi alle timbriche più basse e riuscendo ad elevarsi in modo sbalorditivo e magistrale, attraverso glissati e impennate rapsodiche impressionanti. Così è in "Anatomy", cadenzata e lenta (vagamente trip-hop), "Collyrium" inquietante e più ritmata, e "Foggy", giocata sugli stacchi ambient-sequanaziali a dare un senso di movimento circolare dall'alto della macchina da presa; se "Splinters" rappresenta un trait d'union con le passate esperienze industrial di Giorgio (che cita Pansonic e Hypnoskull tra i suoi referenti principali di oggi) "Kalyuga" è il perfetto contraltare electro di "Suryia" e "Gandhi's Song" delle due precedenti bands di Romina, sul brano soffia un vento orientale che dona l'unicità dell'atmosfera etnica in un iper-moderno contesto elettronico.

"Oxygen" potrebbe essere la più "classica" delle composizioni (di altissima fattura hard-beat), mentre "See-Saw", spaziale, imponente, suggestiva rappresenta forse (assieme alla precedente) il massimo gioiello dell'opera. Analogamente ai colleghi Trent Reznor, Madaski e Phil Hartnoll, Giorgio Ricci lavora su ogni singolo suono e sulle grandi strutture portanti con analoga perizia certosina. Delicatezza, spazialità, sonorità di impronta atmosferica e stacchi cadenzati, danno l'impressione di uno "straniamento globalizzante": se le panoramiche sonore "a volo d'angelo" (nel linguaggio cinematografico) sembrano togliere ogni senso di appartenenza a un luogo (cioè l'esatto contrario della canzone comunemente intesa) i vocalizzi (in cui si sente l'incidenza dei primi Cocteau Twins, dei Cranes più oscuri di "Fracture", "Gas Ring" e "Fuse", e Belcanto-pre Biosphere) aprono uno scorcio in un non-mondo che disvela ora la skyline di Tokyo, ora le vette dell'Hymalaya, ora il profilo della Valle dei Templi di Agrigento.

Una perfetta sintesi e rappresentazione della Contemporaneità, un lavoro sperimentale ma che, come nel singolo "Wonder" svela un potenziale di impatto pop più diretto, che potrà piacere a un pubblico maggiormente ampio. In sintesi un esordio estremamente promettente e un (piccolo) gioiello di dream-pop-etereo.

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Riassunto del Bot

L'album d'esordio di RAN unisce sapientemente elettronica e dream-pop con influenze orientali. La voce di Romina Salvadori si integra perfettamente con le architetture sonore create da Giorgio Ricci, creando un'opera che fonde sperimentazione e melodia. Il disco, ricco di atmosfere immerse in paesaggi immaginari, promette un ampio apprezzamento per la sua capacità innovativa e coinvolgente.

Ran

Progetto musicale italiano nato dall'incontro di Giorgio Ricci e Romina (citata come Salvadori/Salvatori). Album omonimo pubblicato per l'etichetta Decadance; sonorità electro-pop/dream-pop con influenze orientali e atmosfere cinematografiche.
02 Recensioni

Altre recensioni

Di  hypnosphere boy

 «Ho ascoltato queste musiche in cuffia nella metropolitana di Roma... ero nella metropolitana di Londra, Tokyo, Berlino, non c’era più differenza.»

 «Ran: la musica più adatta a ogni skyline metropolitana, dietro al quale si intravede il bagliore del sole che a mezzogiorno trafigge la Valle dei Templi di Agrigento.»