Anni di pause e di ripartenze per confezionare un agognato LP già compatto visivamente, nero, opaco e minimal per un contenuto che si discosta solo dall'ultimo aggettivo. Emoglobe, nome forviante (non sono una band "emo" come tengono loro stessi a sottolineare) ma che avrà a che fare col sangue che da anni spargono nell'italico underground musicale, passando dal palchetto di provincia al palco più grande, fino a conquistare (chissà) altri tipi di platee.
Si parla di tre ragazzi della milano musicale sognatrice e bivaccante, quella che vede personaggi eclettici come loro ondeggiare tra realtà e finzione, dove la prima è la loro indiscutibile bravura e la seconda è l'alone che le facili etichette ti appioppano. Ma tralasciando quello che è il contesto, è il gruppo che deve far parlare di sé, e ci riesce.
Lo fa in primis con la voce straordinaria del frontman Gianluca Morelli (limitandosi al loro genere, credo in italia in pochi reggano il confronto), basso e voce di un trio perfettamente amalgamato, arricchito ulteriormente da poche ma sapienti pennellate di synth. Il loro omonimo lavoro è il frutto di anni di prove e concerti in giro per l'italia, buttando volta dopo volta piccoli semi che (per quello che è emoglobe) produrranno sicuramente frutti. Undici pezzi di impatto, chi più chi meno, confezionati coerentemente senza sbrodolare nel superfluo.
Si comincia, e "Fall" nella sua prima apertura è da brividi: un sunto di potenza che, nei suoi pochi minuti di vita, farà venire invidia a certe band extraeuropee che a loro volta hanno influenzato il gruppo in questione. Tre minuti che si prendono in faccia, un'iniezione di adrenalina che ti smuove dentro e poi scema al centottantunesimo secondo, non perché non lasci il segno ma perché ha il pregio di non tormentare e di poter quindi durare nel tempo ...senza stancare. "Fall" è una delle cime di questo album, posta volontariamente in testa per mettere subito le cose in chiaro.
Le successive due tracce abbassano solo di poco il tiro, causa proprio la bellezza del già citato avvio. Altro picco di ispirazione è offerto da "Orange", dove un riff iniziale sporco e tremendamente assuefante è preludio all'esplosione del brano che, dall'entrata del cantato, spicca un volo ancor più vertiginoso. Basso e voce per vie opposte disegnano uno dei momenti più interessanti del disco per poi sfociare in un ritornello infettato da sonorità rock anni '80, uno dei molti di questo esordio ufficiale.
Certo è che, viste le capacità dei singoli, una produzione meno "meticolosa" e soprattutto "meno prodotta" (passatemi il gioco di parole) avrebbe giovato al risultato complessivo. Canzoni come quelle descritte, senza la maniacale supervisione di chi fa del dark, new wave e alternative la sua ragione di vita, avrebbero potuto dare un'impronta ben diversa alla band, senza quindi incappare prima o poi nel pericolo (o limite) che la critica li accosti solo a band dalle sonorità citate. Per questo dispiace constatare che questo ultimo lavoro, a confronto con alcuni demo datati e meno curati, perde un po' di spontaneità.
Se si parla di vena creativa, il disco alterna momenti di grande intensità ad altri meno ispirati solo nella sua fase centrale, dove "Pluto", "Ready" e "Almost" finiscono per risultare i classici "singoli" da rock band un po' scazzata, (o forse solo un po' scarica) che deve completare il lavoro. Se si eccettua per questi tre momenti non brillanti si ha la netta sensazione che ci si trovi tra le mani qualcosa di bollente, sicuramente non innovativo vista la proposta (e io stesso non ne sono cultore ) ma maledettamente efficace.
Il disco sbatte la porta con rabbia con la conclusiva "Detuner", cupa, cadenzata e sospirata fino ad un'implosione che (meglio tardi che mai) libera i nostri da certe briglie. Pezzo di notevole spessore che assieme a "Fall", "Orange" e "Out of Time" va a costituire la spina dorsale di un disco sicuramente importante (3,5 che arrotondo a 4).
Questi emoglobe sembrano pronti per un grande passo, considerazione personalissima che viene ulteriormente avvalorata scorgendo in tv gruppetti o grupponi che sfornano un sound similare, ma che si reggono in piedi soprattutto grazie ad accorgimenti ed escamotage di natura non prettamente musicale.
In conclusione, tre teste mature e un po' incazzate che sanno il fatto loro. Questo già basta per una bella pacca sulla spalla.
Poi Emoglobe fa il resto.