"Terra finissima e arida che il minimo moto dell'aria agita e solleva
accompagna l'uomo ed i suoi moti, da sempre.
Qualsiasi materia riotta minutissima diventa polvere,
nella sua essenza anche la musica è in tale divenire."
Queste poche frasi scritte all'interno del disco fotografano in pieno la musica dei Polvere -al secolo- Xabier Iriondo (già Afterhours, Six Minute War Madness, Uncode Duello, Tasaday) e Mattia Coletti (Zeno, Sedia).
Dodici tracce elettro-acustiche prodotte dall'ottima Wallace dove la sostanza musicale si decompone, si frammenta, si disgrega; la struttura scompare o forse si nasconde da lei stessa. Gli accordi "di acustica" diventano vento sulla roccia, fuoco che brucia la paglia, le voci, acqua che scroscia.
La musica diviene cosi, eterea e fuligginosa, composta da azioni improvvisate, istinti primitivi, padrona di un universo personalissimo dove ognuno può rifuggiarsi.
I polvere sono blues, rumore, psichedelia, minimalismo, raga, improvvisazione e follia sono corde pizzicate, ricordi malinconici, ombre sulla sabbia, clarinetti soffocati, kazoo, percussioni tribali e voci ancestrali, un lungo viaggio nell'onirico mondo della loro musica.