Franz Schubert: Quintetto per archi in do maggiore D 956

Recensione di: Grasshopper , (il 27 dicembre 2005 in mattinata) | Voto: ●●●●● | Ascoltala / lo PrecedenteUna a casoSuccessiva

Copertina di Franz Schubert Quintetto per archi in do maggiore D 956

Se esiste un dio dei musicisti, nel periodo tra la fine del Settecento e la prima metà dell'Ottocento "forse era stanco, forse troppo occupato. . . " (ogni occasione è buona per citare De André). Mozart visse 35 anni, Schubert 31, Mendelssohn 38, Chopin 39, Schumann 46: la falce agiva quasi con regolarità, tanto che i 56 anni raggiunti da Beethoven sembrano un bel traguardo, se si toglie il piccolo particolare che quasi metà li passò da sordo. Destini maledettamente crudeli, come si vede, ma nessuno come quello di Franz Schubert, non solo per l'età assurda in cui fu stroncato, ma soprattutto perché ciò avvenne in una fase decisiva della sua evoluzione artistica, in cui il creatore di perfette miniature come gli innumerevoli Lieder, gli Improvvisi e i Momenti musicali per pianoforte, aveva iniziato a pensare in grande, e con risultati straordinari, così straordinari che la maggior parte del pubblico europeo (e in particolare viennese) all'epoca non era ancora matura per apprezzarli in pieno.

L'ultimo anno della sua vita, il 1828, fu eccezionalmente denso di opere grandiose in ogni campo, tutte destinate ad essere rivalutate solo parecchi anni dopo la sua morte. Basta citare le ultime tre sonate (D958-D960) di infinita ricchezza melodica e di proporzioni da ultimo Beethoven, la Sinfonia n° 9 in do maggiore D 944, detta non a caso "La grande", iniziata prima ma completata in questo anno febbrile, e quello che si può definire il suo equivalente cameristico, il monumentale Quintetto in do maggiore D 956, un'autentica sinfonia mascherata che si nasconde dietro un organico da camera. Organico tra l'altro piuttosto anomalo, in cui l'equlibrio perfetto del classico quartetto d'archi (due violini, viola e violoncello) viene spostato nettamente verso l'esaltazione dei toni più gravi grazie all'aggiunta di un ulteriore violoncello, "secondo" solo di nome, ma con un ruolo tutt'altro che secondario. A tratti lo troviamo a contrastare il suono squillante del restante quartetto con un lavoro oscuro, quasi da contrabbasso, altre volte dialoga con l'altro violoncello creando infinite sfumature di colori cupi, e non è certo un caso che nella splendida versione che qui propongo, questo "secondo" violoncello sia affidato a Sua Maestà Mstislav Rostropovich, che è per questo strumento l'equivalente di Miles Davis per la tromba nel jazz, tanto per dare un'idea. Anche il Melos Quartett comunque non scherza: i nomi non dicono granché, ma verrebbe da pensare a componenti dei Berliner Philharmoniker, tanto è grande la loro capacità di ricreare in piccolo il suono deciso e senza sbavature della leggendaria orchestra tedesca.

Già notevole come dimensioni complessive (quasi un'ora), il Quintetto presenta addirittura durate mahleriane nei primi due movimenti. Il poderoso "Allegro ma non troppo", che lo apre, ha una ricchezza tematica e una complessità veramente sinfoniche, con in grande evidenza il contrasto tra un primo tema esuberante e trionfale, e un secondo più cantabile e riflessivo, ma pur sempre agitato da veri e propri "brividi" dei due violoncelli. Anche i successivi complessi sviluppi dei due temi continuano ad alternarsi e al tempo stesso si intrecciano a nuove idee musicali, tra cui una specie di marcia che compare a metà del movimento, finchè non ci si rende conto che se ne sono volati via 20 minuti, e non abbiamo la minima sensazione di pesantezza. A questo punto parte l'incredibile "Adagio", culmine espressivo del Quintetto, uno dei pezzi di musica più commoventi ed intensi che siano stati mai concepiti, anche se le note rarefatte e tenute ossessivamente lunghe dei violini e delle viole, con il pizzicato dei violoncelli che le accompagna, suggeriscono piuttosto un momento di ipnosi surreale, di staticità che sembra non avere mai fine. In realtà sotto sotto la tensione cresce, ed esplode drammaticamente a metà del tempo, con un'allucinante scossa che sembra attraversare tutti gli archi, con fremiti paragonabili ad una vera e propria crisi di pianto e convulsioni, che poi gradualmente si placa con il ritorno alla staticità della prima parte, ormai però turbata per sempre dall'episodio centrale. I successivi due movimenti, più brevi e più vivaci, tentano di scaricare l'enorme tensione che si è creata. La brusca entrata dello "Scherzo. Presto" sembra riuscirci: è quanto di più vicino ad una fanfara sia possibile suonare con degli archi, un'energica ventata che spazza via una buona parte delle nubi più cupe, ma già il "Trio, Andante sostenuto" che gli fa da necessario contraltare ripropone tracce di dolorosa inquietudine. Il quarto e ultimo tempo "Allegretto" è in effetti l'unico rifugio di serenità dell'intera opera, con il suo inizio vivace da danza tzigana e i suoi successivi sviluppi dolcemente cantabili, ma ormai è tardi per diluire interamente il veleno dell'angoscia, un dolcissimo e inebriante veleno che si impadronisce dell'animo di qualsiasi ascoltatore, anche di sensibilità non troppo elevata.

Capolavoro assoluto, ma da prendersi a piccole dosi: è l'opera di un uomo che sembra intuire che di lì a due mesi, alla maledetta età di 31 anni, dovrà lasciare per sempre la musica. Almeno quella terrestre.

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Sommario

Franz Schubert: Quintetto per archi in do maggiore D 956;
Recensione di Grasshopper per DeBaser
, 12/27/2005 10:02:00 AM (●●●●●)

Anno: 1992

Generi:

Informazioni nel web: Tra le varie disgrazie di Schubert ci fu anche la nota somiglianza con Al Bano, che però in quei felici tempi non esisteva

Artisti collegati: Franz Schubert «...morì a soli 31 anni..chissà cosa avrebbe composto se fosse vissuto un pò di più?..la nona sinfonia rimane una…»

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Voti e commenti

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  1. MR.NOBODY | il 29 dicembre 2005 in mattinata | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Bella. E bellissima chiusa. Dovrò riascoltarlo, meno distrattamente.Grazie, Grass.
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  2. LEMURO | il 29 dicembre 2005 in mattinata | Voto: 5 | Voto al Disco:

    complimenti....le tue recensioni sono piccole schegge di cultura che tento invano di ficcarmi nel cervello....ancora complimenti....
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  3. MULLAH | il 29 dicembre 2005 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

    Sai, penso che insieme a Bach "Franchetiello" sia il mio autore classico preferito. I motivi della mia passione per lui si possono ricavare dalle recensioni di Hal, dalla mia e dalla tua......splendida come al solito. Tra l'altro, posseggo questo CD, e sono felicissimo che tu l'abbia descritto in questo modo: io non ci sarei assolutamente riuscito.Auguri di buon anno, amico debaseriano!!!
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  4. COPERNICO | il 29 dicembre 2005 in mattinata | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Recensione stupenda, che fanno bene alla musica classica, ma soprattutto a noi.
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  5. SFASCIA CARROZZE | il 29 dicembre 2005 verso mezzogiorno | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Perseverando nel de-commento del pregevole de-commentatore Monsieur Lemuro, non direi che siano così "piccole" le schegg(i)e de-recensoree/erudizionali estroflesse dal notevolissimo Mister Grasshopper; per la (davvero) n-esima volta Ella esplica di quanto lo sfascievole (tanto per cambiare) è pressochè del tutto all'oscuro.. Saluti terrestriformi a iosa. Your S.C. di (s)fiducia.
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  6. JOHNOFPATMOS | il 29 dicembre 2005 verso mezzogiorno | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Splendida recensione, as usual. E con un documentatissimo incipit "demografico" sulla "falce" che ha colpito molti compositori in tenera età. Mi permetto solo di aggiungere che però i grandi compositori del passato avevano sì "varie disgrazie", ma quasi tutti erano perfettamente "sani" dal punto di vista mentale. L'unica eccezione era Schumann (fra l'altro ancora assente qui in DeB), con le sue "visioni" ed il suo tentativo di suicidio per annegamento... Un contrasto spiccato con i musicisti di oggi, alcuni dei quali hanno levato la mano su di sé (Curtis o Cobain, per esempio) oppure che proclamano testi che sono dei veri e propri trattati di psicopatologia depressiva (come Will Oldham... basti vedere i disegni che accompagnano il booklet di "I see a darkness"). Ciao a tutti, JoP
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  7. MR.NOBODY | il 29 dicembre 2005 verso mezzogiorno | Voto: | Voto al Disco:

    P.s. Visto solo ora il curioso rimando all'ugola di Cellino, in more info. E' vero, l'avevo notato anch'io. Arribai, simpatico Grass.
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  8. MASSIMOF | il 29 dicembre 2005 verso mezzogiorno | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Invitante anzichenò...
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  9. HAL | il 29 dicembre 2005 verso mezzogiorno | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    Tocchi una delle cose che amo di più Grasshopper e lo fai benissimo, un piacere leggerti. Non so se qualcuno di voi ricorda il film Carrington, bello o brutto poco importa adesso, conta che c'era anche questa musica, in particolare il meraviglioso adagio di questo quintetto, forse qualcuno lo ricorderà. E' una delle opere di Schubert. Quel pizzicato è uno dei momenti più belli che esistano con un crescendo emotivo apparentemente impercettibile, sinuoso. Culmine espressivo dici e sottoscrivo pienamente. Splendido splendido splendido...
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  10. TESSIO82 | il 29 dicembre 2005 nel tardo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    devo ammettere che Schubert mi fa addormentare, come disse il grande Gary Oldman in Leon di besson: " a me piace la violenza e il turbine sonoro, amo Brahms, Beethoven e Wagner, Schubert era un essere troppo fragile e piagnuccoloso".
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  11. ANIEL | il 29 dicembre 2005 nel tardo pomeriggio | Voto: 2 | Voto al Disco:

    queste non sono recensioni, ma temi di italiano. Troppo lunghe ed intellettuali per i miei gusti. Avrei voluto leggere tutto perchè non conosco il disco in questione, ma non ce la faccio...Saluti
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  12. GRASSHOPPER | il 30 dicembre 2005 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

    La cosa è preoccupante (per te) aniel: se ti sembra troppo lunga una pagina A4 scritta in Arial 12 sei messo davvero male... chissà se ti capitasse tra le mani un libro che brividi di terrore !
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  13. LUKIN | il 30 dicembre 2005 in mattinata | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Ti confesso Grasshopper che neanche io sono per l'eccessiva lunghezza nelle recensioni, siamo su internet e sarebbe meglio favorire l'intellegibilità ('sta parola l'ho cercata sul vocabolario :) ). In sostanza sarebbe bello se anche quelli pigri come aniel fossero invogliati a leggere le tue (sempre ottime) recensioni. Ovvio che tu le scrivi come ti pare e piace, non è una critica. E' altrettanto vero però che ci sono dischi (e de-recensori) che meritano più spazio e parole, e per questa recensione e per le recensioni di musica classica in genere, mi sembra assolutamente il caso. Saluzzi.
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  14. JOS_ | il 30 dicembre 2005 nel primo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Un respiro, en passant
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  15. JOSI_ | il 30 dicembre 2005 nel primo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    ah ah, nickname "incompiuto", tanto per restare in tema. Ero io. Buon 2006 a tutti!
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  16. JOSI_ | il 30 dicembre 2005 nel primo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco:

    E vabbè. Troppo cibbbo. Vediamo se riesco ad autenticarmi...
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  17. ZIBIBBO | il 30 dicembre 2005 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    pantelleria olé!
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  18. ANIEL | il 3 gennaio 2006 in mattinata | Voto: 2 | Voto al Disco:

    Caro Grasshopper, dal momento che non mi sembra questa la sede idonea per discussioni filosofico-intellettuali in materia di libri, e cultura personale, nei confronti di un nickname di cui altro non puoi sapere, ti dirò solamente che, poichè come dici tu la recensione è scritta su una pagina A4 in Arial 12, il fatto che (per me) "non se ne scende proprio" rispetto ad un piacevole libro, la dice lunga...
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  19. MUCCA | il 30 maggio 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: 1 | Voto al Disco:

    grassopher svegliati e guarda il logo di debaser: RECENSIONI!!!! allora non rompere più con questi saggetti da due soldi
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  20. CONTEMPLAZIONE | il 21 gennaio 2008 in seconda serata | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    Stavo per recensirlo, dando per scontato che nessuno l'avesse fatto, poi ho detto: "famme controllà!", ed ecco che c'è già una recensione, tra l'altro la stessa versione che ho io, tra l'altro di Grasshopper...che sfiga! Capolavoro assoluto.
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