Horace Silver: Song For My Father

Recensione di: morningstar , (il 27 aprile 2006 nel tardo pomeriggio) | Voto: ●●●●● | Ascoltala / lo PrecedenteUna a casoSuccessiva

Copertina di Horace Silver Song For My Father

Gli anni cinquanta e sessanta hanno prodotto tonnellate di ottimo jazz. Con in giro personaggi come Miles, Coltrane, Herbie Hancock in fondo non si capisce come avrebbe potuto essere altrimenti. E quindi finisce che musicisti più che degni vengono un po' dimenticati, prendiamo per esempio Horace Silver.

Pianista melodicamente e pure armonicamente abilissimo, con una naturale vena funky capace di fare ballare pure i sassi. Ascoltatevi la title track "Song for my father", a mio parere uno dei pezzi jazz più incantevoli mai scritti.
A quanto pare una delle influenze chiave di questo pianista è stata la musica folk dell'isola di Capo Verde, tramandata a lui dal padre, di origine portoghese. Che per me rimane tra parentesi un'autentica curiosità, visto che pure Capossela ha confessato di essere un fan della "Morna Capoverdiana", come la chiama lui. Peccato che non si trovino facilmente in giro raccolte. Se qualcuno ne conosce sarebbe bello che mettesse un post al riguardo.

Tornando al presente album, vi si respira un'aria latin-jazz-bossa particolarmente fresca e spumeggiante. Il pericolo del jazz è notoriamente di finire nell'assolo auto-compiaciuto che non va da nessuno parte, che ti dice soltanto che chi suona tiene una minchia tanta ma che non vuol dire niente, sono note messe a caso. Pericolo completamente schivato in questo piccolo capolavoro, caratterizzato a mio parere da uno squisito equilibrio tra composizione e improvvisazione (per un orecchio moderno forse spostato più verso la prima delle due). Insomma un bel disco che rilassa e che non addormenta, pieno di belle idee e di contaminazioni. Un vero peccato che venisse dimenticato.

Chiedo venia della brevità della recensione, ma le quattro banalità che potrei aggiungere penso poco renderebbero giustizia a questa musica.

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Sommario

Horace Silver: Song For My Father;
Recensione di morningstar per DeBaser
, 4/27/2006 7:08:00 PM (●●●●●)

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Informazioni nel web: Horace Silver Discography

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Voti e commenti

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Ha ricevuto 12 voti validi, totalizzando una media di 4.08
L'opera è stata votata validamente 12 volte, ottenendo una media di 4.83

  1. SOCRATES | il 29 aprile 2006 in prima serata | Voto: 4 | Voto al Disco: 5

    Sono in tanti a dovergli qualcosa...anche i cari Steely. Ascoltate la title track dell'album in questione, subito dopo "Rikki Don't Lose That Number" e poi mi dite. Per me una delle migliori espressioni della celeberrima Blue Note. Anno di grazia 1964...
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  2. SFASCIA CARROZZE | il 29 aprile 2006 in prima serata | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    Una impressionante et segntamente espectcolosa freschezza [pressoqùe immarcescibile] antzichenò, cordial de-recensoreo Messer Morningstar, quodella de-contenuta nel Oraziano epocale disquo di Qui de-sopra. Gradevolissimo nonchè godibile de-ripescaggio. Ossequi gez-traditzionalisti a iosa. Your miserrimo s.c. di (s)fiduciam.
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  3. ODRADEK | il 29 aprile 2006 in seconda serata | Voto: 4 | Voto al Disco: 4

    Uno dei dischi più adatti per avvicinare al jazz coloro che non lo conoscono. La morna, Morning, non è un modo di dire del Vinicio, ma il nome di quella sorta di fado in versione capoverdiana la cui più nota esponente è Cesaria Evora. Ricordo un bel disco di Silver, difficilmente reperibile, titolato Capeverdian blues(mi pare)meno noto, ma forse più bello. Proprio l'ibridazione con l'anima funky, la maggior "cantabilità, lo rendono certo godibilissimo, ma non allo stesso livello di dischi coevi probabilmente meno immediati (non sempre si tratta solo di mostrare una minchia tanta, Morning) Per questo un 4,5. Lo so, sembra bassa ragioneria. Ma credo abbia un senso, se si guarda al jazz e a quegli anni.
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  4. ODRADEK | il 29 aprile 2006 in seconda serata | Voto: | Voto al Disco: 5

    La virgola
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  5. ODRADEK | il 29 aprile 2006 in seconda serata | Voto: | Voto al Disco:

    Di Cesaria Evora ti consiglio un disco di facile reperibilità, uscito una decina d'anni fa per una major, titolato semplicemente "Cesaria".
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  6. LELLO | il 30 aprile 2006 in mattinata | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    Disco che incanta e cattura già dal primo ascolto, impossibile sfuggire all'introduzione, se lo metti non lo togli più. La recensione bella come al solito.
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  7. SYMBAD_BASSIST | il 30 aprile 2006 in mattinata | Voto: 4 | Voto al Disco: 5

    Horace Silver dimenticato? Vorrai forse dire "non troppo conosciuto da chi si sta affacciando al jazz e quindi conosce solo la punta dell'iceberg"! Seriously: Horace Silver resta, ad oggi, non solo uno dei pionieri del jazz, ma uno dei più prolifici ed intelligenti compositori di tutti i tempi. Rispettatissimo e studiato dai colleghi. Se ne trovano tracce ovunque: a parte l'influenza palese su tutta una generazione di pianisti (Hancock!) il primo rivolo che mi viene in mente è Lonely Woman incisa in una versione eccezionale da Pat Metheny con chitarra acustica su Rejoicing, col suo "primo trio" (Haden Higgins). Se il tuo esordio col jazz è giovane, da ciò che leggo sei oramai purtroppo "addicted" e quindi condannato a proseguire ed approfondire. Cacchi tuoi!!! Ti consiglierei una "Prescription for the blues" (fai una googlata!). Nice sunday!!! :-) V.
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  8. FAGEN85 | il 30 aprile 2006 in mattinata | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    .
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  9. ODRADEK | il 30 aprile 2006 nel primo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    Symbad, ho gugglato scoprendo che "The Cape Verdean Blues" l'hanno ristampato in cd nel 2000. Tu l'hai sentito? Io ricordo solo vecchi ascolti di un vinile ormai scomparso...
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  10. SYMBAD_BASSIST | il 30 aprile 2006 nel primo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    si: dovrei averlo (copiato) buttato da qualche parte negli scaffali. A torto trascurato perchè (se njon ricordo male) è un bellissimo disco. Mi viene in mente la copertina verde (ma guarda un po'!).
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  11. MORNINGSTAR | il 30 aprile 2006 in prima serata | Voto: | Voto al Disco:

    Grazie a tutti per i commenti e per i consigli. Quindi la Morna Capoverdiana è parente del Fado, interessante. Non conosco Cesaria Evora, penso che cercherò qualcosa. In effetti, caro Symbad, ormai sono un "addicted" di jazz ed il mio esordio è piuttosto giovane, solo 7-8 anni che ne ascolto e 2 che ne suonicchio. Ciao.
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  12. ODRADEK | il 30 aprile 2006 in seconda serata | Voto: | Voto al Disco:

    Beh, Morning, credo che Capo Verde sia stata colonia portoghese, quindi .... Cesaria, diversi anni fa fu anche ospite del "Tenco", una signora non più giovane, in carne, scalza. - Mi ha un po' stupito quell'affermazione sulle "note messe a caso", dopo le tue ottime pagine su dischi di Zorn e O.Coleman. - Quando facevo il pusher di musiche questo di Silver era uno dei primi che proponevo a chi chiedeva "qualcosa di jazz, ma non quella roba incasinata". Qualcuno di loro è entrato nel tunnel delle note blu, e credo sia ancora lì adesso. Probabilmente alle prese anche con "quella roba incasinata" che un tempo avrebbe evitato come la peste....
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  13. SYMBAD_BASSIST | il 1 maggio 2006 all'alba | Voto: | Voto al Disco:

    ...il tunnel delle note blu! :-) V.
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  14. MR. GREEN GENES | il 1 maggio 2006 in mattinata | Voto: 1 | Voto al Disco: 5

    chi a scritto questa rece di jazz ne capisce poco, anzi... come si può non parlare dell'immensa prova in questo disco di Joe Henderson della bellissima "Calcutta Cutie", "The Kicker", "Lonely Woman", ecc... spiegare che son 2 formazioni diverse a sostenere Silver... insomma c'era parecchio da dire (senza bisogno di essere esperti). Poi questa frase mi ha davvero fatto scendere la catena (e quindi il voto alla rece): "Il pericolo del jazz è notoriamente di finire nell'assolo auto-compiaciuto che non va da nessuno parte (MA CHE STAI A DI???? IL BRUTTO JAZZ FORSE) , che ti dice soltanto che chi suona tiene una minchia tanta ma che non vuol dire niente (QUESTI SONO I PERICOLI PIU' PER LA FUSION CHE PER IL JAZZ), sono note messe a caso (MA SEI IMPAZZITO???). Pericolo completamente schivato (COME IN TANTISSIMI ALTRI DISCHI DI JAZZ) in questo piccolo capolavoro (GRANDE CAPOLAVORO CASO MAI), caratterizzato a mio parere da uno squisito equilibrio tra composizione e improvvisazione (per un orecchio moderno forse spostato più verso la prima delle due) (CHE VUOL DIRE BOH???). Insomma un bel disco che rilassa (?????)e che non addormenta (???????)..."
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  15. SYMBAD_BASSIST | il 1 maggio 2006 verso mezzogiorno | Voto: | Voto al Disco:

    Vabbè: vogliamo dire che ognuno ha diritto ad esprimere le sue opinioni ed al proprio livello di competenza? Non è un sito PRO, questo!!! Tra l'altro il recensore ha scritto che di questa musica mastica da poco (e da sentire c'è una vera enormità che aumenta esponenzialmente!). Se gli fai così ad uno, magari gli viene una crisi di coscienza e ti diventa un hare krishna come Tofani!!!! Relax, man :-)!
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  16. MR. GREEN GENES | il 1 maggio 2006 nel primo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    Appunto per questo (cioè la sua poca conoscienza) doveva limitarlo ad esprimere un giudizio solo sul disco e non estendere la sua rece al "jazz". Tranquillo sono rilassato era solo per colorire l'intervento ;-)
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  17. HAL | il 1 maggio 2006 nel primo pomeriggio | Voto: 4 | Voto al Disco: 5

    Adesso non ricordo con certezza ma uno dei brani di questo cd non era stato ripreso dagli US3? Anche questo potrebbe significare che tutto sommato non è stato dimenticato, anzi. Quanto a Cesaria Evora lascio la segalazione del bellissimo "Live at Olympia" di Parigi un gran bel disco.
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  18. MORNINGSTAR | il 1 maggio 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    @Mr. Green Genes: io questa recensione l'ho scritta più che altro per avere qualche dritta sulla musica di Capoverde e su qualche altro disco di Horace Silver da parte delle persone che frequentano questo sito. Non mi proclamo affatto un esperto di Horace Silver o di jazz. Quando ho detto che ha volte il jazz vira nell'assolo auto-compiaciuto ho evitato volutamente di fare nomi per non offendere i gusti di nessuno, e quindi chissà forse mi riferivo proprio a quello che tu chiami "brutto jazz". Il jazz è un genere, esiste il bel jazz e il brutto jazz, come esiste il buon rock e il brutto rock, la buona tarantella e la cattiva tarantella. Riguardo all'equilibrio tra composizione e improvvisazione per me è un concetto essenziale, da li' la mia passione per John Zorn e Duke Ellington. Sono dell'opinione che il compositore deve lavorare gomito a gomito con i musicisti-improvvisatori, sfruttandone le abilità e le debolezze pure se vogliamo. @Odradek, per me Zorn e Ornette non sono affatto incasinati ma la naturale continuazione in complessità di un disco di Horace Silver. Sarà magari un'opinione poco condivisibile, ma è quello che penso.
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  19. ODRADEK | il 1 maggio 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    Morning, ho detto che mi aveva un po' stupito, Tutto qui. Non trovo quella continuità che evochi, tant'è che molti ritengono quasi diametralmente opposti i due modi di concepire il jazz. Ma ci sono molti modi di "ascoltare" ed è quindi naturale una varietà di percezioni e di letture. Però qualsiasi opinione merita rispetto, per me. E non sarei comunque in grado (e tantomeno mi sogno di farlo) di esprimere giudizi relativi all'altrui comprensione di qualche genere musicale. Ecco, questa è una cosa che mi irrita leggere. Si dia un contributo, si metta in discussione, argomentando, un punto di vista. Da ogni pagina, nella recensione o tra i commenti, scopro qualcosa, quasi sempre. E' il motivo per il quale passo di qui. Ma perchè sparare giudizi sugli interlocutori? C U on another planet. - P.S. In certi momenti Ellington, per me, è magia pura.
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  20. SYMBAD_BASSIST | il 1 maggio 2006 in prima serata | Voto: | Voto al Disco:

    ...hoi ritrovato il Capoverde che ho assieme ad Horacescope e me lo stavo rigustando oggi pomeriggio, prima che mia moglie (dopo 4 ore di mountain bike mattutina!) mi portasse a fare... una passeggiata aggiuntiva in montagna di... due ore!!! Son qui dolorante ed anestetizzato dalle ascelle in giù a sentirmi, di Capoverde, Nutville in particolare che metto e rimetto da capo: un pezzo mozzafiato giocato su un tempo latineggiante (montugno) e con raddoppio di tempo swing nelle ultime misure, in cui Bob Cranshaw al contrabbasso e Roger Humpries alla batteria fanno un lavoro da sballo!!! Un altro capolavoro da acquistare a scatola chiusa. Una piccola chiosa: una recensione a livello meno approfondito, può comunque servire ad avvicinare (corrompere) un compagno di merende rock/folk/you-name-it al jazz...
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  21. WANDERER | il 3 maggio 2006 in mattinata | Voto: 4 | Voto al Disco: 5

    Che meraviglioso personaggio del jazz, Horace Silver!
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  22. HYMNEN | il 7 marzo 2009 in prima serata | Voto: 5 | Voto al Disco: 4

    bella recensione che condivido pienamente! ( tranne " rilassa e nn addormenta" ;-)
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  23. LIGDJS | il 22 agosto 2009 in seconda serata | Voto: 4 | Voto al Disco: 5

    Disco perfetto. Assolutamente grandissimo Horace Silver. "The natives are restless tonight" è tra i brani più belli mai scritti
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  24. FALSTAFF | il 20 gennaio nel primo pomeriggio | Voto: 4 | Voto al Disco: 5

    Ritengo che "Song for my father" sia un disco bellissimo, ben suonato e ben articolato nella distribuzione dei brani. Alterna tracce veloci (soul-jazz o hard-bop) a brani più intensi e introspettivi, generando un'alternanza di climi espressivi a mio avviso molto azzeccata. Le sei tracce dell'LP originale sono tutte di alto livello, ma anche quelle aggiunte nel remaster sono più che godibili. Un disco piacevole ed orecchiabile, di una immediatezza mai banale, che ben risponde a quella "semplicità significativa" con cui Silver amava descrivere la propria musica.
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