La storia degli Alter Bridge inizia esattamente ventidue anni fa. Un lungo viaggio fatto di episodi memorabili, di grande ispirazione ed incessante crescita.
Dopo sette album in studio e quattro dal vivo, nonché una quantità indefinita di pezzi di successo a riempire le scalette dei concerti, era fisiologico pensare che la formazione di Orlando avrebbe fatto passare del tempo, prima di sfornare nuova musica. Beh, chiunque abbia maturato questo pensiero, si è sbagliato di grosso. Nonostante i progetti paralleli di Myles Kennedy (prima come solista e poi al fianco di Slash&The Conspirators) e di Mark Tremonti (rientrato da poco anche nel progetto Creed, con Brian Marshall e Scott Phillips) il taccuino degli Alter Bridge continua ad essere bello pieno.
Esattamente nel bel mezzo dell’estate 2025, la band ha annunciato l’imminente pubblicazione dell’ottavo album in studio, l’omonimo “Alter Bridge”. Dai social sono iniziati a trapelare i primissimi dettagli, tra i quali quelli relativi alla copertina del disco. Semplice ed essenziale nella grafica, con sfondo chiaro ad accogliere le grandi iniziali “AB” e il nome della band per esteso sulla parte bassa della prima lettera. Nulla di particolarmente innovativo ma il detto “less is more” si addice perfettamente alla situazione. Il primo singolo ad uscire è stato “Silent Divide”, che sfoggia le tipiche sonorità della band, in questo caso riunite in una mid-tempo potente e dai riff articolati. Anche in questa occasione, come per la cover dell'album, la sensazione che rimane addosso non è propriamente di stupore. In testa trapela l’idea che il disco possa essere qualcosa di passeggero, i più pessimisti direbbero “un compitino” nel bel mezzo di una lunga carriera di successo.Saranno i tre singoli successivi, pubblicati con cadenza mensile, a convincerci di essere stati troppo frettolosi nel giudizio. “What Lies Within”, "Playing Aces” e “Scales Are Falling”, sono un progressivo crescendo nell’economia di quello che sarà l’intero lavoro. Le prime due tracce sfoderano un’anima prettamente metal, mentre la terza rallenta il ritmo, si perde un po’ nell’anonimato ma offre un delicato assolo in prossimità del bridge.
Il nuovo anno porterà le restanti otto tracce a completamento dell’opera. Ed è proprio qui che troveremo la vera anima di questo “Alter Bridge”. Pezzi come “Rue The Day”, “Power Down” e “Disregarded”, sprigionano potenza pura e portano al limite le corde di Kennedy, che risponde sempre presente alla chiamata. “Tested and Able” riporta dietro il microfono Mark Tremonti, chitarrista dall’ormai rodata e assodata apprezzabile vocalità. Chiudendo gli occhi potremmo pensare di ascoltare un pezzo dei Tremonti, se non fosse per il duetto tra prima e seconda voce sui refrain. Non manca neppure un bellissimo assolo, con intrecci tra le due chitarre, cosa che non mancherà in buona parte dei pezzi proposti.
“Trust In Me” e “What Are You Waiting For” fanno da riempitivo e rientrano tra gli episodi meno impattanti della scaletta. Rimedia “Hang By A Thread”, che è una carezza all’anima, un porto sicuro, un bellissimo salto nel passato. Il riff che ci guida per l’intero pezzo, evoca il filo conduttore del primo lavoro “One Day Remains”, nella fattispecie richiama le note della toccante “Watch Over You”. Le corde vocali di Kennedy, con gli emozionanti vocalizzi, sfruttano al meglio ogni singola ottava.
L’apice si raggiungerà in chiusura d’opera. La closing “Slave To Master” rientra immediatamente di diritto tra i capolavori della band di Orlando. Nove minuti di sofisticata composizione, di potenza e melodia, tanto sorprendente da dare l’impressione di ascoltare tre tracce in una. L’assolo in chiusura, come si suol dire, “vale il prezzo del biglietto” e a tal proposito sarà imprescindibile già dal prossimo “What Lies Within Tour”, che è partito a metà gennaio dalla Norvegia e in Italia farà tappa a Bergamo e Roma, in compagnia di due band di primordine come Sevendust e Daughtry.
In conclusione, un self-titled album ha la responsabilità di onorare e celebrare il buon nome di chi l’ha realizzato, tenendosi alla larga dalla banalità e dall’anonimato. Possiamo quindi dire con certezza che questo “Alter Bridge” ha passato l’esame a pieni voti.
Nonostante il predecessore “Pawn & Kings” sia nel complesso superiore, rientrando nella top three dell’intera discografia della band, questo ottavo lavoro fa la voce grossa e guadagna a sua volta una posizione importante in classifica.
Un bel nuovo lavoro e una manciata di ottimi singoli che rientreranno a tempo indeteminato nella dimensione live, sono un ottimo risultato per una delle più interessanti metal band degli ultimi vent’anni.
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