Per chi , come me e tanti altri , conosce l'opera di Pedro Almodovar assistere ai suoi ultimi film produce una sensazione particolare. Si apprezza l'indubbia maestria registica, ma indubbiamente con il passare del tempo il buon Pedro e` meno riconoscibile. Se quello che ci aveva positivamente sorpreso ai tempi delle prime pellicole (girate quando la Spagna respirava a pieni polmoni dopo la morte del caudillo Franco) risultava frizzante, ironico e dissacratore della vetusta societa` iberica, ora con il passare degli anni si e` fatto piu` introverso, pensoso. Certo sara` l'eta e l'influsso dei tempi odierni per nulla rosei, ma quel suo tocco stilistico improntato ad una certa levitas mozartiana pare molto defilato. Cio` non sta a significare che la visione di una sua opera sia ora motivo di insoddisfazione, ma resta qualche interrogativo sulla condizione creativa del regista spagnolo.
In "Amarga Navidad" si seguono le vicissitudini di un regista di nome Raul che da 5 anni non riesce a creare una traccia scritta per un film. Adagiato sugli allori, come gli viene rimproverato dall'assistente Monica in procinto di prendersi un congedo dal lavoro, Raul continua ad elaborare senza venirne a capo una sceneggiatura imperniata su una certa Elsa che sarebbe pure lei una regista di opere decisamente sperimentali e attiva anchesi` nel ramo degli spot pubblicitari (giusto per sbarcare il lunario). La stessa Elsa si mette a scrivere una traccia di fiction, traendo spunto da vicende dolorose e luttuose di alcune sue amiche. Il che non viene accolto con favore da una di queste. Ora, data questa trama messa nero su bianco, Raul penserebbe di poter disporre di una base sufficiente per tornare a dirigere un film. Peccato che il testo venga letto dall'assistente Monica che si adira in quanto ravvede nell'intreccio riferimenti a dispiaceri e lutti capitati ad una sua amica cara. Non esita a rimproverare Raul di tutto cio` , invitandolo a recedere dal suo componimento e a tornare ad essere quell'artista cosi` fecondo di ispirazione dagli esiti brillanti, del quale notava lo scintillio negli occhi tipici di chi ha trovato lo spunto giusto per creare una vera opera all'altezza delle aspettative.
Senza offrire ulteriori dettagli, la pellicola presenta la simultaneita` di piani narrativi che si intersecano, a volte in modo arruffato. Certo Pedro non delude nel catturare l'attenzione dello spettatore, ma la fauna umana qui descritta e` molto dolente e la dialettica fra realta` e finzione e` antica quanto il mondo. Cosa dovrebbe fare un qualsiasi artista? Non prendere spunto dalla realta`? E cosa dovrebbe scrivere altrimenti? Come se a suo tempo, giusto per fare un esempio fra tanti, Gustave Flaubert si fosse fatto scupolo di non comporre "Madame Bovary" poiche` qualche donna francese si sarebbe sentita chiamata in causa per i patemi sentimentali della protagonista del romanzo. Si sa che tutto il mondo e` paese e un buon romanziere sa ben inventare nomi e cognomi.
A quanto sopra va aggiunto che il tema della crisi creativa dell'artista e` cosa ben nota nel cinema dai tempi di "8 e 1/2" di Federico Fellini. Nell'ultima pellicola di Almodovar il regista ha le sembianza di un imbolsito Raul, provvisto di un'aria da borghese impigrito, molto sedentario nel tentativo di comporre una sceneggiatura almeno decente. Parrebbe quasi che, in tali condizioni, Almodovar lo voglia stimolare ad uscire dalle quattro mura domestiche per fare una passeggiata e prendere una boccata d'aria fresca. Chissa` che sia la terapia efficace per superare il blocco creativo.
Si sa poi come Fellini supero` la crisi creativa descritta magistralmente in "8 e 1/2" . Spero tanto che riesca anche a Pedro di imprimere una svolta alla sua carriera, sorprendendo di nuovo il pubblico internazionale dei suoi estimatori.
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