Anno 1976 dall'underground di New York emergono i Blondie. Il suono del gruppo si rifà in prevalenza al sound da garage rock degli anni '60, il tutto aggiornato da atmosfere più immediate e robuste, con gran uso di chitarre e tastiere su cui la voce della Harry emerge in modo impressionate.
Il primo lavoro è lontano dai suoni virati alla disco che verranno, è un album duro, coinvolgente e soprattutto estremamente divertente con canzoni di spicco quali "X Offender", la trascinante "Little Girl Lies" con un ritmo pazzesco scandito da rullate continue di batteria di Burke. "In The Flesh" continua sulla falsariga della precedente, con una melodia semplice ma accattivante che rimanda a certi motivetti dei '60, con una Debbie Harry dalla voce sensuale e ammiccante. Le rullate di Burke aprono "In The Sun", un pezzo tutto tirato con la Harry che urla all'inizio "Surf's Up" (il surf è morto), contraddistinto da una ripresa di tastiere al suo interno che sparano note in grado spaccare il resto della canzone in frammenti impercettibili, ottima ancora "A Shark In Jets Clothing".
Quello che sorprende è la qualità dei musicisti, Stein è un buon chitarrista e rifinisce in modo molto preciso i ritmi più danzerecci di "Man Overboard", anche Destri se la cava alle tastiere e Sintetizzatori, presenti in tutti i brani a far da sostegno alla voce, basti prendere ad esempio "Rip Her To Shreds" ancora un ottimo brano con gran ritmica e cori. Il disco non ha attimi di calo e lo si deve ascoltare tutto d'un fiato, questo era un gruppo che aveva talento e lo dimostrerà anche in seguito, ma questo esordio rimarrà insuperato, da avere assolutamente.