La gavetta, i primi brani autoprodotti e tanta classe.
Greg Gonzalez decide di lasciare il Texas e di trasferirsi a Brooklyn in compagnia di altri musicisti con cui registrare il primo EP. Agli inizi del corrente decennio i Cigarettes After Sex prendono vita, e conquistano quella fetta di pubblico entusiasta in cerca di calore ed intimità vecchia scuola.
Lo stile ricorda i Velvet Undergound del terzo album, tanto quanto i Mazzy Starr, i Red House Painters ed i Cocteau Twins più eterei. Nothing’s Gonna Hurt You Baby e Affection ,di qualche anno prima, avevano preannunciato i suoni puliti e cauti che la band avrebbe utilizzato nelle composizioni odierne. Allo stesso modo, il singolo Apocalypse apre le porte del loro nuovo omonimo album (esordio discografico vero e proprio) accompagnato da una malinconia di fondo difficilmente trascurabile.
Essere bloccati nell’istante e non riuscire a dire addio, ma anche le ricorrenti emozioni nella quotidianità descritte con enfasi in Truly.
Indiscutibilmente, l’anima di questi pezzi scaturisce dallo stesso cantautore, che si avvale della partecipazione di diversi turnisti (una sorta di one-man band). È proprio il cantato naive del leader, avvolto dal delay di una chitarra cristallina a lasciare campo alle emozioni. L’elemento scarno che li rappresenta ha la capacità di valorizzare ogni singola nota e risucchiarti come un buco nero all’interno di pezzi come Opera House e Each Time You Fall In Love.
In varie interviste Greg spiega il suo modo di intendere il sesso (basti leggere il nome del progetto per avere un’idea di quanto esso sia frequente ed importante per i testi) come la base di ogni intuizione, ovviamente senza volgarità alcuna (soprattutto K.).
Addentrarsi in Cigarettes After Sex è come chiudere le finestre di casa con la speranza di dimenticare il frastuono e il dolore della monotonia. Come lasciarsi guidare da un’ombra onnipresente e saggia.