La vita non ha trucchi
Il libro presenta al lettore le varianti che si presentano nell’arco della sua esistenza, come premette l’autore non si tratta di percorsi terapeutici ma di osservazione dei fenomeni.
Nel primo capitolo si parte dalle osservazioni di Piaget, il comportamentismo del bambino e la struttura della crescita di Piaget, teoria affascinante che a mio personale giudizio appare eccessiva rispetto al valore che famiglia, ambiente e fattori esterni impongono allo sviluppo. La mia valutazione è mutuata dalla visione di Vigotskij, si individua lo sviluppo come frutto delle interazioni tra il bimbo ed il suo ambiente, ossia una visione marxista del percorso cognitivo e caratteriale.
Molto bella la parte della “magia”, riprende il daimon di ognuno per evidenziarne le peculiarità individuali, la scelta tra il vero ed il vivibile è enunciata con chiarezza ed è condivisibile osservando il proprio vissuto.
Nel secondo capitolo citando Frazer e la simpateia (συμπάθεια), il sentire insieme , viene acclarata la differenza o discrepanza tra i due modi d’interpretare il magico, la somiglianza ed il contagio come metodi di trasmissione del magico.
L’osservazione che il rito viene associato all’imponderabile introduce il concetto di forza estranea evocata per vendere, nel senso di alienare, oggettistica o pratiche dando loro un valore commercialmente valido e gradevole.
Paradossalmente il contatto estende a fatti sgradevoli l’aura che riveste l’oggetto, il maglione, il passamontagna, l’arma utilizzata, restano a distanza di tempo dei feticci, questo metodo è stato ed è largamente utilizzato dalla Chiesa cattolica per cui, ad esempio, abbiamo tanti chiodi della croce da poter erigere un palazzo.
La pietra dell’autore ha la stessa importanza del braccialetto che indosso o del cappello lasciato sulla cappelliera dell’auto, non è il suo valore commerciale a promuoverli, è il momento legato all’acquisizione visiva e tattile della cosa in se.
Lo spazio dedicato all’illusione ottica, alla valenza del nostro sentire, spiega chiaramente cosa siamo in grado di produrre e come può essere indotto un qualsiasi individuo a pendere verso la soluzione “giusta”, dando alla parola giusta l’accezione di una scelta inconsapevolmente consapevole, ognuno cascherà in modo differente di fronte al medesimo trucco visivo e tutti sentiranno di avere ragione.
La correzione sistemica è onerosa in termini di tempo, viene evitata perché la simpatia per le frecce verso interno e quelle a verso esterno continua a prescindere da ulteriori valutazioni.
Da queste connessioni deriva la volontà di trovare moduli o pattern inesistenti con la mera osservazione, Le nuvole di Aristofane prima che ci fossero studi approfonditi sull’argomento sono un campione di questa teoria.
Inseriti in questo contesto trovano spazio le sensazioni, falso negativo e falso positivo, ed i ricordi indotti, ossia fatti non avvenuti ma instillati come accadimenti realmente successi.
La narrazione imposta e impone la sceneggiatura dell’evento di cui siamo stati protagonisti o spettatori, il dolore dell’arto fantasma è l’esempio eclatante della teoria ut supra espressa.
Dalle analisi precedenti si genera il quarto capitolo, sulla legge dell’attrazione mille testi e tanti resti, desidero una cosa, la visualizzo, l’otterrò, in estrema sintesi il concetto propugnato è questo.
Teoricamente immaginare un percorso è la prova mentale del come s’intende la realizzazione del medesimo, con le modalità ed i mezzi a nostra disposizione. L’utilizzatore del manifesting privo di cognizioni in materia evidenzia in negativo un percorso terapeutico, conseguentemente la malattia sarebbe portata a progredire, con la medesima facilità la collaborazione introdurrebbe delle varianti positive al decorso del male.
Gli ammalati di sclerosi multipla, tipica malattia del sistema neuronale, vivono l’esperienza quotidiana nei due modi descritti, da una parte quelli che “cedono”, dall’altro verso coloro che si affidano e mettono impegno nel limitare i danni legati al fenomeno degenerativo.
Su The Secret, viene teorizzata la magia del pensiero positivo, generando una corrente di pensiero che travalica la scienza dando peso a fenomeni collegati e rendendo il pensiero qualcosa di divino, penso dunque posso, se sbaglio a pensare sono responsabile di quanto accade, estremizzando si potrebbe concludere che la giocata alla lotteria non ha conseguito risultati apprezzabili perché non ho dato retta al numero di targa della prima auto parcheggiata sotto casa.
Nel successivo capitolo si evidenzia come il caso, quando avviene ciò che si visualizza, influenza il pensiero, viene citato il dado, ma possiamo utilizzare la roulette o qualsivoglia meccanismo, la speranza matematica non coincide col fatto avvenuto.
La casella rosso e nero possono uscire un numero di volte N ma possono con lo stesso ragionamento alternare la frequenza senza che il principio venga leso, da cui deriva l’idea di controllo del futuro. Mi concedo una chiosa, il passato è di fronte a noi, il presente lo stiamo vivendo ed il futuro si trova alle nostre spalle, questo diceva un ebreo di cui ora mi sfugge il nome, la profezia che non si avvera o sconosciuta è da inserirsi nel novero del sentirsi dei.
L’utilizzo dei rituali, legarsi alla superstizione o alla religione, provoca effetti positivi sulla psiche, il fatto resterà inalterato nei suoi sviluppi ma apparirà collegato direttamente al pensiero creativo.
La domanda sul capitolo successivo, la superstizione è stupidità? Trova risposta in fatti che interessano interi gruppi, ad esempio un bombardamento o un terremoto, il gesto scaramantico accomuna persona di cultura con gli altri perché tendenzialmente lo si associa alla limitazione del danno che si avvererebbe compiendolo.
L’incertezza, il senso di vuoto, evoca il ricordo ancestrale del rito da compiere per ovviare a quella mancanza o carenza di certezza, la terra che manca sotto i piedi inducono a ciò che la ratio e la dottrina sconfessano, alla scaramanzia.
Il cornetto portafortuna, (così chiamato dopo la mutazione voluta durante il concilio di Nicea delle immagini falliche del dio Priapo, esposte nei lupanari), per rendere omogeneo e non offensivo al comune senso del pudore l’oggetto di venerazione contro la sorte ria e avversa, trova spiegazione nella precedente narrazione.
L’esame universitario, la discussione della tesi, la visita in ospedale, appeso alle chiavi, chiuso nel portafoglio, l’oggetto sprigionerebbe energia positiva, il pensiero positivo che raddrizzerebbe le sorti altrimenti infauste.
Riprendendo un pensiero dal libro; “il pensiero magico cresce dove il controllo diminuisce”, ed è l’affermazione di principio che lega Malinowski, Keinan, Witson.
L’algoritmo che legge le nostre visualizzazioni è l’ulteriore stimolo a farcire la nostra mente d’impulsi irrazionali, il nuovo cellulare sarà ad esempio qualcosa di eccezionale perché conterrà più informazioni e contemporaneamente avrà funzioni inattese, salvo poi l’uso comune di un range d’utilizzo pari a quello di una macchina da scrivere meccanica.
Il suggerimento è quello di contrastare il pensiero magico razionalizzando gli eventi, senza essere coercitivi nella riflessione, con aperture a possibilità diverse da quelle che si prospettano per esiti totalmente favorevoli.
Sulla scorta di quanto postulato, anche l’assegnare colpe ad un universo ingrato entra a pieno titolo nel pensiero magico, il postulato per cui crederà o meno all’oroscopo tanto l’ingegnere quanto il fisico, nonostante il corso di studi abbia profonde radici nella matematica.
L’introduzione di Locus interno e Locus esterno fatta da Rotter indica quanto sia possibile attribuire ad un qualsiasi evento l’una o l’altra radice. Toybach ha sviluppato l’argomento mettendo in correlazione locus of control e credenze paranormali, dando ulteriore peso al control esterno per giustificare le medesime.
Valenza dell’analisi esposta è ritrovabile nello scusare l’errore attribuendogli provenienze esterne, quindi imponderabili e difficilmente gestibili, auto assolvendosi da eventuali discrepanze tra il desiderato e l’accaduto.
Il pericolo contrario risiede nell’assunzione di responsabilità per fatti slegati o scarsamente connessi alle proprie scelte, questo fenomeno porta alla crisi esistenziale del “sono io ad essere sbagliato”. L’autore definisce il locus esterno “antidolorifico cosmico”, la funzione di lenire la colpa viene dimostrata nell’equilibrio tra quello che consideriamo potere e ciò che definiamo sorte.
L’idea del piano scritto nelle stelle è utile per regolare la misura del capro espiatorio, più sentiamo il peso del “torto” maggiore sarà la rilevanza del destino nella nostra sorte, quindi l’operare o meno diventerà quasi ininfluente. Pazienza, se Dio vuole, sono frasi utilizzate per indicare il concetto assolutorio, differenti dal “rimboccati le maniche e vai avanti”, “sii l’artefice del tuo destino” o simili.
Trarre conseguenze da questa carrellata di nozioni è lo sforzo cui tutti tendiamo a sottrarci, il titolo accademico non mette al riparo i comportamenti dal pensiero magico, questo è insito nella natura umana.
Continuiamo a convivere con i nostri amuleti, percepiamo la mancanza quando per qualsivoglia motivo dimentichiamo di portarli con noi e/o utilizzarli, l’avvocato che deve patrocinare il cliente in una causa di separazione magari porterà con se una foto di famiglia, della sua famiglia, e qui entriamo nel simbolismo rappresentato nell’oggetto.
Oggetti, parole d’incoraggiamento, anche se prodotte mentalmente e senza suono, sono poteri attribuiti ad un nulla scientificamente dimostrato, eppure li utilizziamo come scudi per contrastare il presente ed il futuro, diventiamo gli opliti che si armavano per partecipare alla guerra.
L’essere razionale include nella mente il pensiero magico, gli concede spazio, permette alla fantasia una convivenza necessaria, è uso utilizzare questa strategia allo scopo di sfogare la repressione che altrimenti sarebbe costretto a subire dagli eventi.
Possiamo differenziare la superstizione tra persone di cultura ed il resto della popolazione, le modalità potranno apparire diverse, la sostanza resterà uguale tra la penna preferita e lo scapolare.
La domanda cui siamo arrivati è ora sotto gli occhi del lettore, può il pensiero magico assumere consistenza scientifica? Può il trauma essere generatore di fenomeni maligni? È l’immersione nel passato nella filosofia greca, la ferita diventa psicodinamica ed attrice principale della malattia.
L’analisi di Matè sui danni da stress cronico, (non voglio ripetermi sui concetti dello stress nel decorso delle malattie neurodegenerative), esclude fenomeni collegati ad altri fattori, fumatore-cancro, cancro per fattori genetici sono due visioni differenti del medesimo male.
A questo punto sarà il medico a instradare il paziente sul locus, sarà la scienza ad incidere sulla sostanza o sul sentire del malato, ciò rende le parole del medico socialmente pericolose e, l’affermazione sul potere della parola, totalmente rinforzata. Il nascere di una psicosomatica pop è giustificato dal consumismo e dalla fretta che contraddistingue la scarsa volontà di analizzare, esaminando i fatti aldilà del locus.
Nei centri sclerosi l’incitamento al fare non è mai slegato dalla prescrizione dei farmaci, l’una cosa è connessa all’altra. I neurologi non vendono soluzioni o placebo, propagandano certezze su persone che altrimenti queste avrebbero perduto.
L’omeopatia, il credere sulla rigenerazione, è locus interno alla stessa stregua dell’amuleto appeso con le chiavi dell’auto.
Quando la fonte è un medico, Matè è stato medico di tossicodipendenti, le conclusioni cui si potrebbe giungere son diverse se si assume il gruppo come unità di misurazione o l’individuo diventa oggetto della medesima. Quando l’estensore non è il ciarlatano qualsiasi, il processo di beatificazione della teoria appare più semplice, vengono abbassate le difese e si assume per acquisito ciò che merita approfondimento.
Matè, Piaget, utilizzano l’idea del pensiero come leva per mutare la realtà sociale e biologica.
La conclusione, fatta dall’autore e, secondo me, condivisibile, senza spostare l’attenzione si crea un prodotto apparentemente condivisibile, questo crea economia, vendita e similitudini indotte.
L’idea della prestidigitazione amplificata è il motivo unificante della narrazione, il vero trucco non ha trucchi ma costituisce una serie di fattori per produrre un risultato visibile e vivibile.
Teorizzare una razionalità senza confini è inutile e dannoso, riconoscere il limite, apprezzarne l’esistenza diventa equilibrio, tocco il mio braccialetto ed il cappello sulla cappelliera perché mi rilassa, il pensiero magico colora il mondo.
Questo libro non è il germe della disillusione, è uno spunto di riflessioni anti rigetto, dice l’autore, “la vita non ha trucchi ma ha te, con la tua capacità di vederla funzionare”, e così sia.