Alzi la mano chi conosce questo sestetto di Detroit, che nel 1992 esordì e purtroppo contemporaneamente chiuse la sua carriera discografica con questo eccellente lavoro di funky hard rock, suonato e prodotto alla grandissima.

La sfiga fu di essere usciti con questa cosa nel 1992… Tre anni prima e sarebbe stato tutto un altro andazzo. Son cinquanta minuti di un roccaccione con insolito sassofono in aggiunta e con un basso che rotola in avanti senza pietà, tirandosi dietro tutta la compagnia: che figata! Altro che Kurt Cobain. Questa è la roba che anch’io, noto paracarro, ballerei ancora a tutta in una discoteca.

Erano gli ultimi tempi del trucco e parrucco… ma per loro niente trucco, solo i bulbi piliferi lasciati in assoluta libertà di sfogo come testimonia la foto di copertina. In essa il secondo da destra è l’indiscutibile “motore” della banda, un esimio suonatore di chitarra basso a nome Doug Kahan. Sotto le sue dita il Fender Precision genera un groove funky rock perfetto, sul quale si appoggiano con massimo agio tutti gli altri.

Come brani preferiti cito primariamente “Obsession”, col giro di basso tanto semplice quanto geniale. Difficile discernere, però… il disco è molto compatto, sufficientemente vario, sempre in tiro e senza quasi riempitivi. Mi sforzo e segnalo anche l’apertura “Streetgirl Named Desire”, sempre col basso a dettar legge e tutti e cinque intorno ad esso a funkeggiare e rockeggiare, inclusi i due pregevoli assoli prima di sax e poi di chitarra.

Impossibile poi non agitare il piede, o addirittura le chiappe, con “Just Don’t Get It”, una volta messa ad adeguato volume: trattasi di funky rock semplice e trascinante, con la lezione del pioniere James Brown riesumata e convertita in salsa Marshall, chitarra distorta e il batterista che pesta duro. Stesso effetto su “Get Up and Dance”, tutto un programma sin dal titolo, suonata da dio da tutti e sei.

Di dischi così ne vorrei a centinaia a disposizione in casa: vitali e diretti, genuini, tesi ma gioiosi, suonati da gente brava e sobria. Proprio vero che a Detroit, città orrenda come poche altre, il rock è sempre stato ottimo: Grand Funk, Rockets, Bob Seger… ed anche questi misconosciuti Dc Drive, da scoprire e possedere.

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