Dove infuria una solitudine, sgorga la fonte, dai letti bagnati ed infuocati da quel silenzio.

Questa è la storia musicata di due anime geneticamente erranti che si ritrovano come in un rituale medioevale alle radici di quel cielo rossastro, ogni 10 anni e prima della Pentecoste.

Dean Wareham e Cristopher Porpora aka Cheval Sombre, immersi nella bellezza di quel deserto rosso.

Hanno il dono Celeste di quel passo leggero e silenzioso, che traccia orme di solitudini prospere su quella terra di ceneri infeconde.

Quel dono pagano per placare l’immensità di quel Cielo.

Cercare di avvicinarsi a quel sottovuoto dantesco di quel Viaggio, cercare di comprendere la mistica di quel segreto, l’affresco di quell’ universo costellato di note e lucciole brucianti nella notte di Dean Wareham Vs Cheval Sombre, è relativamente semplice.

Basta lievemente posare l’orecchio su quella conchiglia disseminata tra le dune più profonde di quel deserto.

Perdersi in quell’aria ed in quella sabbia di quei dimenticati western hollywoodiani dei sixties.

Lanciare il Cuore in alto, in alto, verso quella stratosfera dove l’epopea bianca e chiassosa del Far West e la tribalità mistica nelle danze dei Seminoles sono ora tornati allo stato originario, di quella Physis.

Basta farsi solleticare da quell’antica fonia.

Da quell’ universo tra le pareti di quella Conchiglia, da quella estrema sintesi di morbida dolcezza, capace di compattare universi molto distanti, il mélancolique folk di Townes Van Zandt, la cosmo leggerezza di Galaxie 500, l’amore incandescente di Johnny Cash, la timida trasgressione dei Mazzy Star, quella appagata solitudine di Tomorrow is a Long Time di Dylan .

Scivoliamo sulla impalpabilità di questa nebbia fresca, in una notte stranamente tranquilla, ma sempre tremante ed avvolgente.

L’importante non è percorrere in modo giusto la stessa dritta e regolare strada, l’essenziale è trovare ombre e fessure fresche e sconosciute.

Un passo indietro, verso l’ombra, per lasciare che quella malinconia di quel suono prenda il sopravvento.

Dolcezza, ma chi eravamo prima di scendere nel tempo dei nostri corpi.

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