Con Strange Phenomena, i Delirio and the Phantoms arrivano al terzo capitolo del loro percorso dopo The Cross e Platinum, e lo fanno con un disco che punta tutto sull’idea di concept, ma sviluppato in modo abbastanza libero e immaginifico.
Il centro di tutto è la Delirio Haunted House: una dimora che attraversa più di cinque secoli di storia e che diventa il contenitore di vicende umane molto diverse tra loro. Non solo episodi oscuri o drammatici, ma anche figure legate a valori etici, momenti di costruzione, trasformazione, fino ad arrivare agli eventi più duri come la guerra. È un luogo che cambia nel tempo ma resta sempre uguale a se stesso, quasi sospeso tra passato e presente.
L’idea del concept nasce da Massimo Gasperini, che sta dietro Black Widow Records, e trova poi sviluppo nelle composizioni di Freddy e Chris Delirio, con un lavoro che parte spesso da riff di tastiera per poi prendere forma nei brani completi. Musicalmente il disco alterna diverse direzioni: ci sono momenti più diretti, con un’impronta rock piuttosto marcata e tinte dark, e altri più sospesi, quasi onirici, in cui la componente progressive emerge in modo più evidente. I brani si susseguono come episodi distinti (“Spectre”, “War”, “Haunted House”, “Claire Moon”…), ma riescono comunque a mantenere una certa coerenza, come se fossero legati da un’atmosfera comune. Interessante anche il lavoro sui testi, che includono richiami a scritti antichi legati alla stessa “casa”, con riferimenti a personaggi storici e alla costruzione degli edifici, fino alla presenza di una figura poi divenuta santa. Questo contribuisce a dare profondità al concept senza appesantirlo troppo.
Gli “strani fenomeni” del titolo non vengono trattati in modo univoco: a volte con leggerezza e ironia, quasi bizzarra, altre con toni più inquieti. Questa alternanza evita che il disco diventi monotono e rende l’ascolto più vario. Gli strumentali (“Omen”, “Ceremony”, “Butterfly”) funzionano come momenti di passaggio, contribuendo a dare continuità al lavoro più che a spezzarlo.
In chiusura, la cover di “Radioactivity” dei Kraftwerk è un omaggio dichiarato, ma anche coerente con il tema: l’idea di forze invisibili ma reali si lega bene al concetto degli “strani fenomeni” e delle reazioni che ne derivano.