Per quelli che vanno giù la morte è blu cobalto, per quelli che invece vanno su è color giallo limone. I vocalizzi gargarismi spasmi conati urla gemiti epilessia quiete e tempesta della Galás coprono il rango tra le due estreme tonalità gettando le basi per cominciare a comunicare "diversamente" e prendere le distanze dal cronologico che ci controlla.

Le radici delle reincarnazioni elleniche ispirano il canto delle sirene trasformato in accozzaglie sublimi di sperimentazione elettronica fatte di magnetismi preatlantidei che favoriscono ciclici diluvî (e nella moltitudine inevitabili diarree).
Medium suprema di un mondo invisibile che nebulizza col logos irrazionale, fa vibrare le corde vocali nell'arcaica maniera di fare risuonare psichicamente dalla gola suoni apparentemente disorganizzati ma molto più antichi della costrizione di mettere in fila quattro lettere gutturalmente.

La proposta incontrollabile di far assaggiare anarchie atemporali dovrebbe accompagnarsi nel portare con noi una bibita gassata per facilitare il ruttino dal rospo che Diamanda ci ha fatto ingoiare facendoci sentire il suo OM un tantino distante da rincoglionenti meditazioni new age.

Sarebbe sbagliato inquadrare come nichilista l'azione intrapresa nello sventagliare rituali ormai dimenticati, ma sta al nostro lavoro su noi stessi di cercare osmosi in queste armonie inaspettate che aprono a visioni sul mondo reale dove le sorpresine scoperchiate non fanno molto bene a quella vanità che crediamo la nostra vita.

E la strega estrae il dente marcio dei nostri "buoni sentimenti" che vanno di solito d'accordo con quelle mortifere melodie dolciastre di canzoncine pop o di musica classica di regime che ci vantiamo di frequentare, che associamo a celestiali luoghi, mentre invece, da oracolo che è la Galás, ella ci ribadisce che anche nella mela più bella puoi trovare il verme dentro, ergo l'orrore è dentro di noi.

E non fate tanto gli schizzinosi inventandovi etichette angosciose per descrivere territori dove non siete mai stati coscientemente. E si... anche in Paradiso, per fortuna, ci sono zone "sgradevoli" dove l'inconcepibile è che gli angeli meno puliti sono più vicini a Dio. Negli interstizi dell'eruzione vocale, con nostro sommo piacere, se la "canta" e ce le suona.

Il mestruo sonoro è denso, con pezzi di ovulo coagulati insieme al "verbo", la sonda "solve" nello stesso tempo e va a braccetto con le capigliature elettrizzate della fattucchiera. Il "rassicurante" te lo puoi scordare quando il diamante grezzo che si esibiva nei manicomi ti offre il calice colmo di liquidi uterini. E mi sa che ci conviene berla la libagione ultraterrena previo non potersi più toccare i testicoli contro malaugurî, all'uopo selvaggiamente strappati se non si accontenta la tipa brindandoci insieme.

Diciamo che siamo fatalmente costretti a trangugiare questo bibitone di effluvi proteici. "Libera tra i morti" racconta il basso astrale che, invisibile ma sempre presente coi suoi sussurri incantatori, domina questa dimensione. Urla e lamenti solo mistificano una svegliata.

A dispetto degli altri superbi lavori, ma già fattisi maniera nel mummificarsi del reitero di una preghiera che a lungo andare può favorire una fascinazione dell'accontentarsi, codesto gemellare sgravido (due performance, una per facciata) è pura rivelazione, così potente che nessuno, fino al 2021, ha voluto più metterci le mani per riesumarlo con ristampe digitali.

Per gli intenditori rimane il vinile originale, nero, che gira al contrario del maligno e con un profumo di rose aspre infastidisce non poco l'angelo caduto perché non si considera il desiderio di "liberarsi dai propri nemici". Ed ignorare il male è la cosa che fa più male al male.

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