Avevo preparato una rece sul disco, ma solo mi accorgo che è già stata fatta. Per non fare doppioni la metto come commento.
"La mia stanza è piena di giocattoli e cose. Ma piena di nulla di nuovo. Solamente Clare ed io soli in questa placida camera incantata.E 'Sabato e non c'è più stata scuola per anni. Lei dice siamo qui per sempre, fino all'eternità."
"Never Neverland è la magica ed evocativa title-track, con l'incipit carico di emotività,che racconta la storia di una bambina costretta a vivere in una camera con una bambola di nome Clare, liberata da polizia e avviata al recupero mentale, mentre la nonna viene rinchiusa in manicomio. Questa è la poesia in musica di Jeff Waters.
Questo talentuoso chitarrista entra nella scena thrash nordamericana quando la sua spinta vitale si sta esaurendo. Ma il nostro Figaro riesce a ridarle nuova linfa puntando sul talento compositivo, in un periodo dove le band emergenti cominciano a riciclare i vecchi riff delle band temerarie del genere. Jeff porta sulle spalle uno zaino pieno di idee da mettere in musica e le realizza con musicisti diversi per ogni uscita discografica. I risultati sono splendenti, nei primi tre album, a partire da " Alice In Hell" del 1989 fino al bistrattato "Set The World On Fire" del 1993. La destrezza del canadese consiste non nell'imitare qualche scuola o vecchia band (è un ammiratore degli Slayer) ma nell'avere aperto nuove vie alla sopravvivenza del thrash metal puntando sulla tecnica, sulla voce,sulle atmosfere. Genere musicale solitamente tetragono a contaminazioni con altri generi, soprattutto nel caso di band dalle capacità compositive scarse, il thrash degli Annihilator diventa accordo memorabile ("Welcome To Your Death") oppure solismo limpido e disinvolto ("Crystal Ann"). Nelle composizioni odierne di Waters, tuttavia, si assiste, talvolta alla riproposizione di medesimi riff in contesti diversi, puntando magari sul fatto che gli ascoltatori sono smemorati e dopo due anni non ricordano più la provenienza di un'impostazione vocale o di un giro di chitarra arruffato.
"Never Neverland", anno 1990, è l'ideale prosecuzione in termini di suono e tematiche del suo predecessore,con un suono più rifinito e forse meno spontaneo,ma anche più compatto, epico soprattutto, anche si se sente la mancanza di una "Crystal Ann" in qualche punto del platter,che possa portarci emozioni da fare nostre senza seguire un testo che non capiamo.
Al posto del cantante Randy Rampage (ex D.O.A) viene ingaggiato il singer Coburn Pharr, ex ugola degli Omen, che possiede un timbro più chiaro e possente, scrive qualche testo, donando una marcia in più alle composizioni di Jeff Waters, che attenzione però, sono costruite su misura per l'ugola di Coburn, un cantante heavy. Se al microfono ci fosse stato Randy Rampage il risultato sarebbe stato meno brillante, più che altro l'inadeguatezza della sua voce alle composizioni non per la mancanza di carisma di Randy,proveniente dalla scena hardcore. E' inutile stillare classifiche,come è inutile vantarsi di resistere alla tentazioni del Caberbet se si è completamente astemi. Nel corso della sua carriera Jeff Waters ha sempre cercato di perfezionare le sue canzoni con un cantante che sapesse ben interpretare e sapesse far proprie le sensazioni delle sue liriche, ma anche quelle dell'amico John Bates.
Basta ascoltare la canzone di apertura "The Fun Palace", un concentrato di slalom chitarristici ad effetto,una manciata di riff che potrebbero bastare a scrivere due o tre album di una band di thash minimale, ma a questo si aggiunga sempre l'epica apertura del brano che ci catttura lentamente, con l'acumulo di riff e la discesa di Coburn con la sua voce teatrale ma anche decisa : "Welcome to the fun palace". Canzoni dagli assoli ben calibrati ("Sixen And Sevens") si alternano a strutturati mid tempos (Road To Ruin") "dominati dalla voce di Pharr.
Quello che non ha mai convito Jeff Waters, ed anche il sottoscritto, è la produzione dell'