vellutogrigio

DeRango : 1,60
DeEtà™ : 7216 giorni • Qui dal 6 settembre 2006
Giorgio Falco L'ubicazione del bene
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Grazie per essere passati. Libro che a tratti può ricordare qualcosa di questi qui:
Raffaele La Capria Ferito A Morte
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Grazie a Bertle, Fiquata e Blechtrommel per essere passati di qui ed aver lasciato il loro commento. Libro consigliato per la vostra estate: meglio se lo si legge al mare, dove la sua lettura rende decisamente l'atmosfera (più della città in cui è stata concepita la recensione, ma tant'è).
Blue Öyster Cult On Your Feet on or Your Knees
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@Polkatulk88: sarebbe stato interessante, e, in tono con il gruppio, "futuribile" quantomeno perchè il live è del '75 e l'album che citi del '76 ;)
Peter Benchley Lo Squalo
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Non so se è un caso la comparsa, contemporanea, di questo libro e Moby Dick: in ambedue mi sembra di cogliere, al di là del genere praticato dallo scrittore (qui azione-thriller, lì romanzo più ambizioso), la matrice biblica della lotta fra uomo e Leviathano, fra l'individuo ed un male, invisibile (il pesce perchè viene a sorpresa dagli abissi, dal buio sconosciuto), più grande di noi. Bello. Mi colpisce la copertina, perchè da bambino avevo la maglietta presa dalla locandina del film, che è quella dell'edizione del romanzo qui raffigurata!
Joe R. Lansdale La Notte del Drive-In 3
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Di Landsdale ricordo volentieri "La sottile linea scura", citata da qualcuno sopra. Ennesimo romanzo di formazione all'americana che, con tutti gli accorgimenti del caso, si pone fra Mark Twain e Sthepen King. Pare che Quentin Tarantino abbia forgiato il personaggio di Bill (in Kill Bill) su Landsdale, per la follia, passione per le arti marziali etc. Rece che non invoglia a conoscerlo.
Courtois, Werth, Panné, Paczkowski, Bartosek, Margolin Il libro nero del Comunismo
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@Brusko: secondo me insistere con Hitler come la incarnazione del diavolo è icastico, suggestivo, ma riduce il nazismo ad un male sovrannaturale… che non è stato. Mi spiego: il nazismo non nasce da Hitler, non si riassume in Hitler tanto quanto il fascismo, invece, sia riassume in Mussolini (coincidendo quella ideologia con il pensiero, e soprattutto l’azione, mussolinana e la sua capacità di presa sulle masse), trattandosi di una ideologia ben radicata in certe suggestioni filosofico-romantiche (mi viene in mente il Volksgeist di Wolf, se non erro; certi passaggi dello stesso Fichte; il culto dell’autorità-Stato che si respira in certe riflessioni di Hegel, come pure, di quest’ultimo, una sorta di riduzione dell’individuo ad un nulla macinato dalla Storia e dallo Spirito (paradossalmente, ritengo meno influente Nietzsche dei suddetti); e tieni presente che certa filosofia idealista italiana giustificò a posteriori il fascismo, non ne pose le premesse quanto una scorretta interpretazione di quella tedesca fu premessa per le suggestioni naziste, e soprattutto le fece diffondere anche in ambito culturale). Lo stesso antisemitismo nazista – qui ci sono vari studi della Arendt – affonda le sue radici nel medioevo e nei secoli successivi. Hitler era un estremista, e certamente un soggetto affetto da deliri di onnipotenza; ma sarebbe rimasto un imbianchino o un agitatore di locande bavaresi se non avesse incontrato, nel suo cammino, soggetti in relativa ombra rispetto alla luce della storia tutta concentrata su Hitler stesso: un manipolatore dell’informazione come Goebbels; un assassino di massa come Himmler (forse la vera anima nera del nazismo); un organizzatore ed esecutore come Bormann (ma anche Eichmann); un corruttore di giovani come Von Schirach ed un seduttore di folle, tale da armonizzare l’ideale del III Reich con il mito della prima guerra mondiale e relativa sconfitta, come Goering; grandi militari che finsero di non sapere come Donitz, intellettuali al servizio del Reich come Speer (non apriamo polemiche su Mann, oppure sullo stesso Heidegger). Tutti soggetti che in qualche modo si servirono di Hitler per brame personali, sesso, donne, e deliri di rivincita per Goebbels dal piede caprino; manie religiose e complessi di inferiorità per un Himmler che sublimava il tutto in culti neopagani e nella creazione di una razza perfetta; vizi vari ed assortiti, oltre che brama di potere e non ultimo danaro per i rappresentati di una alta borghesia decadente o decaduta, o ancora di una piccola borghesia vogliosa di rivincita, come Bormann, Von Schirach. Non ultimi, desideri di rivincita di militari caduti in disgrazia per ferite di guerra come il morfinomane Goering o ambiziosi come Donitz. O intellettuali ambiziosi come Speer. Oltre che un’intera popolazione che, in un modo o nell’altro, fu complice per il solo fatto di essersi fatta soggiogare, come pure gli italiani brava gente.
Judas Priest Screaming for Vengeance
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Il grosso limite dei Judas fu sempre il batterista: a me piaceva Les Binks. Dave Holland non mi è mai piaciuto. E guardate che fine ha fatto!http://www.francesfarmersrevenge.com/stuff/archive/oldnews2/judas.htm
Gino Pastore Live al Parco delle Rose - 29.12.2008
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E Marcella Bella, Tiziana Rivale, Ricchi & Poveri, Loi e Altomare, Alessandro Canino (quello di "Brutta"), Paolo Vallesi, Miki Mix, Lena Biolcati... E "Zucchero, miele peperoncino", "Liquirizia", "Giallo Napoletano", "Puro cachemire", "Caramelle da uno sconosciuto", "Ferragosto Ok", "La signora della notte", "Sono fotogenico", "La patata bollente", "Sogni mostruosamente proibiti", "Ecco noi per esempio" ?!?!?!?!? Ci hai fregato chiudendo all'apice, come i Police, ma ti ricorderò con affetto e simpatia, come se, con te, se ne andasse una parte di me. Cordialmente Tuo, VG.
Courtois, Werth, Panné, Paczkowski, Bartosek, Margolin Il libro nero del Comunismo
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In effetti la frase citata da Sfascia merita una rettifica.
Courtois, Werth, Panné, Paczkowski, Bartosek, Margolin Il libro nero del Comunismo
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Recensione buona e proposta che, prima o poi, sarebbe stata presentata in questa sezione con ovvia coda di polemiche. I dati del libro possono essere oggettivi, tuttavia mi limito solo sinteticamente ad osservare che: 1) la sua pubblicazione, ad opera di Mondadori, il cui proprietario è un noto politico italiano che, all’epoca e tutt’oggi, poteva e può governare anche con l’appoggio di fascisti, post-fascisti e ex fascisti, tutti accomunati da un anticomunismo viscerale quanto a-storico, fu all’epoca strumentale alla contestazione dell’allora governo di centro sx. E’ un modo per distorcere la storia ad usi politici contemporanei, e dunque per tradirne lo stesso significato; 2) è in parte errato assimilare fascismo, nazismo e comunismo sulla base del numero dei morti. Occorre verificare i presupposti e la qualità stessa dell’opera: e non sfugge che i regimi comunisti eliminarono soprattutto dissidenti interni, od utilizzarono l’ideologia comunista come strumento per forme di pulizia etnica soprattutto nel sud est asiatico, mentre nel nazismo la sopraffazione dell’individuo e l’eliminazione di “razze” (dagli ebrei, agli slavi, agli zingari) era intrinseca all’ideologia affermata, e ben evidente fin dalla “teorizzazione” del “Mein Kampf” hitleriano; 3) il relativamente “modesto” numero di vittime dell’Olocausto, a prescindere dalla scorrettezza di una quantificazione, dipende essenzialmente dalla “breve” durata della guerra e del regime nazista. Non voglio stare a pensare quanti morti avrebbero causato i nazisti se, invece che dal ’33 al ’45, avessero governato e/o dominato il mondo per altri decenni. L’intenzione e l’ideologia ariana non era quella di fermarsi allo sterminio ebraico; 4) in ogni caso, il problema non è ideologico, ovvero una valutazione e ponderazione del “male” di fascismo, nazismo e comunismo, posto che una riflessione su tali dottrine è più interessante sul piano filosofico e politologico che su quello storico giuridico. Il punto focale, che questo libro e vari critici affrontano di striscio, attiene alla forma giuridica dello Stato totalitario ed alle modalità attraverso le quali esso attua la sua sovranità nei confronti del proprio popolo e territorio, tendendo poi quasi naturalmente ad espandere la propria forza su territori e popoli stranieri. Penso che le vittime elencate in questo ed altri libri analoghi siano vittime di quella forma di Stato, e non di una o dell’altra ideologia: a me personalmente odiose, ma, appunto, ideologie. E le idee non uccidono, uccidono gli uomini che le applicano, spesse volte per fini personali, biechi, o per la conservazione e affermazione stessa del potere.