vellutogrigio

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Hannah Arendt La Banalità Del Male
Voto:
Attenzione a citare il campo di concentramento di Terezin (o Teresienstadt) a fini negazionasti, trattandosi di una struttura "particolare": veniva utilizzata per l'internamento di anziani e bambini, ed era l'unica visitabile da parte della Croce Rossa Internazionale. Uno specchio per le allodole, dunque, in tempo di guerra. Effettivamente la camera a gas è piccola, ed il campo stesso sembra ben strutturato, quasi accogliente: ma NON era un vero campo di concentramento - nella sostanza - e solo verso la fine del conflitto fu utilizzato per sterminare i propri ospiti. Quanto a Katarsys, che forse provoca, forse no, riducendo l'Olocausto ad una questione numerica, sbaglia prospettiva: occorre interrogarsi sulla "qualità dell'opera", partendo dai seguenti presupposti: a) fu concepito da una cultura avanzata come quella tedesca; b) fu ideologicamente e filosoficamente giustificato rovesciando il pensiero di diversi pensatori del '700 e '800 (Nietzsche, ma non solo); c) fu pianificato con i moderni strumenti dello Stato di diritto; d) fu realizzato con la non opposizione della maggioranza della popolazione tedesca, che solo una certa vulgata vuole inconsapevole della cosa. L'Olocausto fece meno vittime di Pol Pot o Stalin, ma a spaventare è la sua matrice culturale ed ideologica, oltre che la sua "scientificità".
Hannah Arendt La Banalità Del Male
Voto:
Sull'idea stessa di Stato, trovo che la tesi più brillante resti quella di Hobbes e del Leviathano. In fin dei conti - cito molto a memoria e alla buona - lo Stato nasce come aggregrazione sociale strutturata secondo diritto, con il monopolio dell'uso della forza e, soprattutto, della sovranità su una porzione di territorio, per garantire e tutelare i singoli, che da soli sarebbero alla mercè delle forze naturali e dei propri nemici (homo homini lupus). Il germe del totalitarismo lo troviamo soprattutto se torniamo a certe pagine di Rousseau sulla volontà generale, e sul rapporto maggioranza/minoranze etc., per non parlare delle intuizioni di Tocqueville sulla tirannia della maggioranza e sui rischi connessi.
Iva Zanicchi Polenta di castagne
Voto:
L'accoppiata in-volontaria Zanicchi-Arendt sulla hp del sito fa tutto sommato sorridere. Amaramente, ma fa sorridere. Non sei al meglio della forma, anche se con un "Ciao ragazzi", qualche banalità sul "senso della vita" alla Bonolis, una goccia di "italiano medio" ed un avverbio a sigillo delle tue sortite cavi sempre qualcosa. Più mestiere e tecnica che cuore, dunque.
Hannah Arendt La Banalità Del Male
Voto:
Ah, Hitler e accoliti consideravano slavi e latini non meno inferiori degli ebrei (o avrebbero trovato ottime giustificazioni per considerarli tali). Forse non così i Galli-Francesi, ma non sarebbe stato necessario il pretesto razziale, probabilmente, per liquidare anche la non amatissima Francia e relativi abitanti. Poi la storia non si fa con i "se".
Hannah Arendt La Banalità Del Male
Voto:
Boh, Katharsys, che l'Olocausto come fatto storico sia effettivamente avvenuto, mi sembra fuor di dubbio. Senza ragionare in cifre, è stato pianificato e amministrato con gli strumenti dello Stato di diritto degli anni '30-'40 (questa è la novità rispetto ad altri sterminii e genocidi), ed attuato quasi nella totalità. Poi, potrebbero aprirsi più proficue considerazioni in ordine al ruolo dell'Olocausto nell'immaginario del secondo novecento, e sulla strumentalizzazione di una vicenda storica concreta per esigenze politiche di segno opposto, che nulla hanno a che spartire con esso.
Hannah Arendt La Banalità Del Male
Voto:
Grazie a tutti, l'importante non è la recensione, però, ma il libro. Alla prossima
Woody Allen Vicky Cristina Barcelona
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Un film che si lascia vedere, dove protagonista è la location (in pratica finanziano Allen per reclamizzare la Catalogna e affini). Il resto, un po' banale, effettivamente la dice lunga sull'idea che hanno gli statunitensi dell'Europa, una specie di bengodi anni '50, non è cambiato molto dalla gita in Vespa di Gregory Peck e Audrey Hepburn in "Vacanze Romane". Lo spagnolo, inoltre, nei dialoghi non tradotti, non si presta affatto al dramma, fa ridere proprio (e ricorda il dialetto veneto). Ciò premesso: Penelope Cruz straccia completamente le altre due; c'è poco da fare, è magnetica.
Radio Birdman Living Eyes
Voto:
Grande Tollani. Resto basito: credi più te nei Radio Birdman che Tek o Younger! Tra le altre cose, ricordo il riff assurdo di Murder City Nights. Me la ascolto prima di andare a dormire, non prima di un paio d'ore, mi sa. Notte agli altri.
Radio Birdman Living Eyes
Voto:
Il fatto che attorno ai Radio Birdman nasca un dibattito del genere (grazie Supersoul per il riferimento ai Blue Cheer, non sbagli, ma prova a fare anche tu un parallelo con i primi tre dei Blue Oyster, a propria volta fondamentali per certo "garage rock" ed influenzati di sicuro dagli MC5 - vedi cover fatte in sede live) è consolatorio. Almeno qualcuno li ricorda e li segue con passione. La meritano!
Radio Birdman Living Eyes
Voto:
Dissento solo su un fatto: questi misconosciuti australiani sono superiori almeno al 90% della musica che ho ascoltato in vita (non poca). Consigliatissimi, anche se tagliando la testa al toro basta procurarsi una loro antologia, che da un bel pezzo dimora nella mia macchina. Forse, per farli conoscere meglio, dovevi dire qualcosa di più sulle loro influenze: non tanto Doors (tutti sottolineano l'uso delle tastiere, ma nel complesso è secondario) quanto il rock ed effettivamente il garage di Detroit - dagli MC5 agli Stooges - passando anche per i primissimi Blue Oyster Cult. La semplificazione del linguaggio effettuata dai Radio Birdman a fine anni '70 - e l'irruenza di alcuni loro pezzi - ne hanno fatto un modello per la stessa scena punk - in minima parte HC - e, soprattutto, per chi poi finì nel gran calderone grunge. Non a caso è stata la Subpop a ripubblicare qualcosa di loro!