vellutogrigio

DeRango : 1,60
DeEtà™ : 7216 giorni • Qui dal 6 settembre 2006
David Fincher Se7en
Voto:
Altro libro bellissimo, che però raccomando a tutti, è "La rossa mano destra" di J.T. Rogers (Polillo). Un giallo in cui la parola fine la mette solo il lettore, ma a settimane dalla fine della lettura del libro.
David Fincher Se7en
Voto:
Ah, Poletti, non esalto solitamente i film minori, anche perchè trovo una fesseria distinguere la stessa categoria di "minore" (divertente se ti leggi le recensioni del Paolo ma non oltre). Esistono certamente filmetti del cavolo che mi possono piacere per ragioni nostalgiche ed affettive, ma non dubito esistano i capolavori: uno di essi, per esempio, è "Il cacciatore" di Cimino, sui quali ci siamo cimentati sia io che te, con risultati che ogni lettore del sito può apprezzare. Quanto alla storia - trita e ritrita - di Fellini e Ferreri, il tuo punto di vista, ma anche quello del tuo affine Rikardo, non si distingue troppo da un Mereghetti o da una Storia del cinema qualsiasi: a quel punto, con tutto il rispetto per voi, mi leggo direttamente quelli. Certo, non dico che questo sito è brutto perchè ci scrivete voi, anzi, mi diverte leggervi.
David Fincher Se7en
Voto:
Cavolo Rikardo, mi attacchi in maniera un po’ esagitata su un terreno che apprezzo particolarmente, ovvero il cinema giallo/thriller. Premesso che vellutogrigio deriva da un omonimo film e non dalla pezzatura dei miei pantaloni, osservo – sempre sulla base di valutazioni personali che hanno il diritto di esistere, soprattutto su Debaser – come questo film non valga un Bava, un Argento, un Avati o un Roeg di “Don’t Look Now”. Fincher è un grande ma è meglio Zodiac. Il perché è presto detto: questo film punta sulle truculenze, svelate o suggerite, di un killer moralista – come solo negli States può piacere – antesignano del tanto celebrato Saw. Il mistero sta tutto nelle ragioni per cui il soggetto uccide, ma le ragioni risultano evidenti non appena si comprende il carattere eticizzante del film; l’identità del colpevole è irrilevante (fosse Spacey o meno, quel che conta è che fosse “Il moralista”), ed il colpo di scena per cui il peccato finale lo commette chi tu sai… si spiega sempre con le predette considerazioni. Avendo letto diversi gialli e affini in vita, e visto film analoghi, ti consiglio – ma lo consiglio vivamente anche a Poletti – la lettura de “Il giudice e il suo boia” di Dürrenmatt (Feltrinelli, nella mia edizione con copertina di Moebius) e del similare “Tenebre” di Dario Argento, giusto per capire come si possa fare etica – ma all’europea – e giallo, e come si possa ingannare il lettore che crede di vedere e capire una cosa, quando il tutto fa parte di una messa in scena ed un gioco alle sue fallaci convinzioni. Ed il bello è che è tutto sotto gli occhi del lettore, il quale, sviato dai propri pre-giudizi, ci fa la doppia figura dello zimbello.
Francesco Massaro Al di bar dello sport
Voto:
Paolo, è noto che tu sia me!
Francesco Massaro Al di bar dello sport
Voto:
Sì, per esempio "Tre colonne in cronaca". Non mi ricordo il regista, magari controlla tu perchè adesso devo andare a vedermi il film. ST, Il_Paolo (e chiedi scusa a Lavalin, non fare figuracce perchè quando vuoi sai essere anche simpatico e pure intelligente)
David Fincher Se7en
Voto:
Mah, recensione sintetica che paradossalmente dice tutto su un film eccessivamente sopravvalutato, ed interessante più per il suo valore estetico che altro. Visto oggi mi sembra già vecchio, e soprattutto privo dell'elemento essenziale di questi film: il mistero. Nella sintesi un videoclippone orchestrato dal bravo Fincher, beneficiato dalla presenza di grandi attori Freeman e Spacey, bellocci assortiti - Pitt e all'epoca la signora Pitt (Gwineth Paltrow) - che gode di gran fama presso un pubblico che evidentemente non conosce (o non apprezza) Bava, Argento, Avati. Comunque Fincher si è fatto perdonare con l'eccelso Zodiac.
Paolo Sorrentino Il Divo
Voto:
Nero, scusa se intervengo su un discorso già avviato: ti consiglio la lettura di Durrenmatt (soprattutto "Giustizia"), che spiega, sebbene simbolicamente, come la via giudiziaria per la scoperta delle verità e delle responsabilità sia la più impervia e fallace. Personalmente non ho bisogno di una sentenza per non votare Andreotti (ai tempo) o i suoi evidenti epigoni (oggi)... mi basta quel minimo di senso critico e civico acquisito in famiglia e sui banchi di scuola. Certo, posso dirmi fortunato, a differenza - mi sembra - della stragrande maggioranza degli italiani. Personalmente sono assai pessimista sull'efficacia pedagogica di questi film: una certa morale, o ce l'hai come imprinting o sei perduto.
Paolo Sorrentino Il Divo
Voto:
Torno un attimo ad approfondire il senso del mio precedente post, anche alla luce di alcune riflessioni che trovo scritte qua sopra. Secondo me, se parliamo di Andreotti (ma al dunque di ogni personaggio pubblico più o meno implicato in vicende criminose), dobbiamo distinguere il giudizio delle Corti (è nelle sentenze, non oltre) dal giudizio più ampio della storia. Ed io credo, che, per quanto vada assolto dalle Corti (nel merito, o nel rito), sul nostro penda un giudizio meno benevolo da parte dei propri contemporanei e di buona parte degli storici. A ciò aggiungerei che Sorrentino tratta Andreotti come personaggio da film, ovvero personaggio su cui costruire una speclazione artistica, non storica, politica o giuridica. Poi è anche vero che la realtà sfugge ad ogni semplificazione, risultando più complessa ed ambigua: e l'intuizione di Sorrentino, per cui Andreotti è stato "agente del kaos", promuovendo il male per giustificare il bene, mi inquieta e mi pare più vicina alla Verità di ogni sentenza o giudizio storico.
Vinicius Cantuaria Tucumã
Voto:
Bella come al solito, Muito, ed interessante nel suo andirivieni biografico. Canzoni strappacuore: "Come una madrigale" di Ennio Morricone, colonna sonora di "Quattro mosche..." (ah, Nina, perchè proprio tu?), e, decisamente "Astronomy" dei Blue Oyster Cult, più che altro per il senso di nostalgia e di vuoto che ti lascia, senza spiegarti cosa ti manchi davvero (non certo l'antipatica Suzie della canzone). Canzone oggettivamente strappacuore, buona per tutte le occasioni: "Champagne" di Peppino di Capri.
Raffaella Carrà Raffica Carrà
Voto:
Pa', questa me l'ero persa. Sulla Carrà ti riporto un dialogo fra me e un mio amico: VG: "Non ho mai capito perchè la Carrà al massimo splendore non mi abbia mai preso come donna". A "Non è bona, non ha le tette" VG [silenzio] A [silenzio]. Escono di scena. Le sue canzonette non erano male, però.