Giwa e i suoi commenti

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Letto il libro e devo dire che nulla mi ha sorpreso visto che molte cose già si sapevano, non ne ha fatto mai mistero di tutte le sue passioni extra musicali e Iron Maiden. Una bella autobiografia che capisco come possa aver spiazzato i suoi fan credendolo un metallaro tutto puzza e birra, ruttante e ignorante. e non è il solo a essere così, visto per esempio Alice Cooper che in pantofole gira nel suo castello e discute con i giornalisti mentre gioca a golf! Stereotipi, maledetti stereotipi. Ma tutto ciò non toglie nulla all'uomo, al Bruce persona lontana dal palco e dai riflettori che a volte sono la classica "galera" che ti obbliga a recitare un personaggio che magari senti tuo solamente in parte. Lo consiglio!
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Falloppio: La pensiamo diversamente. Non mi aspettavo lo sterotipo cappellone ubriaco, assolutamente.
Ma il libro è privo di ogni sentimento come ho già scritto. Un resoconto calcolato della sua vita.
Poi ho trovato pallosa la parte relativa alle lezioni di volo oppure la scherma, come la sua gioventù. (Biografia di Clapton molto più interessante)
Giwa: Di auto e bio di musicisti ne ho lette abbastanza e le autobiografie sono sempre pericolose per il semplice fatto che a volte il diretto interessato tende a autoincensarsi. Attualmente sto leggendo una bio di David Sylvian e di materia ce n'è a tonnellate, il suo autore ha fatto una ricerca al limite del paranoide, citando tutte le possibili fonti letterarie, cinematografiche, pittoriche e tutto quello che abbia potuto influenzare l'opera dell'ex Japan. Bella ma "difficile". Ho amato quella di Keith Emerson che parte da quando lui si trova a pochi istanti prima dell'operazione alla mano sinistra, una specie di lungo flashback narrato con leggerezza. Di ENO ne ho almeno un paio, anche una sua autobiografia dove per davvero si impara qualcosa oltre alla semplice musica, ma il tutto scritto con leggerezza e quasi in tono colloquiale, un po' come questa di Bruce Dickinson che credo abbia spiazzato i più, compreso il sottoscritto. Ma dopo qualche pagina, capito il registro, la lettura diventa davvero piacevole...forse parlare di più di musica non avrebbe guastato ma queste sono state le sue scelte. Per la musica credo che sulla rete si possa trovare di tutto e di più.
Falloppio: Comunque l'ho divorato anche io anche se freddo come questo inverno Torinese......
Falloppio: David Sylvian.... Interessante. Lo cerco.
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Terminato di leggere il libro di Cobb decido di guardare il film di Kubrick, praticamente a poche ore di distanza perchè non volevo assolutamente dimenticare qualcosa di quello che avevo letto, così da poter valutare meglio la versione cinematografica del regista. Ebbene, e so per certo di attirarmi le ire dei più, ebbene, nonostante sia Kubrick, sono rimasto profondamente deluso. Probabilmente chi non ha letto il libro avrà trovato il film un capolavoro, nulla da dire comunque sulla regia e i vari messaggi nascosti e palesi, ma come al solito il buon Kubrick si è preso molte libertà, forse troppe. Togliendo anche le personalità ai personaggi del libro, per esempio facendo diventare Fèrol un cagasotto, l'esatto opposto di come viene descritto nel romanzo. Per ovvie ragioni sorvola su alcuni passaggi, i condannati erano quattro sebbene arrivino in tre all'esecuzione, nel libro si parla di antisemitismo e del caso Dreyfus il che manda al patibolo un soldato anzichè un altro, per l'appunto ebreo. Kubrick poi aggiunge una parte che non compare affatto nel libro che termina con la fucilazione, una parte che cerca di delineare meglio il rapporto tra Cox e il generale, il suo essere incorruttibile e "fuori posto". Una bellissima aggiunta ma inutile se forse si fosse tenuto più aderente a quello che era il libro.
Molti ammirano il fatto che il regista non abbia indugiato troppo sulla scena della battaglia, ma la scelta è stata così dallo stesso scrittore che la descrive con pochi pagine , senza mai soffermarsi su descrizioni a effetto come spesso purtroppo accade.
Che dire, non sono il tipo che vuole andare contro corrente o fare il bastian contrario, ma questo film di Kubrick non posso definirlo capolavoro.

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Personalmente Jarre l'ho trovato sin dal suo esordio un gran paraculo nonostante la critica del periodo osannasse il suo Oxygene e questo successivo Equinoxe che trovai peggiore del primo. Tutti a scrivere che finalmente la musica elettronica grazie a questo musicista francese era stata sdoganata, che finalmente la siderale kraut dei Tangerine Dream e tutti gli altri tedeschi sarebbe diventata alla portata di tutti e in effetti su questo non c'è nulla da obiettare, se non il fatto che quello proposto da Jarre non avesse nulla a che fare con i teutonici. Musichetta easy listening condita di elettronica, effettini ruffiani di facile presa, che convincevano a chi l'ascoltava di essere entrato nel mondo dell'elettronica per poi ritrovarsi spiazzati di fronte all'ascolto di un "semplice" Ricochet" o "Rubicon" tanto per citare qualcosa che usciva in quel periodo. Ho provato dopo decenni a riascoltare tutti e due gli album ma l'impressione è rimasta quella che provai al primo ascolto ed è quella che ho scritto qui.
Jean Michel Jarre un gran paraculo. ;)
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proggen_ait94: d'accordo sul giudizio sul disco, ma sarei meno severo sul "paraculo": è un musicista di mestiere, privo di pretese rispetto ai big ma nemmeno proprio scarso
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Disco davvero straniante per certi versi specialmente per coloro che magari si aspettano un drumming alla Pink Floyd e confermo quanto scritto da Senada per quanto riguarda l'apporto del batterista. Tutto è opera della Bley coadiuvata dal marito Mantler con i quali Mason collaborerà anche in seguito su dischi a loro nome. Quindi non un lavoro solista del batterista dei PF, ma un lavoro di gruppo o meglio ancora un disco di Bley & Mantler, ma non avrebbe mai venduto tante copie quanto quelle (nemmeno troppe) vendute come disco di Nick Mason.
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Pur non essendo il loro genere quello che io preferisco non sono pienamente d'accordo con la tua recensione a partire dalla voce di quel pazzo furioso di Dan Black, leader dei The Servant gruppo inglese a mio parere di tutto rispetto e che diede all'esordio dei PF quel tanto di credibilità che forse non avrebbero avuto.
Evitando di commentare i "riempipista" che sono pezzi ruffiani confezionati per vendere, ecco che arriva PIANO PIANO, pieno di ENOreminiscenze, impossibile non apprezzarlo e sicuramente gemma nascosta che in molti avranno ignorato. Il gruppo a mio parere suona bene, non sono di primo pelo, è tutta gente che arriva da esperienze maturate negli anni 80 a partire dal loro fondatore Sergio Della Monica. Definirli poi "migliori artisti italiani" è ovvio che poi faccia salire la rabbia e lo sdegno visto che di musica in Italia se ne fa e di ottima e non è certo questa che vorremmo che ci rappresenti all'estero, visti i trascorsi che facevano riempire interi stadi in Giappone America e altrove, sai a chi mi possa riferire!
Non amo questa musica "da ballo", ma apprezzo quella ben suonata, FAITHLESS in primis ai quali spesso i nostri PF sono stati, ahimè, paragonati, ma dire che è un disco che fa cagare non lo farei mai.

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RinaldiACHTUNG: il tuo commento è più preciso e adulto della recensione
POLO: Boh oh, se fa cagare fa cagare, chi sono io per dire ciò che non è?
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Alla luce degli attuali epigoni di Battiato il disco risulterebbe effettivamente come tu lo hai descritto, tant'è che proprio ultimamente mi chiedevo cosa ne avrei pensato se fosse uscito adesso. La sostanziale differenza è che l'album uscì nel 1981 dopo una serie di lavori che consacrarono Battiato come una delle menti musicali più fertili di quel periodo. Bandiera bianca, Gli uccelli e Segnali di vita sono tre brani che bastano a fugare tutti i dubbi che si potrebbero avere sull'album che è un perfetto equilibrio tra colto e popolare, con tanto di citazioni appunto "colte" che se adesso sono moda ai tempi erano invenzione. Caro Polo che posso dire della tua recensione? Ascoltare un disco fuori dal suo contesto è rischioso e porta a giudizi errati, ma poi i gusti son gusti, padronissimo di dare le tue 3 stelle.

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In: The Wall di POLO
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Apri una porta aperta per quel che mi riguarda, THE WALL è un parto della mente di Roger Waters che ha tiranneggiato i suoi compagni affinchè si prodigassero a sfornare quello che sarebbe stato il suo liberarsi, e nemmeno tanto, dal dolore per la perdita di un padre mai conosciuto, morto in guerra sulle rive di Anzio. Un disco a mio parere troppo lungo, prolisso, quattro facciate che potevano essere tranquillamente due, ma si era fatto prendere la mano, il suo essere dittatore ormai era incontrollato. Un lavoro palloso quanto lo è potuto essere The Lamb Lies Down on Broadway dei Genesis, apoteosi ambedue di un prog arrivato alla frutta. Ciò non toglie che siano presenti dei brani tutt'altro che mediocri o da dimenticare, Mother tra tutti dove il piano di Wright è da brivido e poi c'è quella Comfortably Numb che è vero, ormai a forza di sentirla e risentirla ci ha un po' rotto le balle con quell'assolo straziante di Gilmour, ma indubbiamente è uno dei pezzi forti del lavoro di Waters e i suoi Pink Floyd. Secondo il mio modestissimo parere l'ultimo album degno di nota dei Pink se non il migliore fu ANIMALS e lì si sarebbero dovuti fermare.
Per riprendere il tuo discorso e le tue frecciate contro i "musicologi", purtroppo son questi che fanno le classifiche e i libri, inutili, dei migliori 100 dischi della storia del rock nei quali a volte ci sono assenze inspiegabili e presenze assurde e opinabili, ma quei 100 dischi, purtroppo son quelli che quasi tutti hanno, anche chi di musica poco ci capisce ma che è invece convinto del contrario. Quando tra i 100 dischi mancano i Tangerine Dream, Eno, Julian Cope o Berlin di Lou Reed, Zappa con The Jellow Shark e Bowie con Outside, allora chi ha redatto quel libro non ci capisce davvero un c...
O ha semplicemente riportato i gusti delle masse e relative vendite.
NB: Non dimentichiamoci che TDSOTM è un album che fu definito "di arredamento", presente anche in quelle case dove gli ascolti abituali erano tutt'altro che "colti".
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Falloppio: Ottimo commento. Su The Lamb no.
rossana roma: Sarebbe da ingenui credere che la critica non svolge il suo ruolo, indica e condiziona. Fa conoscere e promuove. Io di quelli che elenchi come “imprescindibili della critica” ne adoro solo uno, Cope, ... allora non sono poi così condizionabile! Nemmeno snob come credevo! 😊 Ho esternato malissimo sui Tangerine.. ma è un altra storia. Cope l’ho amato e ascoltato da sola senza presentazione o raccomandazione di nessuno. Dopo ho letto, dopo..
TheNemesis: Paragonare The Lamb a The Wall è pura follia... Al di là degli argomenti assolutamente estranei dei due album, la classe e la qualità compositiva e originalità e totalmente diversa. The Wall è un album particolarmente noioso, tranne che in rari casi, mentre The Lamb è l'apoteosi creativa di un gruppo che quanto a musicalità e estro è almeno a un paio di anni luce superiore. The Lamb è un capolavoro riconosciuto da chiunque abbia un po' di conoscenza musicale, mentre The Wall è commercialmente lodato... fate voi...