Voto:
Per Fischerle : Mi compiaccio non poco per ciò che hai scritto e condivido, naturalmente, molto di ciò che ho letto. E' curioso poi notare, tra parentesi, come si sia arrivati bizzarramente dai Floyd ai Crimso, ma forse era un segno del destino..... .
Nulla da eccepire per "In the court", forse qualche perplessità su "Red". Mi spiego: anch'io similmente a te, trovo estremamente stimolante il processo compositivo che genera una sorta di "tormento" o "convulsione" o , comunque una certa turbolenza emotiva, per così dire. "Starless" ha momenti, in effetti, piuttosto angoscianti ma reputo questo, come l'intera opera, un canto del cigno. Sono molto più portato a considerare "storici" e musicalmente importanti i due album precedenti. In particolare "Starless & Bible Black". C'è una ricca documentazione sull'attività live del biennio 73/74 con questo line up (Fripp, Wetton, Bruford, Cross) testimoniata anche nel quadruplo cd "The Great Deceiver", che ritengo assolutamente imperdibile. Il valore, l'estetica, e la qualità delle improvvisazioni di quel periodo lasciano ancora a tutt'oggi senza fiato. Non ti nascondo che sono un deciso ascoltatore delle mille forme jazzistiche del novecento e che, quindi, l'improvvisazione è alla base del mio linguaggio anche come musicista e chitarrista. Beh, i Crimso di quel celebre ( e celebrato) biennio sono tuttora inarrivabili, a mio avviso. Gli "ultimi", intendo quelli a partire da "Discipline" fino a "The Power to believe" sono una grande cosa sì, ma "altra". Non so se mi spiego. Ho avuto modo di constatarne la forza e l'espressività live per tre volte in 6 anni, credo, e mi è piaciuto sia il progetto del doppio trio ( Fripp, Belew, Levin, Gunn, Bruford, Mastelotto) sia le cose più recenti in formazione a quartetto MA , se riascolto " In The Wake", "Lizard", "Islands" o anche "Larks" e , of course, "In the court", siamo proprio da un altra parte. Riguardo ad una eventuale bibliografia sul gruppo, confesso di non essere molto aggiornato: sono però in possesso di un vecchio libro (intorno al 1980) di Alessandro Staiti ( per i tipi della "Arcana Editrice) intitolato "Robert Fripp & i King Crimson"; molto illuminante. Talora lo rileggo ancora per fissare alcuni concetti. Riguardo poi "No Pussyfooting", siamo in paradiso; sono talmente legato a quel disco che, credo, lo "nominerei" sicuramente tra i famosi cento ipotetici dischi da portare in un isola deserta. " Evening Star", è imperdibile , come immagino concorderai, a metà. "An index of metals" è una delle più grandi ciofeche della musica sperimentale o "d'avanguardia". Sono piuttosto rimasto un pò perplesso con "The Equatorial stars". Ti dirò che appena giuntami la notizia, un pò gongolavo; un nuovo lavoro di Fripp e Eno dopo trent'anni !!
Devo dire che, globalmente, l'opera ha dei bei momenti, ma la trovo sostanzialmente troppo fredda e /o distaccata. Intendo dire che il coinvolgimento emotivo è un pò, personalmente latitante. Concludo: non sarebbe il caso forse di lasciare questa piacevolissima derecensione su Roger Waters visto che si sta argomentando da un pezzettino su cose che Roger Waters non riguardano più ?
Caldi Saluti, :)