antoniodeste

DeRango : 1,38
DeEtà™ : 7682 giorni • Qui dal 27 maggio 2005
Yes Fly From Here
Voto:
Mah...confesso che dopo averlo ascoltato ( e non essere riuscito ad arrivare alla fine, ebbene sì) ho pensato che cosa stiano aspettando ad andare in pensione. Capisco che detta così la mia suoni come superba intransigenza priva di qualsiasi tolleranza, ma da attempato yes-fan non riesco proprio a digerire nè l'assenza di Jon Anderson nè la leggerezza e purtroppo spesso, la vuotaggine svolazzante di un gruppo che galleggia ormai nel mare magnum della mediocrità. Possano perdonarmi tutti gli irriducibili del gruppo, ma nessuno potrà farmi desistere dalla convinzione che il periodo da "Fragile" a "Relayer" è lontano anni luce da questa scialba prova e che riascoltato ancora oggi, risuona spesso di freschezza, originalità ( e motivazioni, probabilmente) purtroppo a mio avviso assenti qui.
Jade Warrior Waves
Voto:
@Omahaceleb & Macaco : salute a voi ragazzi ! Inutile dirvi che gente come voi non puó davvero mancare questa meraviglia ;-). In caso, sappiatemi dire, ci tengo ! Bye.
Agorà Live In Montreux
Voto:
Grazie a te per aver recensito un album ed un gruppo così poco conosciuti ;-)
Jakszyk, Fripp And Collins - A King Crimson ProjeKct A Scarcity Of Miracles
Voto:
Non capisco... " l’attesa spasmodica di questo lavoro è stata ampiamente delusa."...scrivi in sede recensoria e poi....gli appioppi 5 stellette-puntini ??!!
Ad ogni modo, da vecchio e non più giovanissimo fan dei Crimso, la scarsità dei miracoli non mi ha deluso. L'aria pensierosa, romantica e crepuscolare ( certo distante dal metallo dei Crimson inizio secolo) del capitolo presente è attraente, ma sarà questione di età, forse... . E' solo l'ennesima "incarnazione" di un Re longevo seppur discontinuo e, considerati gli anni passati,pur senza particolari entusiasmi, non posso che togliermi il cappello.
Cervello Melos
Cervello Melos
14 lug 11
Voto:
Gran disco...
Agorà Live In Montreux
Voto:
Credo sia inutile continuare ad avanzare pervicacemente posizioni e convinzioni, talora ben radicate, che in realtà possono dimostrare realmente ben poco di concreto. Chi non ha mai ascoltato Agorà, credo che le cose già espresse nei "voluminosi" interventi potrà però essere incuriosito da un gruppo molto interessante, tuttavia. E' evidente il trasporto del recensore ( e lo capisco !) nel valutare il peso ed il valore di un gruppo che pur limitatamente ai due lavori pubblicati avrebbe certo meritato di più. In quegli anni però, e chi ha una "certa" età lo ricorderà, una certa forma di jazz/rock non era decisamente molto popolare. Se è vero che PFM, Orme e Banco guadagnavano le prime pagine dei pochissimi giornali specializzati, il corso e/o il transito del cosiddetto jazz/rock nel nostro paese non è mai stato particolarmente sentito. Si possono certo citare i Soft Machine, WR, Nucleus, RTF, Mahavishnu etc., che grazie alla nostra innata esterofilia venivano osservati spesso come mostri sacri, ma per i gruppi nostrani ( Perigeo compreso) l'attenzione in fondo per quanto consistente, era sempre di nicchia. Purtroppo la sorte dello scioglimento dopo appena 2 o 3 lavori capitò ad esempio, anche ad un altro interessantissimo gruppo del genere -il Baricentro - e non mi si venga a dire che il tasso tecnico in questo caso non fosse eccellente ! Il problema stava proprio nella relativa diffusione di un linguaggio che non era probabilmente abbastanza "mediterraneo" o rock per essere accettato a livelli di massa. E -detto per inciso- è un problema che si è verificato anche, anni più tardi , nel nostro paese, con la cosiddetta "fusion". Ecco, accennavo proprio a sonorità "mediterranee"; Personalmente ho sempre ammirato gli Agorà sotto questo profilo oltre che per la semplice bontà ed espressività dei loro due lavori. Musiche fresche, ariose, comunicative e tecnicamente eseguite ad un buon livello. E perchè espressione musicalmente pressochè singolare di un gruppo che arrivava da una regione dalla quale sino ad allora non mi risultavano altri organici :-) . Ottima recensione, doviziosa di particolari e trasudante una sana passione.
PS.: Ma...alla batteria non c'era Mauro Mencaroni ? ;-)
King Crimson Starless and Bible Black
Voto:
Ti sarà ormai evidente, Macaco, che bazzico con poca frequenza sulle pagine di questo sito. Confesso peró che non ho saputo resistere al desiderio di leggere questa scheda proprio per la firma che portava. Ed il piacere che ho provato nel leggerla e riconsiderare gli aspetti di quest'opera credo siano percepibili. Non posso che ringraziarti per questo. A presto, spero ;-)
Klaus Schulze Timewind
Voto:
....Senza nemmeno dover accennare spero...alla prima di Mahler, il glorioso "Titano" !!. Per rimanere in tema, comunque, questo di Schulze, per gli amanti di quella che veniva definita nei '70 la "musica cosmica", non è affatto male. Certo se poi uno si è preso una scoppola con "irrlicht" come Macaco, o "Cyborg", posso ben immaginare uno che possa volersene tener distante, ma qui la materia è meno cerebrale, meno "mattona" e più godibile; ovviamente in relazione al "genere" ;-)). Su "Blackdance" avrei qualche dubbio; magari mi permetto di suggerire un'operina più fluida come "Moondawn" per rimanere nei '70. Magari i sequencers che cominciavano ad essere ingrediente fisso possono alla lunga risultare fastidiosi, ma si può sempre provare...
King Crimson Starless and Bible Black
Voto:
Se voglio davvero essere onesto, posso solo far riferimento - come ha fatto l'autore della recensione - al momento in cui l'album arrivò alle mie orecchie, tutt'al più con la differenza che la cosa...avvenne alla sua pubblicazione. Non è irrilevante come considerazione perchè la collocazione temporale e la reazione che destò fu per me, per la "stagione" in cui si manifestava era molto speciale. Ovviamente per tutte le opere vale questo principio, ma i Crimso non sono mai stati una band come un'altra. Essere ragazzo ed assistere a prodigi come questo nei 70 non era cosa da tutti i giorni e credo che capii subito che cosa avevo davanti. A distanza ormai di quasi quarant'anni mi ritrovo infatti a scrivere di questo lavoro con la consapevolezza del "poi" e, meraviglia delle meraviglie, il disco suona uguale, se non addirittura un gradino più su perchè ha saputo invecchiare con grande dignità e mostrandosi per ciò che era. Sperimentare nel rock, allora non era da tutti. Questo, nel mio giudizio, vale anche per "Larks'", scoperto qualche settimana dopo e forse meno per "Red" che molti, e la cosa emerge anche qui, continuano a considerare l'espressione di punta di quel gruppo, spesso in virtù vera o presunta di quello strano ibrido che è "Starless". Che Muir poi rimanesse o meno, francamente secondo me è assolutamente ininfluente ; la band, proprio nel citato cofanetto "The Great Deceiver" mostra quanto questo sia vero anche senza la sua curiosa e forse involontariamente comica figura... . Che poi anche "Larks'" sia un lavoro Live mi giunge veramente nuova. Non lo so, mi informerò...mah... . Un sincero complimento invece va alla spontaneità e alla franchezza con cui il recensore ha saputo descrivere con così ammirevole capacità cose ed emozioni non così facili da esprimere, senza perdersi in svenevoli lodi o critiche cervellotiche. Bravo !
Peter Green The End Of The Game
Voto:
Gran disco, questo. Di quelli che storicamente si dovrebbero considerare imperdibili. Rimasto peró nelle alterne vicende di questo artista, un pó a sé stante. Non male, anzi, complemenare direi, la citazione dell'altro capolavoro di Bruce Palmer fatta qui da imasoulman. Altri territori, ma psichedelia e fantasia al potere anche qui... .