Mike76

DeRango : 1,28
DeEtà™ : 7594 giorni • Qui dal 24 agosto 2005
Simon Reynolds Post-Punk 1978-1984
Voto:
Tutto vero: scritto molto bene, scorrevole, interessante nello spiegare e mettere assieme il contesto socio-culturale con le note biografiche degli artisti. Poi Reynolds parte da una visione "anti-rock" (che non è magari necessariamente la sua ma che era quella di molti artisti di quel filone) che sento anche mia. Di negativo, come dice il buon Jdv666, c'è lo squilibrio di spazio tra groppuscoli trascurabili che occupano capitoli interi (Frankie Goes To Hollywood, Bow Wow Wow) ed altri liquidati in mezza paginetta (Cure, A Certain Ratio, Bauhaus), due righe (Colin Newman, Uk Decay, Y Pants), appena nominati (Sound, Sex Gang Children), o addirittura nemmeno nominati (Mx-80 Sound, Psychedelic Furs, Wall of Voodoo, Lizzy Mercier Descloux...), ma forse questo squilibrio è dovuto dalla quantità di informazioni di cui si è trovato in possesso oltre che dai gusti e dalle amicizie personali (presumo abbia intervistato più volte alcuni artisti mentre altri mai). Sinceramente se ci penso non mi ha fatto scoprire nessun gruppo di cui non conoscessi già l'esistenza ma mi ha svelato modus operandi, pensieri e aneddoti gustosi di molti tra i miei gruppi preferiti. Scaruffi è gratis mentre Reynolds mi è costato 35 € ma la differenza c'è tutta!
Ignazio Silone Fontamara
Voto:
Libro eccellente: intrattiene (è scorrevole e scritto con un'irresistibile ironia, seppur amara) e fa riflettere. Un capolavoro della letteratura italiana.
Marco Risi Mery per sempre
Voto:
L'ho visto solo qualche anno fa, forse troppo tardi per apprezzarlo visto che vivendo in un epoca di reality e fiction pseudostoriche ho sviluppato una certa allergia per chi pretende di presentare la realtà vera e cruda senza filtri. Ammetto però che vent'anni fa possa aver fatto la sua porca figura.
Cabaret Voltaire Red Mecca
Voto:
Terzo Lp per i Cabs e terzo gran disco anche se non è esente da alcuni difettucci. Più che altro c'è la sensazione che il terzetto cominci a riciclarsi (a dire ce n'era già sentore in "The Voice Of America") e che usi lo stesso canovaccio utilizzato per brani di album precedenti anche se il risultato è sempre apprezzabile; in più in episodi tipo "A Thousand Ways" si comincia a perdere il senso della misura (10 minuti sono davvero troppi) come avverrà più frequentemente nel successivo "2x45". Si tratta comunque di un lavoro riuscito che si differenzia da primi due per una maggior influenza funk, ritmi più regolari e una maggior pulizia di suono specie in episodi come "Spread The Virus", sorta di industrial funk che anticipa la svolta di "2x45". Il brano più "obliquo" invece è la rilettura della colonna sonora dell'owelliano "A Touch of Evil" composta dal compositore italo americano Henry Mancini. Personalmente preferisco i più dadaisti predecessori "Mix Up" e "The Voice of America" ma anche questo merita come minimo un 4,5.
Litfiba Desaparecido
Voto:
"con "Lulù E Marlene" vengo avvolto dalle sabbie del deserto del Sahara" "L'urlo iniziale di "Desaparecido" mi porta nel selvaggio Messico circondato da indiani danzanti". Scommetto che ti hanno rimandato sia in storia che in geografia.
Joy Division Closer
Voto:
Disco da pieni voti anche se i JD preferisco gustarmeli nei singoli dove c'è il perfetto equilibrio tra phatos e piacere d'ascolto mentre negli album è il primo a prendere il sopravvento.
William Burroughs Naked Lunch
Voto:
Libro pazzesco, un viaggio dentro una mente alterata dalle droghe (o peggio, dall'astinenza) dove tutti spacciano, si inculano, si fanno pere o mettono in scena episodi grotteschi (la sala operatoria dentro la latrina uno dei più deliranti)
A tratti, dove lo stile cut-up si fa più spinto la scorrevolezza della lettura ne soffre ma tutto sommato è un'opera che si divora grazie ad una capacità immaginifica senza eguali.
Nessuno qui mi pare l'abbia fatto notare, ma in più di punti Burroughs ci mette dentro anche molto sense of humor, tanto che per una volta che mi si è stretto lo stomaco per lo schifo almeno altre cinque mi sono ritrovato a sorridere o addirittura a ridere per le situazioni e i dialoghi paradossali ma (ebbene sì) anche divertenti, fermo restando che il senso di spiazzamento resta forte anche nella risata.
Interessanti anche le postille che Burroughs, stavolta lucido e meticoloso, scrive sulle sostanze usate, sulla propria dipendenza.e sulle terapie per uscirne.
Un libro che appare oggi ancora moderno e sembra essere stato scritto in un'epoca ben più vicina a noi, forse perchè il fenomeno della droga "popolare" in Italia è stato cosa più recente, mi ha però incuriosito il fatto che in un punto si utilizzasse il termine "hippy" (una libertà del traduttore?).
Libro comunque da avere, e magari da tenere a fianco alla Sacra Biibbia.
Victor Hugo I Miserabili
Voto:
Recensione miserabile.
Dali's Car The Waking Hour
Voto:
Forse non un capolavoro ma sicuramente un disco intrigante, più Japan che Bauhaus comunque, quindi più onirico-esoticheggiante che oscuro. Se è vero che la produzione del disco è stata travagliata e il rapporto tra Karn e Murphy conflittuale allora è stato un conflitto fruttuoso dal punto di vista artistico, solo sette brani ma tutti riusciti, trasognati, estatici..... un disco da riscoprire, una vera chicca.
Peter Murphy Ninth
Voto:
Murphy è La Voce. Però affettivamente nemmeno a me da solista ha detto granchè, avevo "Holy Smoke" e l'ho dato via, ho ascoltato qualcos'altro ma il songwristing non mi ha mai dato l'impressione di essere all'altezza dele doti vocali, piatto, banalotto. Forse per dare il meglio dovrebbe fare un album di cover, ne fa di bellissime e ne verrebbe fuori un capolavoro: