Mike76

DeRango : 1,28
DeEtà™ : 7594 giorni • Qui dal 24 agosto 2005
Theoretical Girls Theoretical Record
Voto:
"per me, se questi facevano un album facevano il culo a tutta la compilation di Eno". Per trovarci più o meno d'accordo diciamo che 4 brani selezionati dal repertorio TG non avrebbero sfigurato in "No New York" (e pare che avrebbero potuto esserci se non fosse stato per l'ostracismo degli altri gruppi). La registrazione lo-fi per me invece si sposa bene con il genere e non la vedo un difetto, anzi trovo che sia un ingrediente della musica.
Theoretical Girls Theoretical Record
Voto:
Ho sempre trovato più interessate ed eccitante il primitivismo e l'analfabetismo musicale della No Wave, vero genere di rottura con il passato, piuttosto di altra musica nuovayorkese coeva che si gingillava ancora con ghirigori blues e citazioni di poeti maledetti. La No wave insomma mi ha dato sempre l'idea di una musica malata ma spontanea, stradaiola, che viveva il proprio presente e che quindi non aveva bisogno di citare altri e di ravanare nei musei.
Premesso ciò le (i) Theoretical Girls mi piacciono anche se li trovo un po' inferiori ai magnifici quattro della compilation di Eno, forse perchè questa raccolta postuma(la mia è omonima perchè questa si chiama "Theoretical Record"?) è un po'altalenante sia come qualità che come intesità dei brani.
Non mancano comunque cose interessanti, tra tutte "Electronic Angie" (par di sentire un live dei Throbbing Gristle), "Chicita Bonita" ottimo divertissement perverso, i Sonic Youth ante-litteram di "Computer Dating", l'ossessiva e martellante "Lovin In The Red", l'assalto frontale di "No More Sex", la vagamente Devo "Mom & Dad". La stranita marcetta "U.S. Millie" è invece l'unico singolo che abbiano pubblicato in attività. Strumenti spesso suonati in maniera percussiva e registrazioni effettivamente non eccezionali ma cercare la pulizia del suono in un disco No Wave è come andare a caccia di sperimentazioni in un disco di Claudio Villa.
Michelangelo Antonioni Blow Up
Voto:
Il tema dell'impossibilità di decifrare la realtà e vecchio almeno quanto le opere di Pirandello (tipo "Così è se vi pare") ed effettivamente il film è sviluppato con una certa pesantezza con il ricorso a simbolgie che almeno per me sono astruse se non addirittura fini a se stesse (l'elica comprata dal rigattiere per esempio). Tuttavia un certo fascino vintage lo conserva. Il mio voto è un due e mezzo arrotondato per eccesso.
Jonathan Demme Philadelphia
Voto:
Regia piatta a parte l'"interpretazioneadautoimmedesimaz ionedellariadellaCallas" che comunque pare un corpo estraneo nel film e finisce per essere ridicola più che commovente. Per il resto è un filmetto dei buoni sentimenti che tocca con retorica e superficialità temi importanti.
La commedia francese del 2001 "L'Apparenza Inganna" tratta la discriminazione gay in maniera molto meno scontata (oltre che molto più divertente).
Cabaret Voltaire Red Mecca
Voto:
@Reverse: beh un po' sì :-) ma dipende anche a che prezzo l'avevi trovato! Adesso pare sia fuori catalogo, io l'ho trovato usato in ottime condizioni e ad un prezzo molto conveniente su Discogs.
Cabaret Voltaire Red Mecca
Voto:
Vista la competenza tecnica e la conoscenza storica di Untitled, gli chiedo a questo punto (se ne ha il tempo e la voglia) di cimentarsi nella recensione del monumentale "Methodology 74-78", la farei io ma non conoscendo così bene come il recensore l'intera discografia CV e, in generale, il panorama elettronico degli anni 70, mi verrebbe senz'altro più lacunosa.
Cabaret Voltaire Red Mecca
Voto:
Mi sono finalmente avvicinato ai CV con grave ritardo solo nel 2009 con "Mix-up", prima al di là di qualcosa sentito nei club o di qualche youtubbata non li conoscevo granchè. Devo dire che mi hanno favorevolmente impressionato, certo meno "feroci" di tanta coeva compagnia industriale ma non meno inquietanti, una musica fosca che evoca paesaggi desolati sia fisici che mentali.
Talmente impressionato che non ho esitato a fare mia anche la tripla raccolta postuma "Methodology 74-78: Attic Tapes", la storia sommersa di quella che mi si è rivelata come una delle realtà più sorprendenti dell'elettronica dei seventies, dai primi esperimenti fatti dai nostri in una soffitta usata come studio alle early version di quelle che sarebbero state le prime pubblicazioni con la Rough Trade. Detto ciò "Red Mecca" ancora non lo conosco ma penso che a breve farò miei tutti i primi lavori dei Cabs, almeno fino alla svolta commercial-electro di "Crackdown" che per quanto ho sentito non mi alletta molto.
The Jesus And Mary Chain Psychocandy
Voto:
Per uovo di Colombo si intende (almeno io) una cosa talmente semplice banale che nessuno aveva pensato di fare. "Sarebbe stato furbo, se avessero spento gli amplificatori" dici tu, secondo me invece se li avessero spenti sarebbe stato palese per tutti che la loro era "very normal music" e per pubblico e media sarebbero passati come una band qualunque. Comunque la mia vuole essere una critica fino ad un certo punto, è un bel disco sia chiaro.
The Jesus And Mary Chain Psychocandy
Voto:
@Cappio al pollo: Perchè quelle dei J&MC sono canzoni piuttosto convenzionali e melodie dal gusto sixties, niente di innovativo insomma, solo che sono sporcate se non addirittura sommerse da un muro di feedback e distorsioni (inultile che ti dica che nemmeno questa è una novità) la cui originalità sta solo nella loro presenza esagerata, quasi a coprire la canzone a volte. "un gran bell'uovo di Colombo" citando il commento n.5 di Popoloitaliano.
The Jesus And Mary Chain Psychocandy
Voto:
Disco sicuramente "furbo" ma è ancor oggi un bel sentire.