Era qualche mese che queste (povere) righe galleggiavano nel mio desktop, adesso le aggiungo in post sotto la tua bella recensione.
Ho smesso di guardare tennis nel 2006.
Adesso dopo sei anni leggo Open, l’autobiografia di Agassi. E succede una cosa bellissima e strana.
Ripercorro la vita di Agassi, soprattutto le sue partite e ripercorro la mia.
E’ quasi assurdo leggere le sensazioni di questo tennista mentre recupera due set, vince gli altri due e combatte come un animale il quinto. La cosa bellissima è questa: mi ricordo lui che giocava come un forsennato e non riuscivo a capire che cazzo stesse combinando e mi ricordo io sopra ad un testo universitario. Sono in un qualche pomeriggio a perdermi in un match e ricordarmi ed implorarmi di rimettermi a studiare. Quindi rivivo molti miei ricordi in contemporanea con questo quasi coetaneo che, dall’altra parte del tubo catodico (eh si…), spaccava le palline e le faceva esplodere lungo le linee bianche. Tutto iniziò un pomeriggio mentre mi stavo modestamente divertendo con il classico tennis oramai un po’ azzimato del signorino Wilander, di "Igor" Lendl o del bavoso Muster, quando ad un tratto si presentò uno sciamannato con la cresta bionda e vestito come un pagliaccio. Questo è un mito! Colpiva la palla con una forza ed una rabbia strana. C’era anche quello strudel gigante di Becker che attaccava a bestia, c’era l’elegantissimo Edberg, c’era stata la mitica telecronaca della partita più goduriosa mai vista, Lendl-Chang a Parigi e poi c’era ovviamente quella lonza di Sampras. Bravissimo eh, ma vigoroso come una lonza. Invece 'sto Agassi prima con la cresta, poi con i pantaloni fucsia, poi con l’orecchino pendant, poi pelato, poi con la panza e soprattutto col suo modo di giocare grezzo ma fantastico me lo fece adorare. Lo so, lo so, sono un cazzo di romantico.
Il tennis è un fottuto sport. Ti fa impazzire. La sfida uno contro uno. Io lì bello beato con una fetta di pane spalmata di Nutella e quei due che si scannavano a pallettate.
Il cazzone di Agassi, siamo sinceri, mi richiama al mio mondo da giovane.
Con la lettura del libro sono stato risucchiato.
Perché mi sembra di leggere il libro del mio migliore Amico?
Perché questo di libro mi fa tornare ragazzo?
E’ un testo che possiede una grande forza centrifuga.
Se sei nato nei 70-80, se ti esaltavi per quel tennista con le braghe rosa non riuscirai a tirare fuori le gambe da questa splendida epopea.
Che godimento leggere di Agassi che pensava mentre sparava palle a Tarango: VA-FFA-NCU-LO!
Scritto in maniera divina, diretta, schietta, netta ma anche delicata, emozionante ed intima (da un ottimo giornalista).
Gran libro di sport e di vita. In fondo è anche una grande storia d’amore.