giovanniA e l'ultimo "ciò" che fece

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commenta la recensione su La fabbrica illuminata scritta da noveccentrico
«Le circostanze sono sfavorevoli per avvicinarsi alla musica di Nono: serve tempo, pazienza, concentrazione, studio, raccoglimento. Serve buttare via le cuffiette e i link di youtube, leggere Pavese, le lettere dei condannati a morte della resistenza europea, perdersi nelle architetture di Carlo Scarpa, nei plurimi di Vedova... quanti sono disposti a farlo? Per questa musica serve tempo, maledizione, saranno in molti a fischiare, fischieranno tutti, poi forse a distanza di anni, questi suoni appuntiti come metallo torneranno a parlarci. E sarà dolce tacere.»
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commenta la recensione su Up The Downstair scritta da Domenico_Lotti
«Nel brano che dà il titolo all'album, il coro maschile che entra a circa 1'06'' è un sample dalla colonna sonora del film "Nosferatu" di Werner Herzog (autori del soundtrack i Popol Vuh). Questo per la cronaca, per il resto grande Steven Wilson (quest'album l'ha fatto da solo) e grande band i PT.»
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trova bël la definizione
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commenta la recensione su Kontinuum scritta da AJMET
«Album eccezionale che non delude i fan di KS; agli altri (qui su debaser, ne leggo di tutti i colori sul tedesco..) si può concedere il beneficio del dubbio. Certo è che l'allora 60enne Schulze tiene viva l'attenzione per 76 minuti filati (provateci voi..) in un album che è comunque più articolato di quanto le tre tracce con sottotitoli lascino intendere. Sequencer, episodi di transizione, una serrata ritmica elettronica, interventi vocali come lunghi assoli melodici..., in "Kontinuum" c'è tutto lo Schulze che in molti abbiamo amato nei decenni precedenti. L'album l'ho ascoltato solo di recente, e mi ha sorpreso felicemente…»
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commenta la recensione su Atem scritta da CosmicJocker
«Piaceva molto a John Peel (il leggendario dj e speaker radiofonico della Bbc) che, al tempo, lo elesse album dell'anno. Piace anche a me, come tutti i Tangerine, anche se per me il top è rappresentato dai successivi Rubycon e Ricochet. Appunto alla rece: sono pochi i synth in questo album, anzi l'unico è il VCS3, tutto il resto sono mellotron, organo, pianoforte, ecc.»
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vota 3 l'operaAtem
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commenta la recensione su Very scritta da Abraham
«7.989 fottuti caratteri (spazi inclusi). Quattro recensioni in una.»
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vota 3 "X"
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commenta la recensione su "X" scritta da caesar666
«X lo vedo un po' come un album di mestiere, senza un'idea forte come nel precedente Mirage (2° brano) o nel successivo Dune (1° brano). Aggiunte alla recensione: co-autori del sound di X sono Harald Grosskopf alla batteria, il già menzionato Wolfgang Tiepold al violoncello, e un'orchestra d'archi; nella riedizione in cd, il secondo brano (Georg Trakl) passa dai 5 minuti dell'originale del 1978 a una versione estesa di 26 minuti.»
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commenta la recensione su Unknown Pressure scritta da Gianfranco
«Unknown Pressure? recensore, torna a scuola va' 5 righe di recensione? editor, tirate via 'sta roba»
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vota 3 Kraftwerk I
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commenta la recensione su Kraftwerk I scritta da caesar666
«Amo le recensioni di caesar, per questo mi incavolo quando ci leggo qualche inesattezza. Sulla bufala, ripetuta per l'ennesima volta, di Hutter e Schneider allievi di Stockhausen, ha già precisato molto bene noveccentrico. Sull'importanza storica dei Kraftwerk (o dei Beatles, o dei Pink Floyd, o dei Radiohead, o di chi volete voi) paragonabile a quella di Beethoven (o di Bach, o di Mozart, o di Brahms, o di chi volete voi) è sempre la solita storia: si mettono assieme due linguaggi profondamente diversi annullando ogni diversità, omogeneizzando tutto, appiattendo tutto per illudersi che siano comparabili. Nella rece viene citato Stockhausen,…»
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