Nella metà degli anni '80 il periodo classico del prog è da tempo tramontato, ciò nonostante i maggiori esponenti di quel formidabile momento d'innovazione musicale, mica erano scomparsi dalla faccia della terra: tutt'altro! Alcuni cercarono una difficile riconversione ai generi allora in voga, altri più o meno coerenti alla loro musica dei bei vecchi tempi continuarono a produrre album dalle alterne vicende. Qualche illustre esempio: i Pink Floyd, o ciò che ne restava, pubblicano "A Momentary Lapse of Reason" (1986), gli Yes "90125" (1983) ed i King Crimson "Three of a Perfect Pair" (1984), mentre a casa nostra la situazione risulta assai più compromessa con l'uscita di "Banco" nel 1983 e "PFM?PFM!" del 1984 che ritengo sia meglio trascurare come gli stessi gruppi autori fanno da tempo.

Insomma siamo sulla soglia dell'archiviazione d'un genere, ma coraggiosamente vi si oppone un'altro colosso dei primi anni '70 ed a mio pare con successo! E' così che Keith Emerson, uno dei più grandi e fantasiosi tastieristi che si ricordino nell'ultimo quarto del secolo passato, richiama a se la Truppa: Greg Lake e Carl Palmer entrambi reduci da esperienze varie, chi da solista chi in altri gruppi, esperienze comunque insoddisfacenti o inadeguate rispetto ai tempi di "Tarkus" o "Trilogy". Purtroppo Carl, troppo distratto (o più probabilmente legato contrattualmente) dagli Asia, esita e lascia il campo a Cozy Powell: premiato batterista dei Whitesnake, sodalizio in fase di cambio della direzione artistica, evidentemente da lui non pienamente condivisa.

Rinasce così il famoso acronimo EL&P anche se come avrete capito il terzo protagonista ha una formazione decisamente diversa da Palmer. Poco male tanto ci vuol poco ad immaginare chi sarà il leader del nuovo gruppo e quale impronta musicale darà alla sua produzione, che si concretizza verso la fine del 1985 in questo album omonimo che per molti lettori rappresenterà una novità, ritenuta dal sottoscritto: piacevole e degna d'essere inserita nella propria discoteca.

Un complimento mi esce spontaneo e doveroso: a mio parere "EL&Powell" risulta l'album prog più fedele al mandato di tutto questo infelice decennio per il genere che più conosco e naturalmente ciò deriva da tre fattori fondamentali: Emerson è totalmente aderente a se stesso e il suo vangelo tastieristico, la presenza di Lake è marcata ed in forma smagliante, il nuovo arrivato fa il suo compitino con devozione e competenza.

Senza troppo scendere nel dettaglio delle otto tracce originali (due, evitabili, sono state aggiunte nella remasterizzazione su CD) è difficile non riconoscere in "The Score" e "The Miracle" gli elementi distintivi della migliore produzione EL&P, salvo un'enfasi qua e là un po' eccessiva, mentre la mediana "Learning to Fly" sembra fatta per dare il giusto spazio alla voce unica di Lake, anche se il tappeto di tastiere ottonate di Emerson non poteva di certo mancare.

Il tempo di girare il vinile e c'imbattiamo nella hit dell'album, almeno nelle intenzioni dei produttori: "Touch and Go" è una ballata popolare britannica, rivista da Emerson in chiave epica e in grado di far facile presa sul pubblico e richiamare i migliori momenti del suo passato. Ottima è la performance canora di Lake nella successiva "Lay down Your Guns" fortemente motivata dal costante impegno antimilitarista dei protagonisti; brano, scritto da Steve Gould, di un'attualità spaventosa, sia musicalmente che politicamente parlando. Molto carina e fuori dal coro è anche "Step Aside" in cui gli elementi jazz tagliano totalmente la coerenza sinfonica del resto dell'album.

La conclusione "Mars, the Bringer of War" (Marte, portatore di guerra) prosegue la condanna guerrafondaia attingendo alla suite "I Pianeti" del compositore inglese Gustav Holst e risolvendola in una marcia militare assillante ed inesorabile che rende perfettamente il messaggio finale dei nostri eroi. E' questo, a mio parere, il brano più riuscito ed interessante dell'album, quello da tramandare ai posteri, per intenderci.

Un giusto apprezzamento per la copertina futurista che stilisticamente trovo semplice ma assai efficace, diffcile invece il giudizio tecnico sull'incisione sia per l'intrinseca "abbondanza" sonora prodotta da Emerson, che talvolta riempie indistintamente i diffusori, ma probabilmente anche per il momento di transizione dall'analogico al digitale.

Tutto sommato facile attribuire quattro stelle anche in omaggio alla carriera dei protagonisti.

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