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In questa sede mi trovo a recensire, per volontà di scelta, un disco di questo straordinario progetto chiamato Firebird, che comprende niente meno che Bill Steer alla chitarra/voce, Leo Smee al basso/organo e Ludwig Witt alla batteria; i più attenti si saranno già accorti che in questo caso ci troviamo di fronte ad un super-gruppo. Il primo infatti è stato chitarrista della più grande death-metal band di sempre: i Carcass; il secondo bassista della più grande doom-metal band più recente: i Cathedral; ed il terzo batterista degli Spiritual Beggars, band che alle spalle si è lasciata un paio di album di stoner rock favolosi.
Quello che i tre ci propongono però non è metal, bensì un hard-rock stile 70's che farebbe invidia a gruppi molto famosi dell'epoca.
Steer sorprende con la sua voce, che ben si adatta all'atmosfera molto a zampa di elefante, ma soprattutto con i suoi riff taglienti che testimoniano la sua duttilità anche quando alle prese con un genere non certo familiare. La sezione ritmica è il forte di questo album, sembra in effetti di essere catapultati nel bel mezzo degli anni 70, in una jam-session tra amici che si ritrovano a strimpellare della buona musica hard-rock. L'organo di sottofondo si nota a tratti, come nel brano di apertura "Meantime", dove il riff di Steer la fa da padrone.
Altri episodi interessanti sono "Bollard", brano più lento ma altrettanto accattivante, e la cover dei Traffic "Stranger to Himself": non male davvero.
Un agglomerato di suoni heavy-rock per palati fini, dove basso corposo, chitarra secca e batteria sporca si incrociano alla perfezione.
A qualcuno non piacerà vedere dei mostri sacri del metal più estremo alle prese con della musica più seria e piacevole per le orecchie, ma questi sono i veri talenti in circolazione, quelli che non si fossilizzano in un genere solo, ma hanno il coraggio di mettersi in discussione, spesso raggiungendo risultati eccellenti.
Bravi Steer e Co., tanto di cappello.
Consigliabile per gli amanti del suono "vecchio", sporco dove la birra scorre a fiumi, ma anche per i novelli stoned-ascoltatori.
Eclettici.
Non sei tu che scegli ma loro a scegliere te.
Come le mezze stagioni, non ci sono più capolavori ma solo buona musica che vale la pena ascoltare.