FRANCESCO DE GREGORI (1974) 9/10
Che poi ognuno se le vive un po' alla sua maniera. Tipo, se mi chiedessero qual è l'abum di Vasco più bello risponderei, senza esitare, “Non siamo mica gli americani” ma “Cosa succede in città”, con tutte le sue imperfezioni, lo porto più nel cuore; se mi chiedessero qual è l'album più bello di De Gregori avrei già qualche dubbio in più, poi alla fine direi “Titanic” ma a questo “Francesco De Gregori” sono legatissimo (fu il suo primo che ascoltai) e per me, pur contenente un paio di brani che non mi fanno impazzire, è il migliore, inteso come “disco del cuore”.
Ora, in merito alle ultime dichiarazioni rilasciate dal cantautore durante la presentazione del suo nuovo tour (le conoscete tutti, quindi evito di riportarle) tutti sono liberi di pensarla come vogliono. Io non dico nulla, anzi no, una cosa la dico. Questo è un Paese strano: tra gli artisti, o presunti tali, che hanno firmato un appello per fermare il genocidio a Gaza troviamo anche Gigi D'Alessio. Non De Gregori. E quindi è venuta fuori la cosa che D'Alessio sarebbe meglio, moralmente (che puo' essere) e musicalmente (che non puo' mai essere) di De Gregori. Strano Paese questo, in cui si giudicano gli artisti in base alle dichiarazioni politiche e non a cioò che fanno: puzza molto di anni '70, e francamente De Gregori, dopo i fatti del Palalido nel 1977, avrebbe anche già ampiamente dato.
Il disco, si diceva. Bellissimo. Nel 1976, due anni dopo l'uscita, De Gregori asserì che questo fosse il suo lavoro meno riuscito. Capita: Fellini pensava che “8 1/2” potesse venirgli meglio, per dire. Poi negli anni il Principe pare essersi ricreduto e ha fatto una parziale marcia indietro: certo alcuni brani qui presenti sono stati poi negli anni riproposti molte volte nei live, tra cui la celeberrima “Niente da capire” (ma, una discreta gloria, la ebbe anche, ad inizio 2000, “Cercando un altro Egitto”, e nel 1997 rimise in scaletta persino “Giorno di pioggia”). Ecco, “Niente da capire”. La vicenda della censura è nota (“Giovanna faceva dei giochetti da impazzire” divenne, per lungo tempo, “Però Giovanna è stata la migliore”) e fu una canzone che De Gregori scrisse per rispondere alle accuse di eccessivo ermetismo rispetto al suo precedente album, “Alice non lo sa”, 1973. Con un piccolo, curioso dettaglio: il brano ad un certo punto dice “Mia moglie ha molti uomini e ognuno è una scommessa” e per questo motivo la canzone non venne trasmessa in radio ed in Tv sino al 14 maggio 1974, il giorno dopo cioè della vittoria del divorzio al referendum. In un Italia oserei dire oltre il bacchettone, un brano in cui si narravano vicende di donne (qui una donna) che insomma non considerava la fedeltà come un obiettivo da perseguire, l'idea di poter mandare in onda una roba del genere prima di un voto cruciale per le sorti del Paese pareva (ed in effetti fu) intollerabile.
Ma certo l'ermetismo “ammanta” l'intero album. Perchè oggi abbiamo Internet, abbiamo svariate interviste, Youtube, e possiamo capire attraverso le parole dell'autore cosa volessero dire dei brani difficilmente comprensibili ad un primo, magari distratto, ascolto. In un clima più simile al miglior Leonard Cohen piuttosto che al mito “degregoriano” Bob Dylan, il nostro snocciola brani tanto affascinanti quanto complessi da un punto di vista letterario. Ma certo, alcune cose come “Informazioni di Vincent” o “Finestre di dolore” lasciano a bocca aperta. E successe anche all'epoca, con grande sorpresa dei discografici della RCA che non si aspettavano un tale seguìto e tantomeno si aspetteranno il clamoroso successo del successivo album, quel “Rimmel” che diventerà il 33 giri più venduto del 1975. Poi, onestamente, io in “Cercando un altro Egitto” che le “grandi ciminiere di lampone che fumano lente” fossero i camini dei campi di concentramento proprio non ci sarei mai arrivato. Così come il fatto che “A lupo” fosse dedicata ad un amico del De Gregori stesso, ma l'ultimo brano, “Souvenir”, ha quel passaggio meraviglioso che ogni volta mi scioglie in due: “...E intanto conto i denti, però il conto non mi torna/ce ne è uno che mi manca e forse tu mi puoi aiutare/per caso non l'hai mica ritrovato a casa tua?, amore mio/quando ti ho morso il cuore”. In un album in cui suonano nomi di rilievo (Tony Esposito, Venditti, Renzo Zenobi) ci sarebbe anche “Bene” (per me la più bella) ma siccome piango ogni volta, oggi no.
“Francesco De Gregori è un lavoro pensato e confezionato di notte e per un ascolto notturno, al tavolo di un osteria di borgata della capitale.”
“Le storie d’amore non raccontano mai di un lieto fine, ma non c’è rabbia, non c’è odio… solo la rassegnazione del tempo che trascorre.”
«Un disco in cui è presente principalmente la chitarra, oltre alla voce di un ventitreenne che ha come miti proprio due degli artisti sopracitati.»
«Un piccolo diamante in mezzo a una distesa di sassi grigio morto.»
“Bene è da sempre stata una parte di me. Dalla prima volta che l’ho ascoltata, forse addirittura prima che nascessi.”
“Francesco ci porta in un mondo tutto suo, fatto di sogni, speranze, amori e poesia.”