Controllo.

Contenimento.

Questo è quanto si ricava dall’ascolto di Human Impact, omonimo esordio della band capitanata da Chris Spencer (ovviamente voce e chitarra), che abbandonati gli UNSANE ha reclutato per la ghiotta occasione Jim Coleman alle tastiere (ex Cop Shoot Cop), Phil Puleo in batteria (Cop Shoot Cop, Swans) ed il basso degli Swans Chris Pravdica.

Tutti di provenienza newyorchese, non trascurabile concomitanza geografica.

La somma algebrica delle nobili origini però non è il risultato finale in termini estetici, l’esito è felicemente diverso dal patchwork che avremmo potuto profetizzare, e ciò è un bene.

Beninteso che potrete comunque divertirvi a scovare le influenze far capolino tra le dieci tracce, e vi sarà facile riconoscere il groove malato di matrice CSC in “Protestor” o l’inesorabile incedere allucinato di unsaniana memoria in “This Dead Sea”.

Il così costituito ensemble di fuoriclasse infatti ci consegna un noise rock innervato di sonorità minacciose, adagiate su di un’instabile trama in attesa di detonazioni che non arriveranno, o almeno non come vi aspettate.

Noise scremato di quell’urgenza esplosiva sparata in faccia senza remore che fu degli UNSANE, sostenuto dalle ritmiche asimmetriche e tribali CSC, ossessivo senza tracimare nell’autismo Swans.

La violenza arriva lateralmente, aleggiante e sospesa come una promessa, ma è ragionata, una disperazione fatta di quei sinistri brandelli di realtà che lentamente va configurandosi.

Sibila direttamente dal blastoporo di un universo che va ripiegandosi su se stesso, ostile gastrula introflessa, fredda, aliena metafora di un mondo capovolto, come appare in copertina, suoni di un progresso che cavalca verso l’auto disgregazione.

Benvenuti nel futuro.

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