Johnny Hiland
Johnny Hiland

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Johnny è un polistrumentista obeso, in grado di suonare fino a ventidue strumenti. Ma Johnny è anche affetto da nistagmo, una rara malattia che provoca l’involontario e frenetico movimento oscillatorio degli occhi. Ma Johnny non ha bisogno di guardare, per suonare. Sa esattamente dove si trovano le note sulla sua chitarra. Probabilmente se qualcuno lo facesse a pezzi e lasciasse solo le mani, le sue dita mozzate continuerebbero a suonare da sole la sua musica divina. Jhonny è un virtuoso. Tipo Vai o Malmsteen? No, meglio. Molto meglio. Tanto per cominciare ogni sua nota ha un senso all’interno delle sue canzoni, è come un frammento di puzzle che si incastra perfettamente nell’altro per andare a creare un unico grande disegno. Secondo poi: è un compositore nettamente migliore dei soliti guitar hero che sì, hanno tecnica da vendere ma, come si sa, poca arte. Hiland è anche dotato tecnicamente: si libra in voli pindarici ma non ha paura di smitragliare note alla velocità della luce. Le sue dita ballano velocissime sulle corde, tanto che i suoi movimenti sono quasi indistinguibili ad occhio nudo. Ma Johnny non è raffinato, è elegante nella sua ruvidità: la raffinazione secondo lui snatura l’arte, mentre l’eleganza la arricchisce.

E’ in questo modo che il chitarrista del Maine ci introduce in un campo magnetico di violente sferzate elettriche (Until We Meet Again), mentre fulminee scariche di tapping dominano le tempeste sonore racchiuse dentro i suoi assoli (Opus D'Funk). E non ha paura di condire il tutto con preziose ballad semi-acustiche (Truth Hurts), anche se il meglio nasce dal veloce battito country di “Swinging The Strings” , dove roboanti assoli di chitarra, giri di basso da vertigine degna di una montagna russa e intermezzi percussivi ci calano senza via di fuga nell’atmosfera retrò della sua musica. Sì, retrò, perche Johnny si ispira soprattutto al country e al rock’n’roll delle origini (il migliore).

Johnny Hiland spiazza spaziando dal contry al sano rock’n’roll di una volta, imbevendo il suo sound nei più disparati generi, come il bluegrass, il rock, il blues e e aggiungendo talvolta qualche gustosa spolverata di western swing, in un disco che è interamente strumentale (anche se nelle esibizioni live e nei seguenti dischi canta anche). La poesia gli è amica, e questo disco è da avere in tutti i modi.

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Commenti (Cinque)

IlConte
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Ero appena rimasto impressionato dall'ascolto che hai messo!!! L'album suo più rock'n'roll e meno country?! Lo prendo subito. Bella rece! @[Pinhead] (5)
BËL (01)
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algol
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Bella segnalazione, interessante.
BËL (01)
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Onirico
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Ma perchè le recensioni di novità non se le fila mai nessuno?E' bastato che recensissi i sigur ros, che erano già stati recensiti varie volte, e sono venuti a frotte. E' un pò frustrante per chi scrive...
BËL (00)
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Pinhead: Per lo stesso motivo per cui i Sigur Ros vendono 100 volte tanto Johnny Hiland, presumo. E tu non ti frustrare e persevera.
Pinhead
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La prima impressione, dopo aver visto i video che hai messo, è di uno di quei chitarristi che suonano 150 note in venti secondi, alla Malmsteen per capirci. Ma se dici che c'è ben altro, ben venga e mi cerco qualcosa per approfondire.
BËL (00)
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Onirico
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E' molto differente da Malmsteen, Johnny va veloce ma non butta lì note a caso per allungare la minestra, come invece Malmsteen quasi sempre fa. Inoltre fa un genere di musica totalmente differente ed è sempre armonico (con qualche dissonanza ovviamente), e i suoi pezzi non sono sempre così veloci. Ascolta "Slow blues" se vuoi un pezzo lento o "Swinging the stirngs" se vuoi un pezzo più movimentato.
BËL (01)
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