TRASLOCANDO (1982) 7/10
Forse è sempre stato un problema italiano, perché questo è un Paese moralista a tratti e perbenista di default, così la Berté che si fa ritrarre in copertina vestita da suora, nel 1982 (non nel 1922), creò scompiglio e commenti bacchettoni di varia natura. Era un gioco, ma si sa, a volte i giochi non tutti li capiscono. “Traslocando”, che venne registrato negli USA (e lì venne anche commercializzato), rappresenta, credo, l'apogeo del personaggio Berté, e da qui (escluso il successivo “Jazz”, 1983) l'inizio della rovinosa caduta.
Il brano cardine è “Non sono una signora”. Andò così: la Berté si trovava a casa di Fossati e con loro, immancabile, c'era Mia Martini; Fossati accenna al piano una canzone ed intona alcuni versi da lui scritti, trattavasi appunto del suddetto brano. La canzone, che poi è una specie di puntuale autobiografia della stessa Berté (nonché il brano che la rappresenterà sempre, e la rappresenta ancora oggi), piace subito a Loredana, ma Fossati è dubbioso e, timidamente, le chiede: “Ti senti offesa?”, di tutta battuta lei risponde: “Andiamo subito a registrarla”. Nel 1982 il brano diventerà un successo importante (anche se meno clamoroso di quello che oggi è lecito pensare: il 45 giri raggiunse, come proprio massimo, la quinta posizione in classifica (restandovi, però, per 13 settimane), mentre il 33 giri non andò mai oltre il settimo posto (fonte: “Il Dizionario della Canzone”). Certo, la vittoria al Festivalbar contribuì al successo, ma sicuramente la forza evocativa del brano aiutò parecchio: la Bertè mettendosi “a nudo” aveva conquistato il pubblico con una sincerità disarmante, sono io quella “...per cui la guerra non è mai finita”.
Ovviamente l'album è anche altro, e non è solo Fossati (anche se il meglio lo dà lui, qui anche in veste di produttore). Essendo lì, negli anni '80, con l'elettronica ed i sintetizzatori a farla da padroni, l'album, inevitabilmente, risente di questo clima, così come alcune escursioni semi-rock. L'apertura affidata a “Per i tuoi occhi” (altro pezzo che andò benissimo in hit parade) ne è un esempio, con quell'apertura esplosiva nell'inciso ed un'interpretazione sofferta in cui la Berté non risparmia nulla del proprio repertorio vocale; la scrisse Maurizio Piccoli, è molto bella, anche se alcuni passaggi restano, a distanza di più di quarant'anni, misteriosissimi (che significa: “...con te sul Monte Bianco/a far l'amore in stereofonia”?). Fossati si diceva. Regala alla Berté 2 pezzi notevolissimi: “J'adore Venise” (che Fossati incise l'anno prima nel suo album “Panama e dintorni”, 1981), fra bottiglie di whisky e frasi urlate, e la s-t-r-e-p-i-t-o-s-a title-track (che Fossati si “riprenderà” l'anno dopo), uno dei pezzi più belli della musica italiana (e chi ha traslocato, soprattutto in giovane età, capirà meglio di tutti) perché le vicende di “Lucy la fredda” che trasloca portando via i propri amori nascosti nei cassetti e nelle scatole di latta è un'immagine di una bellezza rara (ma non scherza nemmeno: “Lucy la fredda stava seduta sulle scale/e i ragazzi del trasloco per fare in fretta la trattavano male...”). Che poi questa Lucy esisteva davvero: trattasi di Lucy Morante, storica fidanzata di Renato Zero, ed anche l'autocitazione “fossatiana” presente nel testo non stona affatto (“...E di nuovo cambio casa, cantava dalla radio la voce di un amico mio...”). Altrettanto notevole è “Stella di carta” (anche qui c'è molta vita riferibile alla Berté, scritta ancora da Maurizio Piccoli) con un verso che ognuno puo' interpretare come vuole (anche se, secondo me, c'è ben poco da interpretare): “...Non so di te cos'è che mi fa gola/é forse solo l'asta o tutta la bandiera...”. Un Fossati in grande forma firma anche, in combutta con i Platinum Hook (il gruppo che suona tutte le canzoni dell'album), “I ragazzi di qui” che più anni '80 di così non si può.
Convincono meno altre cose, ed è un peccato visto le firme che portano. Per dire, dello stesso Fossati “Stare fuori” è tirata un po' troppo per le lunghe, mentre la cover de “Les caves de l'amour” (in originale di Jean Paul Dreau, e riscritta in italiano dallo storico collaboratore di Cocciante, Marco Luberti) è una specie di blues che tenta “d'arrampicarsi” su vette leggermente complicate e non propriamente nelle corde della Berté. La sorella Mia Martini (che si firma col suo vero nome) è l'autrice de “Notte che verrà”, ma a fronte di un testo debolissimo vi è, a salvare tutto, un tappeto musicale molto intrigante. Chiude “Una”: il sigillo è quello di Renato Zero. Ma non lascia tracce.
Traslocando è il primo disco in collaborazione con Fossati, prima di Borg, della coca, della sorella e Fossati negli anni 80 era tanta roba.
Stella di carta, la mia preferita, una storia commovente ed un’interpretazione passionale.
Traslocando, della Bertè. Per me è il suo maggior successo. Esagero, tra i 20 migliori album italiani di sempre.
Lei è un’ottima interprete, i pezzi sono firmati dal miglior Fossati, cosa vuoi di più?