LA BATTERIA, IL CONTRABBASSO ECCETERA (1976) 6,5/10
Attenzione, maneggiare con cura.
“Anima latina” (che è un capolavoro, anche se molta critica colta lo detesta) sconcertò il pubblico e dunque il compito di “riprendersi” quella fetta di ascoltatori che parevano disorientati dalla svolta battistiana apparve, fin da subito, impresa ardua. Già però, al di là dell'oceano arrivavano i primi echi della cosiddetta disco-music, a cui Battisti porse orecchio, cervello e cuore. Ma, e questo credo sia abbastanza chiaro, il duo Mogol-Battisti non aveva pronti un numero sufficiente di brani da riempire un disco, e dunque (tolte anche delle prove preliminari col gruppo de Il Volo considerate scarsine) ecco che i due si rimpossessano di un paio di brani ceduti ad altri: “Un uomo che ti ama”, incisa quello stesso anno da Bruno Lauzi (non entrò in classifica, a differenza di “Johnny Bassotto”) e l'antiquata “La compagnia” incisa nel 1969 da Marisa Sannia ed insieme a “Prigioniero del mondo” unico brano inciso da Battisti da egli non scritto.
Il pezzo forte dell'album è l'iniziale “Ancora tu” (il singolo più fortunato di Battisti di sempre: primo posto in hit parade per 3 mesi!) ed è l'esempio di come Battisti fosse appunto “sintonizzato” sulle nuove onde sonore: è un brano evidentemente disco-music con i primi effetti ritmici sincopati (non a caso Battisti rimase, prima di incidere l'album, un tempo abbastanza lungo in California) alternati ad una strumentazione più classica. La chitarra è di Ivan Graziani (che all'album partecipa attivamente) e, per la prima volta, Battisti gira un videoclip promozionale in cui salta, gioca, corre, insomma si diverte sguazzando nell'acqua (come copertina dimostra). Il videoclip destinato all'emergente Tg2, nel 1976 non venne mai mandato in onda, ed apparve solamente nel 1998 dopo la scomparsa del cantautore di Poggio Bustone. Con grande scorno del Tg2 che, evidentemente, già pregustava lo scoop Nazionale. Eh sì, perchè “La batteria, il contrabbasso eccetera” segnò il ritorno in grande stile in classifica del nostro (“Il nostro caro angelo”, vendutissimo, era ormai datato 1973, cioè tre anni addietro) e il “riabbraccio” al figliol prodigo (diciamo così) del pubblico italiano al Battisti più popolare ed “immediato”. Colpito ed affondato.
L'altro brano dance è “Il veliero”. Ora, questo disco è suonato da Dio (l'ascolto in macchina, che è sempre il più efficace, fa capire benissimo la qualità musicale delle 9 tracce) e ha dei giri di chitarra e basso, soprattutto basso, che sarebbe da studiare nelle scuole di musica (e vabbè, direte voi, ma guarda chi ci suona: Ivan Graziani; Walter Calloni; Alberto Radius; Bob Callero; Gianni Dall'Aglio, più Battisti che suona un po' di tutto, persino il mandolino) e proprio su un giro di basso il nostro costruisce tutta una canzone, splendida: “Io ti venderei”. Così come la mirabile “Respirando”: “latineggiante” (tanto da essere inciso anche in spagnolo dallo stesso Battisti) più che una canzone pare un film, con Mogol che scrive un testo talmente aggrovigliato da risultare persino epico. In pratica: lui muore; lui vede lei al funerale; lei si mette con uno nuovo ma capisce che non è la stessa cosa; lei muore (come era morto lui: incidente stradale); si ritrovano e vedono gli altri, che sono sempre quelli di prima, al funerale, ma stavolta di lei. Il verso “...Ti stai accorgendo/che un uomo vale un altro sempre no non vale...” bisognerebbe tatuarselo (già, buona idea!). “La compagnia”, invece, nella versione di Battisti diventa un blues incalzante che affascinerà persino un giovane Vasco Rossi (che, purtroppo, la coverizzerà anni dopo, nel 2007): “...Ho imparato ad amare il pezzo quando ancora non facevo questo mestiere, l'ho sempre trovato commovente […] che non fosse stata scritta da Battisti l'ho scoperto solo in un secondo tempo. La cosa, però, non mi pare rilevante. Ora quella canzone è mia” (“Tv Sorrisi e Canzoni”, 2007). Con tutto il rispetto, quella canzone continuerà ad essere di Battisti, per quando mi riguarda.
Altre cose, però, funzionicchiano: “Un uomo che ti ama” la preferisco nella versione di Lauzi (problema mia, capisco); “No dottore” mi ha sempre convinto poco (al netto, lo ripeto, di una ottima resa musicale); “Dove arriva quel cespuglio” è un lato B debolissimo. Il successivo “Io tu noi tutti” (1977), senz'altro più ragionato, è di un livello superiore; “Una donna per amico” anche di più.
«Le canzoni sono come schede perforate da inserire in un computer... se si sbaglia la perforazione per quello che riguarda la ritmica, la scheda verrà sputata fuori dalla macchina.»
«'Il veliero' è un brano che si rivelerà molto in anticipo sui tempi e va ben oltre le atmosfere disco-music.»