La scena musicale di Amsterdam si rivela un crogiuolo di suoni globali di ispirazione cosmopolita e vagamente retrò. L'album di debutto dei Nusantara Beat rafforza questa convinzione. Germogli dalla fertile scena psych-funk di Amsterdam, l'ensemble indonesiano-olandese, che include membri di EUT, Jungle by Night e Altin Gün, fonde chitarre surf, percussioni ipnotiche e scintillanti tessiture folk.
Come suggerisce il titolo, Nusantara Beat celebra l'unità attraverso il ritmo. Nusantara, che significa tutte le isole dell'Indonesia, si riflette nel suono denso e intrecciato dell'album, trasmettendo un vibrante senso di unione e di sincronismo.
In 11 tracce, il gruppo rende omaggio alla tradizione musicale sundanese e al pelog della scala gamelan, stratificando queste antiche tonalità sotto synth moderni, profondi e veloci groove di basso e un senso di soundtrack cinematografico.
Al giorno d'oggi non mancano gruppi che attingono alla psichedelia ispirata dagli anni '60, ma i Nusantara Beat si distinguono dagli altri. Gruppi come i Khruangbin spesso si spostano verso la musica longue e d'atmosfera, ma questo collettivo di contro sviluppa suoni dimenandosi con indomito slancio.
C'è molta energia qui, del tipo che invita a muoversi, piuttosto che a perpetrare i ritmi al rallentatore o l'isolazionismo.
Gran parte di questa energia deriva dall'interazione tra il bassista Michael Joshua e il batterista Sonny Groeneveld, la cui alchimia serrata e giocosa alimenta in modo continuo anche i passaggi più atmosferici del disco.
Il brano di apertura, Ke Masa Lalu, dà il tono con chitarre da thriller caraibico e uno tsunami di tastiere. Ed incarna perfettamente l'essenza della band: in parte surf rock, in parte seduta spiritica mistica.
Brani come Bakar si avventurano nell'electro notturno alla 007, il cui groove trascinante e il lussureggiante intreccio di synth, evocano il ronzio delle luci al neon con riflessi sulla pioggia tropicale.
E facciamoci questo giro, c'e gente che balla in spiaggia con il psyco pop da camera asiatico.