"e forse un giorno anche tu re sarai...", "il coraggio senza una spada non servirà"  

PRELUDIO ALLA RECENSIONE:

Allora: prima di scrivere la recensione su "Pierrot Lunaire", volevo ben sapere da dove traesse origine il loro nome, così sono risalito fino all'opera  espressionista omonima di Arnold Schönberg. Di quest'opera però ho potuto solo ascoltare superficialmente spezzoni e leggere sommariamente commenti, tuttavia mi sembra di rintracciare delle similitudini fra i due lavori, seppure in ambiti completamente diversi.

RECENSIONE VERA E PROPRIA:

Il disco si apre con "Ouverture XV", introduzione strumentale che alla lontana ricorda l'opera di Schönberg come sonorità. Qui bastano solo gli strumenti  (soprattutto tastiere e chitarre) per condurci in un'atmosfera medievaleggiante e di fantasia. 
Si entra quindi nel cantato con "Raipure" e l'impressione di trovarsi in un mondo fantastico popolato da re e folletti trova la definitiva conferma. In fondo pure "Raipure" costituisce un'altra introduzione all'insieme, tanto che nel corso di questo brano fanno la loro apparizione personaggi richiamati in seguito nell'album (l'invasore, narciso, il re di Raipure).
Infatti proprio il brano seguente porta con sè una descrizione dettagliata de "L'invasore", descrizione che nel finale cede all'epica. ("E sarà l'ultima battaglia che vivrai, l'ultima vita che distruggerai...è la tua!")

Successivamente compare l'elemento femminile in "Lady Ligea", brano prettamente strumentale, per poi lasciare spazio al mito di "Narciso"che deve fare i conti con la sua ombra.I Pierrot Lunaire stavolta fanno ampio uso dell'effetto di riverbero e l'impiego delicato del sitar. "Ganzheit" ("totalità, interezza" in italiano) invece ci riporta a sonorità più nitide e pulite, meno confuse grazie all'utilizzo prevalente della chitarra acustica, folk. Stesso discorso vale anche per i successivi 53 secondi esclusivamente strumentali di "Verso il lago".  Quasi sicuramente, come si arguirà dal pezzo successivo, è il re di Raipure a dirigersi verso il lago.

Onirica è appunto "Il re di Raipure", che arrivato al lago chiede a madre foresta una stella in cambio della sua mente, vede la stella riflessa nel lago e deve annegare. Passando per il malato di malinconia di "Sotto i ponti" che non riesce più a sorridere, brano convincente sotto molti punti di vista, in particolare per il crescendo strumentale che percorre quasi tutto il brano, si arriva all' "Arlecchinata", che mi ricorda l'opera di Schönberg non solo per l'accostamento Pierrot-Arlecchino, ma anche perchè gran parte del cantato è quasi parlato. Ora, ho letto che una caratteristica del Pierrot Lunaire di Schönberg è lo Sprechsang (letteralmente canto parlato, voce recitante). Certo non voglio affermare che Schönberg o i Pierrot Lunaire siano rapper ante litteram, ma solo che i Pierrot potrebbero essersi ispirati al compositore austriaco (anche se lo ripeto, la mia conoscenza su Schönberg è estremamente superficiale e limitata).  Detto questo, "Arlecchinata" è un brano che tende a scorrere soprattutto per immagini.

Il titolo successivo "La saga dellla primavera" ricorda neanche a farlo apposta "La sagra della primavera" di Stravinskij.  Anche in questo caso il testo del brano procede per immagini, ma viene lasciato molto spazio alla sola strumentazione.

Infine, per chiudere il disco, "Mandragola", strumentale anch'esso, dove i toni si fanno concitati e il suono distorto delle chitarre prende il sopravvento, fino alla conclusione in accelerazione a mo' del finale di "War Pigs" dei Black Sabbath, seguito da un brevissimo e tranquillo arpeggio di chitarra acustica.

Da me, almeno, fortemente consigliato, un album unitario, organico, seppure eterogeneo nel suo complesso.

 

Divagazione personale: interessante, da utente Mac, con Firefox riesco a vedere la striscia sopra con i grassetti, i corsivi, gli elenchi puntati, gli HTML. Senza dover ricorrere ai codici, alle tag HTML. Ragione in più per abbandonare Safari.

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