Nel 1972, "Quella Vecchia Locanda", gruppo italiano nato sull'onda dell'emergente movimento progressive, entra a far parte di questo genere con un disco (omonimo) di ottima fattura. Le particolarità del gruppo sono la presenza del flauto, suonato dal cantante Giorgio Giorgi e del violino di Donald Lax che permettono al sestetto romano di fondere parti classiche al rock.
L'opera si apre alle orecchie con un bel dialogo in crescendo tra il violino elettrico del Lax e le tastiere di Massimo Roselli, sulla quale si stendono poi fraseggi di chitarra elettrica e fischi di moog per dare alla canzone una certa spinta. Dopo la tempesta, la quiete, con la chitarra acustica di Raimondo Maria Cocco che crea con le tastiere l'atmosfera ideale per permettere alla voce soave del Giorgi di esprimersi al meglio. Con la ripresa del tema iniziale si chiude "Prologo", la prima traccia. Di nuovo violino per "Un Villaggio, Un' Illusione", canzone variegata con un assolo di flauto in pieno stile "Jethro Tull", come capiterà spesso nell'album, pezzo ricco di atmosfera, sulla quale si adagia una ottima parte cantata. Finale alla "Bourèe" che porta alla quarta traccia dell' opera: "Immagini Sfocate". Si comincia con della psichedelia, poi un bel crescendo porta nel mezzo della canzone dove il batterista Patrick Traina stende il terreno per degli assoli di chitarra. Dopo questo pezzo hard-rock c'è spazio di nuovo per il flauto, che si esprime proprio come in "My God" dei "Tull", con la sola differenza che ad accompagnarlo ci sono tastiera e violino. "Dialogo" vede invece la prima parte dedita ai virtuosismi del tastierista, che sul ritmo disegnato dal bassista Romualdo Coletta trova modo di divertirsi con il moog.
Si arriva così a "Verso La Locanda", traccia in cui trovano modo di coesistere in maniera perfetta classicismi e parti hard-prog. Strepitoso il violino che introduce alla parte centrale dove si nasconde il cantato mansueto, tipico della Locanda.
Chiude l'album "Sogno, Risveglio E…", canzone impregnata di pianoforte e mellotron, che lascia nella mente dell' ascoltatore una sensazione di pacatezza e tranquillità, insieme alla voglia di riascoltare subito il disco.
Nulla da aggiungere su un opera che è da considerarsi una pietra miliare del progressive italiano, dove non si possono trovare pezzi trainanti e pezzi deboli, semplicemente perché non vi sono né gli uni, né gli altri, sono tutti dei capolavori!
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Altre recensioni
Di Defender1
Un crescendo di melodie che lasciano di tanto in tanto spazio ad una voce manieristica ma gradevole, sorretta da un magnifico tappeto sonoro impreziosito da un flauto e da un violino mai fuori posto.
Resta il rammarico che opere come questa sono state quasi completamente ignorate da un pubblico inspiegabilmente sordo.
Di pagehammilhowe
L'album del sestetto romano mette in risalto le abilità di ogni singolo componente.
A mio avviso il miglior brano dell'album 'Dialogo', un autentico incrocio di synth che sfocia in una sezione centrale che richiama molto i colleghi inglesi King Crimson.
Di MosMaiorum84
Un disco che rimane scolpito, dopo l’ascolto del quale, beh, si sente che si è aggiunto qualcosa alla propria personalità.
Sinfonicità portata ai massimi livelli, gusto progressive portato ai massimi livelli, epicità ai massimi livelli: bellissima questa parte.