Era il 1976, la musica mondiale era dominata dall’hard rock e dalla disco music, il progressive stava lentamente perdendo la sua aura ma resisteva ancora negli ambienti colti della musica rock. Quattro ragazzi con una forte passione per la musica ma dalle scarse competenze tecniche, tuttavia, ribaltarono per sempre il mondo della musica… erano i Ramones. Questo album di esordio nasce dopo diversi cambi di formazione interni e scambi di ruolo, nati principalmente dalla loro inettitudine (se così si può dire) a livello di padronanza degli strumenti musicali. Jeffrey Hyman (in arte Joey Ramone), inizialmente batterista, si ritrova ad essere il frontman e cantante di una delle band più influenti di sempre, mentre il chitarrista e loro manager Tamás Erdélyi (in arte Tommy Ramone) decise di ricoprire il ruolo di batterista a causa della scarsità di batteristi adatti a ricoprire il ruolo in maniera stabile. Le loro canzoni sono semplici, distorte, brevi, ma assolutamente efficaci; l’intenzione della band era di esprimere la loro passione per la musica in maniera trasparente, nonostante le lacune tecniche. Ispirati da band come gli Stooges e dal garage rock in generale, nacque così quello che sarebbe diventato il punk rock. Il disco si apre con “Blitzkrieg Bop”, tre accordi distorti ripetuti, zero assoli, ritmo elementare in 4/4, e tanta voglia di suonare espressa in poco più di 2 minuti. I brani che seguono mantengono la stessa struttura; come si suol dire “squadra vincente non si cambia”, infatti loro decidono di mostrarsi per ciò che sono, senza pretese. Molti dei brani di questo disco sono diventati inni della musica rock, così come anche il loro immancabile “one-two-three-four” all’inizio di ogni brano; oltre alla canzone citata prima abbiamo anche “Beat On The Brat”, “Judy Is A Punk” e “Havana Affair” giusto per nominare alcuni momenti memorabili. Riguardo alle tematiche dei testi, spesso e volentieri si rifanno a vicende di vita e/o a storie vissute, senza vere e proprie denunce sociali come sarebbe stato invece per molti gruppi punk a venire; naturalmente troviamo eccezioni, come ad esempio in “Now I Wanna Sniff Some Glue”, dove è evidente il riferimento alla pratica in voga nei quartieri poveri di quegli anni di sniffare per l’appunto colla in cerca di sballo. Anche la struttura stessa dei testi è piuttosto semplice: strofe e ritornelli con frasi ripetute, che restano in mente come un mantra; con ogni probabilità anche questo è stato un elemento che ha contribuito a fissare nell’immaginario collettivo certe loro canzoni. L’unico brano del disco a differenziarsi dagli altri è “I Wanna Be Your Boyfriend”, un pezzo sicuramente più tradizionale ed ispirato al pop-rock in voga nel decennio precedente, ma che, unito al loro stile inedito, diventa subito riconoscibile. Questo album, ancora di più rispetto ad altri album nella storia della musica, è da contestualizzare al periodo ed alla sua genesi. Se lo si valuta in maniera prettamente tecnica, esso è un disco molto scarno e a senso unico (gli AC/DC in confronto sono una band avant-garde), così come il mix è alquanto insolito per gli anni settanta, con la chitarra sul solo canale sinistro e il basso solo su quello destro. È altrettanto vero che a volte “less is more”, il resto infatti è storia; tutti i loro album a venire hanno sicuramente più maturità musicale, ma l’impatto culturale, ancora prima che musicale, di questo disco è senza precedenti. Se oggi ascoltiamo generi quali l’alternative rock, il thrash metal, o anche solo qualche brano in radio di gruppi come Blink182 o Green Day, è proprio grazie a questi quattro ragazzi che, con ogni probabilità, furono inconsapevoli di ciò che avrebbero creato.
Brani migliori: “Blitzkrieg Bop”, “Judy Is A Punk”, “I Don’t Wanna Walk Around With You”, “Havana Affair”
Con i loro brani da due minuti dove l'instintività e la compattezza del garage dei '60 sposano pop, surf e bubblegum music.
È l'urlo stonato di una generazione che chiedeva forse solo semplicità, tra muri di distorsione, cadenze mozzafiato e liriche spesso in odore di demenzialità.
Il punk era musica per tutti; come il rock n’ roll venti anni prima, non si proponeva scopi artistici ardui, ma ridava alla musica quella spontaneità che era mancata agli anni 70.
Blitzkrieg Bop è la perfetta sintesi di orecchiabilità e furore, simbolo di una rivoluzione musicale che ha cambiato la storia del rock.
"Blitzkrieg Bop è l'inconfondibile manifesto del punk '77, due minuti e 14 secondi di pura energia."
"La musica dei Ramones è semplice, ma ha qualcosa da dire, non siamo i Talking Heads, siamo ragazzi con qualcosa da comunicare."
I Ramones sono il simbolo per eccellenza del genere punk, il complesso che più incarna lo spirito ribelle.
Un album di grande rilievo e importanza che almeno tutti gli amanti folli di questo genere dovrebbero avere nella loro collezione.
«I Ramones salvarono Monte dalla strada.»
«Fratelli e sorelle, è giunto il tempo che ciascuno di voi decida se essere il problema o essere la soluzione.»