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Sam Mendes
American Beauty

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Ieri notte si è manifestata in me la voglia di rivedere il film "American Beauty", un'esigenza scaturita forse dall'aver visto poco prima un altro simpatico film dal titolo "Imogene", nel cui cast c'era Annette Bening, una non mia favorita attrice: ma ora ho cambiato parere!
Tuttavia è stata lei ad aprire una voragine nell'animo e a farmici cadere dentro.
In effetti in "Imogene" la sua non è una parte primaria, ma esegue da grande professionista il suo ruolo, caratterizzandolo alla perfezione.

Chissà nel concreto a cosa sottostanno certe esigenze dello spirito: le concatenazioni della casualità paiono davvero scritte in un libro delle percezioni che a volte si palesano dettando le scelte, scambiate per istinto, motivanti la nostra vita, appunto spirituale e percettiva, ricolmando quel vuoto venutosi a creare ed ampliatosi a nostra completa insaputa.

"American Beauty" è opera del 1999, sebbene lo vidi alcuni anni dopo.
Ricordo però il successo mediatico che ebbe e l'enorme risonanza riservata alla colonna sonora, che suonava molto innovativa.
In effetti, pur non sapendo nel concreto di cosa parlasse il movie, questo mi risutava a pelle come una sorta di punto di non ritorno, uno spartiacque che ci avrebbe traghettato nel nuovo millennio, la chiave che avrebbe permesso il passaggio verso una nuova era.
Conteneva, quasi fosse apportatore di un rinnovamento epocale, una inarrestabile valenza di modernità. La separazione tra passato e futuro.

E questo pensiero è continuato a sembrarmi esatto durante la visione di questa notte. Aderivo ad una sensazione d'irreversibilità.
Ogni immagine del film è infatti tesa, nella sua immobilità, a una tensione irrisolvibile da estinguere attraverso la spaccatura, tramite il crash delle cattive abitudini, del suo oppressivo involucro; dopodiché, rotto il guscio, e facile adagiarsi sulle ali della sostenibile leggerezza dell'essere - gettare la zavorra!


La storia ruota non solo attorno alle vicende dei personaggi, ma anche su di sé, cercando una svolta, una soddisfazione, un senso.
Ogni personaggio sostiene e porta avanti la propria teoria di vita indossando una maschera e così bardato va alla ricerca di una vagheggiata soddisfazione, una meta agognata dispensatrice di felicità da raggiungere, posto verso cui tendere assecondando una naturale inclinazione umana.

La telecamera di Ricky Fitts (Wes Bentley) è il filtro usato per riconoscersi, raccontarsi, ma anche per ricongiungersi a qualcosa che sfugge alla routine delle cose. Lo strumento video si fa punto fermo di quel continuo ruotare, o meglio, di quel contorcersi con afflizione su sé stessi. Essendo i personaggi del film oggettivamente preda ed ostaggio di una proiezione che da tempo immemore (già, fin da quando?) ha innescato quel gioco assurdo di finzioni dietro cui barricarsi, soffrendo molto, e che invece, se si cogliesse l'intuizione di spostarsi poco più in là, ci si scoprirebbe capaci di intravedere un altro e molto più importante (riequilibrante) punto di vista da apporre su quelle trite cose ormai davvero prive di un valore intrinseco, cambiando nettamente e irrealmente la prospettiva.

L'apparente tranquillità del quartiere composto di villini con giardino, luogo da cui si origina la storia, probabile zona residenziale di una cittadina, è giusto il contenitore dispersivo, ordinato e borghese, ripieno del caos delle vite di ciascun personaggio, incastrato temporalmente agli albori del nuovo millennio, entro cui qualche scricchiolio, diciamo forte scossone, è rinvenibile ed udibile nella pace provinciale di quella società americana frutto di un benessere orientato al declino, presa in mezzo dalla marcia degli eserciti della rivoluzione digitale e della crisi economico-finanziaria, testimone finanche del cambiamento d'identità promosso dalla globalizzazione.

Il punto di sfaldamento, di crollo, di stop, dà il via al recupero di sè stessi, avviando una riabilitazione psicologica traumatica perché d'impatto, drammatica, ma non per questo colpevole e maledetta, anzi, tutto il contrario.
L'infrangersi delle vite, prima arroccate dietro un invisibile schermo colpito al tallone di Achille da qualcosa che gironzolava desolatamente e da tempo nell'aria, permette alla regia di Sam Mendes di osservarne la disgregazione corpuscolare posta al vaglio del fatidico giro di boa, risolvendo proprio in quel determinato momento le deturpanti tensioni, scrostandosi pure di dosso quella patina di vuotezza che consumava i nervi e lo spirito sotto l'apparente tranquillità dell'irrisolto.

Fingere d'essere un altra persona per sopravvivere, indossare una maschera fuorviante psicopatologica, non ribellarsi mai allo schema sociale, continuare a recitare una parte indesiderata sul palco sociale, nel privato della famiglia, a lavoro, a scuola, con gli amici, ripetendo costantemente dentro sé il silenzioso mantra 'le cose devono continuare ad andare così' per resistere e non disintegrare quella maschera, ha generato un indebolimento intellettuale debilitante e opacizzante dei sensi. Seguire ciecamente le convenzioni ha smarrito il 'perché seguiamo queste convenzioni?'. La frittata si è capovolta.

Il film resta efficacemente rivoluzionario e rigustralo dopo oltre tre lustri conduce a riscoprire qualcosa di positivo che ci riguarda da vicino e che potrebbe essere rimasto sepolto nelle nostre profondità, come uno scrigno prezioso riportsto alla luce.
Altresì è promotore di un filone memorabile di riflessione cinematografica che svanirà e annacquerà tali rilevanti specifiche negli anni a seguire, quelli del confronto con le sfide future introdotte dall'ingresso nel nuovo millennio (un periodo che rappresenterà il mondo nella sua fase adolescente, figlio di internet e del consumismo selvaggio, al tempo della crisi), riportando massicciamente in auge quei valori dell'effimero afferenti all'essere, vieppiù ispessiti dalla cortina sociale fautrice dell'apparenza e della deriva spirituale, sottostando però, questa volta, al dilagante e ancor più ottuso (mostruoso) conservatorismo e a quello sbando - il minimo comune denominatore di moltissime vite - proprio dell'ignoranza e della miseria umana che ha caratterizzato fortissimamente tutto il pedante decennio 2000-10.

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Commenti (Dieci)

snes
snes
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Recensione:
"pur non sapendo nel concreto di cosa parlasse il movie,"
...il "MOVIE"???
Che e', siamo a un aperitivo milanese?


BobAccioReview: boh... !
aleradio
aleradio
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Mi son bloccato a il movie. Volevo scendere giù a tell it ma snes mi aveva già stole le word.
Il director secondo me ha fatto better afther this.
A little borghesian, sebbene volesse sortire the opposit


snes: spritz o cuba?
snes: detto questo, un film che critica la borghesia deve esser borghese: almeno la borghesia se lo guarda; se no il discorso non è più costruttivo e resta rinchiuso in un salotto "non borghese" dove più che un discorso si trasforma in un raccontarsi l'un l'altro una verità comune ed assodata.

per dire: se vuoi criticare il capitalismo ad un concerto puoi farlo in due modi: in un centro sociale, dove tutti la pensano come te e non stai dicendo niente di nuovo a nessuno, o davanti alla borsa di new york. Se lo fai davanti alla borsa di new york finirai su mtv e sarai bollato come commerciale, ma le tue parole magari arrivano a qualcuno che aveva bisogno di sentirle. In un centro sociale quelle parole sarebbero utili solo all masturbazione reciproca tra pubblico e artista.
aleradio: sì ci sta ma probabilmente i didn't need that much. Mendes è bravo, ma dopo ab lo è ancora di più
BobAccioReview: Faccio un easy cin cin con le ovvietà che dispensate. Aungh (che grosso sbadiglione che mi provocate).
snes: "(che grosso sbadiglione che mi provocate)." mai quanto l'ultimo capoverso ne ha dispensato a me.
snes: e avresti dovuto fare un toast dicendo cheers. Così, per restare sul pezzo.
aleradio: sorry non volevo yawn you
BobAccioReview: Sogni d'oro gigione!
BobAccioReview: Non lo so magari no... ma me ne fotto.
Confaloni
Confaloni
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Ho l'impressione che la recensione sia decisamente migliore del film. Attori e attrici in gamba, ma le tematiche affrontate non sono nuove e lo squallore della vita dell'americano medio era già stato preso di mira anni prima (basterebbe pensare a tutti i film rientranti nel filone dell'altra Hollywood). Certo rivedere oggi il film alla luce di quanto successo dopo (last but not least Donald Trump) fa accapponare la pelle..


BobAccioReview: E' sempre da riprendere male lo squallore...
odradek
odradek
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Visto in sala all'uscita, rivisto anni fa, non procederei a ulteriore visione per verificare nel dettaglio quel che, tortuosamente, la pagina esprime in termini di "lettura", finanche "socio-politica".
Resta il gusto apprezzabile del senso di fine, ineluttabile, che emana dalla figura di Spacey, del disgregarsi di un mondo, soprattutto interiore.
E una serie di forzature, tutte comunque piuttosto funzionali al soggetto, che costringono ad un eccesso di sospensione dell'incredulità. Un dato che, in genere, dal mio punto di vista, incide sulla percezione e valutazione d'una pellicola.





BobAccioReview: E si parla appunto di roba artistica...
odradek
odradek
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Recensione:
@[aleradio] Quali film dopo, ti son garbati?


aleradio: revolutionary road e l'ultimo 1917 mi son piaciuti molto
odradek: Minchia, Revolutionary Road?
Devo rivederlo, fu fastidio puro, avevo una certa curiosità per la trasposizione (anche se il libro non m'é mai parso all'altezza della fama che lo circondava, meglio i racconti)
Ok, lo rivedo.
1917 l'ho li da un po', vediamo.
Grazie.
Eneathedevil: Scusate se mi intrometto, però volevo confermare la sensazione di fastidio nel vedere Revolutionary Road. Anche lì ho visto un po' di minchiate in stile mendesiano (si veda mia commento sotto sullo stile del regista). Certo sono bellissimi Kate e Leonardo. E Michael Shannon è grandioso. Però ci sono delle banalità qua e là. Sempre avuto l'impressione che Sam sia un regista da "vorrei ma non posso" al pari di altri onesti artigiani delle pellicole che hanno spunti interessanti ma non riescono a svilupparle in veri e propri capolavori.
Eneathedevil
Eneathedevil Divèrs
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Ma tu pensa, non avevo nemmeno notato quel "movie" lì: per mia indole scassaminchia, mi ero più concentrato su quel "sebbene" con indicativo. Però non divaghiamo: la recensione è buona ed esaustiva, nonostante qualche periodo di troppo.

Il film secondo me ha goduto di qualche plauso troppo generoso: rimane un lavoro sagace e incredibilmente calibrato nel renderci odiosi praticamente tutti i personaggi, Spacey in testa, con la sua dimensione di borghese meschino incapace di gestire vita e famiglia, o ancora il colonnello Fitts omosessuale represso con un rapporto ai minimi termini col figlio e la violenza come unico linguaggio di comunicazione. Tuttavia, come spesso accade nei film di Mendes, ci sono a mio modo di vedere delle sonore minchiate. Come la celeberrima scena del sacchetto, messa lì per indurre nello spettatore non so quale riflessione sulle meraviglie del creato, ma a mio avviso nient'altro che una sciocchezza senza peso non all'altezza di un genio della regia moderna. In definitiva, quindi, un discreto lavoro che personalmente non mi fa gridare al miracolo.


Eneathedevil: 4 stelline arrotondate per eccesso.
snes: sono l'unico che alla scena del sacchetto ha pensato: ha ok, quindi è un coglione pure il figlio del soldato?
Eneathedevil: No, siamo in due 😘
odradek: @[Eneathedevil] Ma è una posa, vero, oggi, esercitare sarcasmo sul sacchetto, va fatto per non subire accuse da intellettó?
È probabilmente una delle cose migliori del film, lo sai bene.
Non avere timore, nessuno ti accuserà di essere secchione se ne riconosci il valore.
odradek: Secchione va bene comunque, ma avevo scritto "ricchione"
snes: "No, siamo in due 😘" beh ma è il senso di quella scena dire...
snes: Direi*
Eneathedevil: No, mio caro: non esercito sarcasmo sul sacchetto, bensì sul rocchetto.
odradek: Mhh... ci hai provato.
Ritenta, ma abbi fegato.
Quindi confermi sul sacchetto?
Peccato, ti speravo meno succube.
123asterisco: Il correttore di odra è incredibile! Come quella di Fonzie, ho riso troppo.
Eneathedevil: Ascolta, bel tomo, ché non voglio convincerti, ma ti rendo partecipe della mia prospettiva. Il problema di quella scena per me è la didascalia. Mendes, o chi per lui, mette in bocca al giovane Fitts la descrizione di quel volo aleatorio e (mi) rende la scena stucchevole. Se quella è arte, non è l'artista che la deve spiegare o l'opera perde valore a mio modo di vedere. L'avesse girata senza commento quella scena lì lasciando all'osservatore l'intepretazione, l'avrei probabilmente gradita al pari del rasoio affilato sull'occhio di Buñuel. Così il tutto mi risulta urticante e gratuito e mi suona come se il regista volesse proclamare a gran voce la presunta genialità di quella scena. No, non fa affatto per me.
snes: eh ma se stava zitto non arrivava alla figa.

Ma la colonna sonora sotto, a metà tra il sogno e lo strappamutande? Sul serio mi pare che quella scena è li. sottolineare che anche i due giovani sono già condannati a una vita borghese perchè probabilmente nati già imborghesiti (o americani middle class se preferite). Insomma, non credo il film si intitoli American Beauty per caso.
snes: quella scena è geniale! se credi che sia bella per la poesia che si porta dietro non ci hai capito un cazzo, ma geniale, figa: è geniale!
odradek: Si, Enea, è didascalica in funzione della struttura filmica. Non lo rivedo da anni, ma credo non fosse rivolta direttamente a te, la didascalia, non ti stava spiegando "la poesia", connotava la visione del mondo del giovine.
Ma l'immagine in sé, la sua collocazione nel contesto visivo complessivo della pellicola e, in particolare, della compulsione visiva del giovane, è, tre che funzionale, bella.
E scelgo il termine più neutro e banale per non dover discettare oltre, certo che ci siamo intesi e, nel caso permangano opinioni difformi e contrastanti, ce ne faremo una ragione con assolluta serenità, altro che volermi/ti convincere.
P.S. l'occhio di Buñuel parvemi fuori luogo anche in veste d'esempio.
Con immutata stima, per oggi basta.
Ciao.
Eneathedevil: Ma sì, è che quella visione la trovo scontata. Sono prosaico, lo so. E mi ritrovo con @snes alla fine: "se stava zitto non arrivava alla figa". Sì, forse è questa la chiusa perfetta. Alla prossima, giovincelli.
G: @[Eneathedevil] ti riferisci a questo:
American Beauty" è opera del 1999, sebbene lo vidi alcuni anni dopo.
Mi confonde, cioè mi sembra ingiusto che sia del 1999, sarebbe dovuto senz'altro di alcuni anni dopo.
G: Essere
G: Vedi a fare il galletto come vieni punito subito?
Eneathedevil: Ahahahah, effettivamente anche dal punto di vista semantico la frase appare fallace. Non ci avevo pensato.
BobAccioReview: Insomma dire 'movie' ha sconvolto la purezza linguistica??? Torniamo al tempo mussoliniano dove indicare il luogo dove farsi una birretta (birra piccola), il bar, era termine out?
Sono d'accordo con te che hai delle tue idee sul film, Eneathedevil.
BobAccioReview: A me non è il fattore simpatia che ha ispirato questo scritto e sicuramente Spacey mi è simpatico incastonato, inquadrato in questo MOVIE.
snes: Sì: "movie" è un termine orrido utilizzato in una frase scritta in italiano. Capisco che una riga sopra avevi scritto "film" e non volevi propinarci ripetizioni (almeno, immagino che questa sia stata la ragione che ti ha spinto ad utilizzare quel termine) ma se uno ti dicesse: "oh, questa sera ci guardiamo un movie?" o lo mandi a cagare o siete sul set de "Il Milanese Imbruttito". E' macchiettistica come frase, non puoi non rendertene conto, Mussolini non c'entra niente.
snes: ho scritto mussolini maiuscolo, picchiatemi.
aleradio: Esatto, il problema di movie è che è scelto per evitare film, pellicola, lungometraggio, opera. E ci sta di merda. Non perché Ulzio sia meglio di Oulx.
Stanlio: ma no dai snes semmai eran da ehm, impiccare a testa in giù o picchiare i mussoliniani con mussolini per primo... ooops, già l'han fatto ora che mi sovviene e giustamente direi!
aleradio: Che poi film è mussolinianissimo..
Flame
Flame
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ho visto una volta sto film per intero, mi sono fatto due coglioni ...


Flame: ripasso poi per la rece
Caspasian
Caspasian
Opera:
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Lo vidi in prima visione. C'è un patologico convenzionale che consola in questo film, dà appigli ingannatori alla massa intellettuale, a me è piaciuto per qualche spunto stradaiolo che diverte. Anche qui non ci si tira fuori dal cul-de-sac di fare cinema col cinema. Quando uno ammicca allo spettatore crea automaticamente entertainment. Anche questa volta i popcorn non si estraniano...


Vituperio
Vituperio
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Se non ricordo male mi piacque molto me lo dovrei rivedere.


fedezan76
fedezan76
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Recensione:
Non ti voto per quel movie. È come una macchia di senape su un vestito bianco. Per il resto io ricordo un film molto bello con uno Spacey ancora ai massimi livelli. Diciamo che in quel periodo, sin dal Prezzo di Hollywood, era il mio attore preferito.


Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

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