Premessa: adoro Devin Townsend. Tra i cosmopoliti della musica, è riuscito a rendere oro tutto ciò che faceva; dal metal più pesante riesce a tirar fuori poesia e semplicità... sia con i S.Y.L. che senza (basta sentire i suoi dischi solisti, dischi coi controcazzi). Tutt'ora, inoltre, considero "City" tra i cinque dischi più belli e importanti del '90.
2002: cinque anni sono passati da "City" e dopo questi cinque anni torna il mega gruppo di Townsend, Hoglan, Simon e Stroud con il disco omonimo. All'inizio l'ho trovato fantastico; poi però, con il passare del tempo, l'ho trovato un pò sottotono.
Oddio, non è che sia merda, anzi, l'ascolto sempre con piacere, però oserei dire che il confronto con "City" (ed aggiungo anche il primo disco, "Heavy As A Really Heavy Thing") non regge, non regge proprio... per quanto piacevole da ascoltare, a me non ha detto francamente nulla, al contrario di quanto mi era successo con "City"... le canzoni sono pesanti e spacca timpani, sì, e sono godibilissime ("Consequence", "Relentless", "Rape song"...), però... non lo so, mi manca quel qualcosa che c'era in "City", ovvero quel senso di violenza sonora oltre il limite che nel gioellino uscito nel 1997 era FOTTUTAMENTE presente... non ci sono, inoltre, moltissimi ritornelli memorabili (a parte quello di "Aftermath", l'unico tra essi che mi gasa davvero). Inoltre è il primo disco di Devin, Gene e compagnia dove scarto brani senza rimorso; "Last minute" e "Bring on the young" sono episodi a mio parere indegni della band.
Comunque noto un'evoluzione, un particolare tipo di evoluzione che porterà tre anni dopo al perfetto "Alien"... in conclusione, posso dire che questo "S.Y.L.", confrontato a "City" (ed anche ad "Alien"), è una sorta di versione più "rozza", meno ricercata ma molto più spacca-timpani (non che il resto della discografia sia docile, anzi...).
Un disco da non buttare assolutamente via, anche se da geni come Townsend è doveroso aspettarsi sempre il meglio.