The Great Complotto
The Great Complotto

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La fine della seconda guerra mondiale portò in omaggio all'Italia ed alla Germania, forze sconfitte dagli Alleati, la costante presenza delle forze NATO - SETAF, mediante l'apertura di basi militari che punteggiavano, qua e là, le nostre campagne e le periferie delle nostre città.

Particolarmente vessato dalla presenza straniera fu l'est del nostro stivalone, e, citando un po' a casaccio, vi basti ricordare la presenza NATO a Vicenza (oggi è piuttosto noto il "caso dal Molin"), Padova, Verona (sequestro Dozier), oltre ad Aviano (PN), o, più a sud, a Gioia del Colle. In Germania pensate invece a Wiesbaden e, se non erro, pure Rammstein, con un premio a chi ricorda il nome dei due piloti italiani delle frecce tricolori ivi morti in un drammatico incidente, ed il legame dei medesimi con un altro fattaccio che, in qualche modo, si correla allo scenario di guerra latente nei nostri cieli fino a tutti gli anni '80.

Rileggendo queste righe ho l'impressione - che certo può avere anche qualche lettore - che la presenza straniera nel nostro paese sia stata portatrice di sventure, e questo al di là di complesse considerazioni politiche che una volta tanto lascerei da parte (anche nei commenti, please).

Sarei tuttavia un pessimo recensore, ed anche un usurpatore delle funzioni di DeBaser, se non vi avessi fatto tutte queste premesse per dirvi che qualcosa di buono gli stranieri portarono, qualche dono che, per certi aspetti, rammenta quello dei Danai ai Troiani, ma che in ogni caso va goduto per quello che è: questo dono, per gli abitanti del circondario delle caserme, fu il rapporto con gli statunitensi e la infantile sensazione di vivere parte della propria vita negli States (es. basket a gogo, Converse All Star, bmx etc.... Albertone perdonaci!), mentre, per tutti gli appassionati di musica, la possibilità di fruire dei dischi di importazione che portavano seco, o compravano nei locali store, i militari di stanza in Italia, e della programmazione delle radio statunitensi a servizio delle truppe dormienti.

Oggi ho fra le mani, e fra le cuffie, uno dei migliori doni - pur indiretti - degli statunitensi, questo misconosciuto album uscito a nome "The Great Complotto", che raccoglie il meglio della scena pordenonese di fine anni '70, ovvero un insieme di gruppi italiani, spesso composto dalle medesime persone (fra cui, seppur eccentrici, Davide Toffolo e Gian Maria Accusani), direttamente ispirati da certa scena punk e new wave newyorkese e dai dischi comprati in quel di Aviano, e, secondo alcuni, a propria volta ispiratori della scena a stelle e strisce.

Premetto che l'interesse del lavoro, prima che sotto il profilo musicale, va colto sotto l'aspetto sociologico e storico, essendo a mio avviso straordinario il fatto che nella sperduta provincia friulana si suonasse, in completo isolamento, musica decisamente più all'avanguardia che nel resto d'Italia, e probabilmente del resto d'Europa, trattandosi di lavori che si discostavano dall'approccio anglofono al dark, alla new wave ed al complesso scenario mitteleuropeo (per dire: Diaframma, primi Litfiba e, soprattutto, Frigidaire Tango, mutuavano negli stessi anni il modello inglese e non quello degli States).

I singoli pezzi, che presentano una profonda affinità stilistica, sono sovente caratterizzati da melodie ripetute in maniera ossessiva (con la monotonia krauta, confermando l'idea di Cope circa l'affinità fra kraut rock e new wave) ed accompagnate da arrangiamenti in cui il suono delle chitarre viene pesantemente filtrato, fino ad ottenere toni del tutto asettici e quasi metallici (oggi diremmo industriali). Analogo trattamento viene riservato alla batteria ed alle percussioni in genere, comprimendo ancora di più il suono ed aumentando il senso di claustrofobia, se non di autentico e libero delirio, che si respira nei singoli pezzi. Non secondario, in questo contesto, il ruolo di tastiere e sintetizzatori, utilizzati non tanto in funzione di accompagnamento, o, tantomeno, solistica, quanto come "fattori di implosione" dello stesso suono, a donare quasi degli umori espressionistici alle singole canzoni eseguite.

Tutto l'album merita un ascolto, essendo inutile il track by track, pur non potendomi esimere da una menzione per la splendida "Stimolation" dei Fhedholts (sincopi da Talking Heads in acido), la modernissima "I'm in Love With My Computer" degli Andy Warhol Banana Technicolor (lasciva e provocante, ma con trent'anni di anticipo sulla nostra dipendenza da internet!!!), la sguaiata La beat / Atoms for energy dei Sexy Angels, nonché i due pezzi dei 001100111100011001011101, 010 / 100, i cui titoli dicono tutto, credo.

Come tutte le rivoluzioni e le avanguardie, il Grande Complotto naoniano sparì tanto in fretta quanto di era manifestato, fors'anche per gli impegni extramusicali dei singoli componenti dei gruppi, all'epoca poco più che adolescenti e, decisamente, principianti. La scena pordenonese - che già aveva dato i natali a Fausto Rossi (altro reo confesso cliente degli store musicali di Aviano) - svanì in tutta fretta, salvo le tardive ricomparse dei gruppi di Toffolo e Accusani, che, tuttavia, poco hanno a che spartire con la musica delle origini.

La copertina di quest'album - raffigurante una cartolina demodé - sembra ammonirci a non sottovalutare le periferie dell'impero e la noia di certe pianure nebbiose, perché anche nei luoghi più inattesi può manifestarsi, complice il Caso, l'arte e la voglia di esprimere se stessi con sincerità e senza le costrizioni del mercato.

Dedico dunque questa mia centesima e, credo per un bel po' o forse per sempre, ultima recensione su Deb, a tutti i "periferici" e - se mi è concesso - a tre ragazzi che qualche settimana fa ho visto suonare in una delle tante piazze secondarie del nostro paese, con sincerità e passione, non curandosi del fatto di avere solo quindici spettatori (non paganti) innanzi a sè.

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Può essere parzialmente o totalmente riprodotta, ma solo aggiungendo in modo ben visibile il link alla recensione stessa su DeBaser: www.debaser.it/the-great-complotto/the-great-complotto/recensione

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Commenti (Trenta)

emme13
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Dei gruppi del great complotto ne ho solo sentito parlare, ma ammetto di non aver mai ascoltato niente, la segnalazione mi pare ottima e potrebbe essere una buona spinta per farlo. Ho apprezzato il modo in cui evidenzia la capacità della "periferia/provincia" di rielaborare gli stimoli che arrivano dalla "città/centro" per cavarne fuori roba originale (strategia che rimane una validissima forma di resistenza umana quando ci si trova a vivere in un posto culturalmente asfittico)...poi tendenzialmente ammetto di provare una simpatia viscerale verso i gruppi che suonano con passione davanti a quindici persone non paganti!
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CarlMarx
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'Sti tipi mi incuriosiscono...
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kosmogabri
kosmogabri Divèrs
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COME??? l'ultima recensione??? la centesima? (e il mio 5millesimo commento!)
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frère_ubu
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caspita questo non lo conoscevo, mi hai davvero incuriosito... rece un niente male...
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paloz
paloz Divèrs
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NOO! Non abbandonarci!
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muitosaudosismo
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Avevo letto dei gruppi del "Great Complotto" su alcuni storici numeri di Frigidaire (che mi sono procurato dopo anni di ricerche) e devo dire che mi hai incuriosito. Come al solito, scrivi splendidamente e proponi cose interessantissime, ma -spero mi perdonerai- questa volta avrei degli appuntini da fare. Innanzitutto trovo un po' contraddittorio il fatto di raccomandarti con noi di evitare di fare considerazioni di natura politica quando poi ci segnali che l'interesse del lavoro va soprattutto colto sotto l'aspetto sociologico e storico. A mio parere, una riflessione di questo tipo non potrebbe che portarci alla conclusione (peraltro banalissima) che soprattutto il nostro immaginario è stato colonizzato (e tuttora continua ad esserlo come dimostra anche l'esorbitante numero di dischi anglofoni -krauti compresi- recensiti pure qui su deb). Tra le zone della nostra sfigata penisola dove sono di stanza gli americani hai poi scordato Napoli, ovvero proprio quella straordinaria città in cui secondo me proprio in quegli anni (o forse poco prima) nascono cose davvero originali. Pino Daniele (quello ovviamente giovane, non l'idiota irriconoscibile di oggi) e James Senese, come se fossero stati brasiliani, cannibalizzarono la musica fusion nordamericana e a tutti gli effetti suonarono una musica che era ancora napoletana. Questi sono, secondo me, i casi da prendere ad esempio. Spero vi liberiate una buona volta delle basi Nato e della cultura dei vostri rozzi invasori, io, di mio, sono brasiliano e, nello specifico, baiano, ma questo è un altro discorso. Saluti affrancati. Muitosaudosismo
P.S. Cos'è questa storia dell'ultima recensione? Ma stai scherzando, spero!
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muitosaudosismo
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Ad ogni modo, se l'hai scritto, questa non sarà l'ultima recensione. Credo sia come per il suicidio, chi minaccia di levarsi la vita, almeno per il momento non lo farà.
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vellutogrigio
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Muito, chiedevo solo di non polemizzare in ordine alle trite ragioni basi NATO sì o no (altrimenti si finiva come nei delirii de "Il divo"). Io da piccolo sono cresciuto proprio nei paraggi di una di esse (la mia prima infatuazione, a sei anni, fu per una bellissima coloured figlia di un energumeno paracadutista incursore; sarebbe piaciuta anche a te, se sei Baiano - o Rambaudi?!?) e nella presenza statunitense ho visto anche un'occasione di arricchimento e non solo un invasore (vabbè...). Il valore storico del great Complotto lo cogli sul sito che segnalo, proprio nella pagina iniziale dove c'è un bellissimo epitaffio. Quanto all'ultima recensione, allo stato ci sono ragioni personali che mi obbligano ad "abbandonare" il sito, tenterò di rimanere come commentatore, ma la vedo dura. Questi due anni sono stati una bella esperienza qui, ho visto anche avvicendarsi nuovi recensori molto bravi, ed ovviamente ringrazio quelli che mi hanno letto fin dall'inizio, tipo Ocram, Bisius, Pibroch, Tollani, sul versante rock Shooting Star e tanti altri che al momento non mi sovvengono. Debaser è bello e stimolante, come, immagino, molte delle persone che ci scrivono su.
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Dj-Salival
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Che bella persona che sei. Massimo Rispetto. Torna Presto!
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spaccazucche
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Hai scelto un tema veramente ad effetto per andartene.Non c'è certo da vantarsene,ma provengo proprio da Pordenone,e quanti ancora non sanno che in questa squallida provincia del nord nasce e si costituisce il punk per la prima volta in Italia!E certo non può essere considerato unicamente come un primato anagrafico ma è il risultato di una condizione di abiezione e frustrazione con la quale la generazione del dopo guerra imparò a conviverci,quando cominciò a urbanizzarsi la campagna .E in friuli la campagna è tutto,la morte di essa è la morte della storia qui.Così ti sposti in città e a buon diritto ti senti un piccolo borghese.All'alienazione e alla noia cittadina certo ti ci puoi abituare,tu,contadino.Oppure non ci stai e suoni punk.Detesti le mode,i miti mortiferi,il progresso,i pantaloni a zampa e i clichè del tuo tempo e crei qualcosa che non si è mai sentito prima.I Tampax,gli Hitlerss e tutti gli altri gruppi hanno vissuto lo sradicamento culturale certo in maniera più drastica vivendo a Pordenone che una qualsiasi altra band di una estesa e antica città d'Italia.Loro capirono(proprio perchè periferici)che non si stava affatto bene,che la vita non stava migliorando per niente.(scusate la digressione.Complimenti vellutogrigio per l'efficacia con cui hai trattato l'argomento.mi auguro che prima di mettere a riposo la penna ci pensi sù.)
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Pibroch
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Grazie, vellutogrigio, molto gentile. ;-) A presto. Bella gente, i friulani (una in particolare!), per quel poco che ho visto mi hanno molto colpito (come il buon Ole sa...), ma si sa che ho molto a cuore il Triveneto.
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claISdead
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dai che il ripensamento è proprio dietro l'angolo...
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Dr.Adder
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Un saluto anche da Adder.
Un in bocca al lupo (ovviamente periodico) per la vita reale.
Saluti grigiovellutati (se mi permetti).
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mien_mo_man
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mah... penso a tutti i mostri sacri di recensori che non sono più in attività, con o senza addii ed arrivederci vari: gente come grasshopper ed Hal, mentre Mementomori non si fa sentire da un pezzo e Tepes dice che la taglierà corto ed eventualmente lavorerà dietro specifica richiesta... sono cose che fanno male, ma DeBaser sembra una sorta di ciclo vitale: arrivi alle tue ottanta, cento, centocinquanta recensioni al massimo e poi senti d'aver dato tutto... Rispetto la tua decisione, Vellutogrigio, anche se è stato sempre bello leggere una tua pagina di qua e di là. Però se i "vecchi" se ne vanno, se vanno via quelli che ti hanno fatto avvicinare al sito e desiderare di provarci anche tu, mi viene da chiedermi che senso abbia tirare ancora avanti. Quando gli Editors ci hanno dato la facoltà di decidere chi si ama e chi si odia, ho scorso molte di quelle recensioni e di quelle parole che su questo sito mi hanno colpito: un buon 80% sembra non bazzicare più da queste parti...
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kemoSabe
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Bel pezzo di storia ingiustamente misconosciuto, il Great Complotto! Se non erro, da lì ha preso le mosse anche il buon Theo Teardo (Meathead e vari altri gruppi).
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Bisius
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Mi raccomando, Roberto: non star via troppo.
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reverse
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great complotto, great recensione, great commenti.
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Luca-LJ
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Sono d' accordo sulle considerazioni riguardo le "periferie dell' impero". Poi la segnalazione è molto interessante e la recensione scritta molto bene.
Se riesco a trovarlo il disco lo sento molto volentieri.
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azzo
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:-) Avrei molto da dire, ma mi fermo qua. P.s.: Teardo è troppo giovane per aver praticato il Great Complotto, lo dice uno che è abbastanza vecchio. P.p.s.: Gabri il cinquemillesimo potevi ben festeggiarlo togliendoTi le calze, finalmente:-)
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lavalin
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Come sempre, recensione scritta benissimo e interessante. Ho sempre creduto che proprio le periferie, in senso non solo geografico, ed il loro squallore rappresentino in realtà la condizione più stimolante per creare qualcosa di innovativo e sincero, perché necessario. In quanto alla tua centesima e ultima recensione, mi dispiace molto che la nostra presenza su debaser si sia incrociata per così poco tempo, ma spero comunque di poter leggere ancora qualcosa di tuo, in un modo o nell'altro. (Ovviamente il "fattaccio" a cui alludi è Ustica, ma non ricordo i nomi dei piloti!)
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vellutogrigio
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Grazie a tutti per essere passati di qui (e grazie in anticipo a quelli che passeranno). Un brava/o a Lavalin per aver indovinato di chi si tratta (Naldini e Mutarelli i nomi dei piloti), con l'avvertenza che nella vità l'unica cosa definitiva è il provvisorio. Il che vuol dire che - sperabilmente - il mio è solo un arrivederci, lasciando una parte di me su Deb.
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Il_Paolo
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Velluto, che dici mai, non lasciarci (anche se, andando incontro all'estate, meglio un lino bianco di un velluto grigio)!!! A parte ciò, non conosco il Complotto e nemmeno Pordenone. Per rendere meno dolorosi questi commiati rammento, a te ed ai lettori, che un interessante scherzo su tematiche punk fu fatto dal mitico Tony Santagata, nel singolo "Ai lavete punk" (ovvero: I love the punk). TT, Il_Paolo
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OleEinar
OleEinar Divèrs
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Pagina che mi fa sentire davvero ignorante, essendo pordenonese e non avendo mai sentito neanche nominare nulla di quello di cui parli. Ottima segnalazione dunque e arrivederci a presto a velluto. Colgo l'occasione per salutare pib e il mio concittadino spaccazucche.
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47
47
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noto solo ora la recensione, sentitissimi complimenti per questa pagina fantastica. arrivederci a te, e un augurio di buone cose. saluti
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giustiziere
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giustiziere
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@franci! (non è in questa pagina, ma lui sa) non è che se leggi un libro, poi automaticamente puoi venire a menartela in chat. bastava cliccare su google, dopotutto. certamente, non avendo mai sentito parlare di questo movimento non potevi mica pretendere che io, che non ascolto musica per darmi un tono come te e che cmq non ascolto punk-hardcore, potessi darti una qualsivolgia "ragione" sull'argomento. io la butto sul provocatorio e tu, da buon ritardato, continui a menartela manco l'avessi vissuta in prima persona quella scena lì. ah, tanto per: almeno leggi bene, che il cazziatone già l'hai sparato riguardo alla "fondazione" di uno stato.
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Franci!
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Ma chi voleva persuaderti di qualcosa? Parlavo con Blech. Al solito, da buon reietto in cerca d'attenzione, ti sei inserito e hai iniziato a parlare a sproposito di cose che non conosci (e lo ammetti tu stesso qui). Di libri ne ho letti due, il cd l'ho ordinato e appena un centino ce lo investo anche per il vinile dell'80. Lo Stato non è stato fondato idiota, e non l'ho neanche detto. Ne è stato creato uno interno e non sono io a dirlo. "Il GC era una selezione di persone con certe peculiarità/ideali comuni. L'aver creato uno stato (Naon) all'interno di uno stato è come formalizzare le nostre idee, è stato il tentativo di giustificare le nostre idee, il nostro mondo. Era fondamentale per noi creare e veder realizzata la nostra musica, fare una nostra fanzine, fare un programma radio dove poter mettere la musica che gli altri non mettevano. Questo ha spiazzato molti, non siamo stati visti di buon occhio perchè molti ci vedevano arrivare dove non erano riusciti ad arrivare." E questo l'ha detto Plexy dei 001100111100011001011100. Ma il Great Complotto è una cosa troppo enorme per un dannatissimo figlio di puttana come te che parla a sproposito ovunque. Trovati qualcos'altro da fare.
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giustiziere
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"Ma il Great Complotto è una cosa troppo enorme per un dannatissimo figlio di puttana come te che parla a sproposito ovunque." ahaha, questa mi sa decisamente di bimbo-minkia esaltato. divertiti col tuo nuovo giocattolo, mi raccomando.
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plexy
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Mi par corretto puntualizzare alcune cose perche la recensione e' bella ed e’ scritta in modo coinvolgente ed interessante, ma il punto non e' completamente centrato. Pure in altri commenti si leggono interpretazioni interessanti ma a volte distanti dal vissuto.
Il disco rimane per me importante perche e' il risultato di un raro esempio di totale autodeterminazione e organizazione giovanile, una cosa che per di piu’ non arriva come risultato di una amministrazione comunale lungimirante e generosa (es. Bologna) oppure frutto di un humus musicale ricco e gia' fertile (Milano), bensi dalla profonda provincia italiana a suo tempo benestante, situazione quindi non adatta a giustificare tale fenomeno come risultato di nichilismo o scontro sociale stile The Clash per fare un esempio.
La vicinanza della base e’ di sicuro parte dell’ alimentazione naturale che ha messo in moto e fatto funzionare questa esperienza ma direi che non e’ fondamentale, in realta’ il mito americano cosi vicino, rimane fattore secondario allo spunto geniale di alcuni ragazzi di provincia, che emarginati da un contesto musicale che prevedeva vistuosismi e capacita musicali e strumentazioni straordinarie, era ancora in auge il virtuosismo alla YES o il Prog PFM, si sono messi in testa di puntare piu’ in alto possibile e produrre da se un disco, cosa impensabile a quel tempo per dei totali inesperti.
Il disco in questione e’ ormai pezzo da collezione e si tratta del EP Tampax/Hitlerss che ora ha raggiunto quotazioni notevoli, LP del campanile in questa recensione e’ la fase due, e’ il display delle potenzialita’ di questa strana agregazione sempre piu’ strutturata ed organizzata chiamata alla fine Great Complotto, che in maniera anche goliardica se vogliamo, si proponeva di creare una altrernativa dimostrando che questo era possibile attraverso una pubblicazione che usciva dall’ idea del bootleg low-Fi e veniva quindi distribuita in larga scala.
Un prodotto che contiene al suo interno, come descrive bene Vellutogrigio, soluzioni musicali con affinita’ stilistiche accomunate da una originalita’ ed eccentricita’ direi unica nel panorama italiano di quegli anni. I brani citati nella recensione sono e resteranno un bel esempio di invettiva musicale per quei tempi in particolare i pezzi di Andy Warhol Banana Technicolor.
PS Per rispondere ad alcuni dubbi di altri: Alcuni componenti di quei gruppi sono diventati Organizzatori di concerti, altri Musicisti Toffolo, Accusani, e pure Theardo come ripostato in alcuni commenti, molti altri hanno semplicemente perseguito il loro interessi nel campo dello spettacolo.
Muitosaudosismo ha anche espresso un confronto con la scena napoletana del periodo, in realta’ il primo Pino Daniele come Napoli Centrale esprimono un concetto musicale completamente differente e per genesi e storia non c’azzeccano minimamente, dalla loro hanno un indiscussa capacita di interpretare la musica americana in note partenopee ma non direi siano un coraggioso esperimento di autoproduzione e organizazion, direi esattamente il contrario, sono dei proffessionisti che interpretano magistralmente in maniera personale un genere musicale Anglofono.

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Almotasim
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Oh, Portus Naomis
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Almotasim : Portus Naonis.

Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

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