A posteriori appare evidente perché gli Stone roses abbiano faticato a far uscire un seguito a questo album e siano usciti, dopo anni, con il deludente "Second Coming", seguito da un rapido scioglimento.

Infatti, il percorso normale di ogni band, anche la migliore, è quello di fare un primo album in cui se ne intravvedono le potenzialità, per poi maturare lentamente. Gli Stone Roses no. Loro hanno avuto la benedizione e la condanna di realizzare un album d'esordio la cui perfezione e maturità sono ancora oggi folgoranti.

Come era possibile che la loro carriera non iniziasse e finisse con questo album? "Stone Roses" è imponente sia nelle singole parti che come opera d'insieme.
Nessuna canzone è al di sotto di un certo - notevole - livello ma in particolare è d'obbligo almeno citare le armonie magiche di "Waterfall" (una delle migliori canzoni mai scritte?), la dolcezza sussurata di "Shoot You Down", la lunga "I'm The Resurrection" (con una coda strumentale in cui gli Stone Roses dimostrano di essere non solo dei fuoriclasse nelle armonie vocali, ma anche nella sezione ritmica).

Ogni suono fluisce naturalmente nel successivo senza che sia possibile pensare ad una alternativa. Tutto è esattamente come deve essere.
"Stone Roses" è un disco epocale non tanto perché inauguri un nuovo sound o esplori nuove frontiere ma perché porta a compimento un certo filone musicale che inizia negli anni '60 con i Byrds e influenza gran parte della musica indie britannica. Come tale, come perfezionamento e compimento di una corrente della storia del rock, è anche momento finale, punto conclusivo di un'era.

Dopo "Stone Roses" sono ancora possibili bei dischi nella stessa direzione, ma solo come riverberi, echi di questo picco altissimo.

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