The Virgins
The Virgins

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Ciao a tutti. Oggi voglio provocatoriamente parlare di un gruppo che l’azienda algida (srl del gruppo unilever, fatturato: troppo), quella del gelato fidato, ha rovinato. Eh si, vi lascio alle immagini, preferisco non commentare. Insomma io vorrei spezzare un calippo in favore di questi ragazzi di NYC che si son visti prematuramente troncare la carriera per colpa del cornetto e invito tutti quanti a boicottare quest’estate il brand in questione, le alternative non mancano certo, polaretti in primis.

Ma volendo bandire le ciance si potrebbe dire tutto il male possibile di questo pseudo gruppo mosso da un hype a dir poco smisurato negli anni del loro debutto in cui fa capolino il loro ep di lancio (2007). Come dite? Non ci dormivate la sera in quegli anni? Neanch’io. Inspiegabilmente la loro meteora aprì concerti per gentaglia come Iggy Pop e Sonic Youth in giro per il globo. E visto che son qui per prendermi un po’ per il fondello procediamo con un attento sezionamento dell’opera prima (ed unica) di questa gaudente band vertiginosamente sporta verso la congiunzione con l’attributo spregiativo di “boy”.

Rispulciando randomicamente sotto effetto di un raptus il suddetto lp (in realtà lo ascolto in heavy rotation da 5 anni) ho solerte impegnato la virtù della pazienza al fine di smorzare l’attrito della uallera col pavimento. Ma c’è un però e questo però è il però che mi ha spinto a scrivere questa recensione ed è un però che però mi fa rinnegare e ritrattare tutto.

Già, perché qui si tratta di fresco, di sollievo dalla calura, di cremosa scioglievolezza e irresistibile croccantezza, di algida insomma. Un disco che più superficiale e generalista non si può, in un limbo tra maroon 5, glam, disco e revival 80ies che manco un girone dantesco. Un disco certamente precursore di certa cafonaggine naive stampo Jersey Shore che narra di ricche baldracche pretenziosamente firmate, laccate e stampigliate (“She’s Expensive”, “Rich Girls”). Ma tocca ribadirlo, è pur sempre un album fondamentalmente scarmigliato e confuso, perciò poliedrico, dimostrante qui e là di saper andar oltre l’imbarazzo come nella cruda drammaticità di “Teen Lovers”, inno pgoldino degli anni ‘00. Ci s’addentra per spararla grossa in territori proto-madness con la fumosa “Fernando Pando”, in piste da ballo con George Michael fatto di coca a fare da disk jockey (“Murder”) e ci s’appropinqua addirittura a qualcosa che rimembra rock’n roll con l’audace utilizzo del distorsore (“Hey Hey Girl” e “One Week Of Danger”). Certo resta costante l’attitudine prosternata e patinata del tutto affine ai 5 marroni che li tiene ben immersi fino a buon ¾ nella pupù più densa, ci si fa un’idea con “Private Affair”. Eppure il kitsch attizza si sa, il nostro lato truce facciamo finta di reprimerlo ma poi quando parte il jingle eccallà, chi resiste. E queste trashate sono fresche e piacevoli, forse giusto il tempo di due ascolti, di due morsi, prima che tutto si sciolga e si spatocci sulle braghe.

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Commenti (Cinque)

extro91
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Questi non credo proprio di procurarmeli! Come al solito ottima recensione!
BËL (00)
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proggen_ait94
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Migliori sempre più, ma che ne dici di recensire qualcos'altro tipo i Black Atlantic?
BËL (00)
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masturbatio: sul fatto che migliori avrei qualcosa da dire al tuo pusher, sul fatto di scrivere recensioni più coerenti su gruppi di talento mi auguro accada più spesso, perdere la testa per alcuni dischi è rappresenta al meglio il compito della musica
Darkeve
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Mi hai fatto venir voglia di calippo...
BËL (01)
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korrea: Ogni scusa è buona ahah
Darkeve: Lo sai che sono un golosone
korrea
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Sempre più ghei!
BËL (01)
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PadreMaronno
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Una profonda stima per questi recensiti che han deciso di intraprendere il cammino spirituale ottenendo il voto di castità!
BËL (02)
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madcat: e se poi se ne pentono?
PadreMaronno: Caro Don Gatto, se poi se ne pentono faranno come Padre Fedele! IH!

Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

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