Il blues è da sempre passione, emotività, lacrime e sudore. Ma è anche energia, coinvolgimento, è una musica che grazie alla sua magia rapisce l'ascoltatore e lo trascina in meandri sonori unici e meravigliosi.
Ebbene prendete tutte le caratteristiche elencate sopra, immaginate di metterle in un enorme frullatore e di azionare il tasto di accensione. Il mix che ne scaturirà è la miscela sonora proposta da Watermelon Slim e dai suoi Workers. Nome forse sconosciuto ai più ma che da alcuni anni ha incominciato a farsi largo all'interno della scena blues mondiale.
Un musicista versatile e polivalente (oltre a cantare infatti suona anche l'armonica e la chitarra slide) e profondamente innamorato delle sonorità bluesate più pure. Dopo due dischi di buona fattura il nostro eroe approda alla Northen Blues e dopo essere entrato in studio da alla luce il suo terzo omonimo album.
Una release matura e suonata divinamente dove tutto il suo talento viene messo in mostra con grande stile ma senza eccessivi tecnicismi. Apertura al fulmicotone con la trascinante e bellissima "Hard times", con una slide assassina e tersa come non si sentiva da tempo e la band che gira a mille. Splendida è anche la voce del nostro che ricorda il miglior Sonny Boy Williamson (anche se Watermelon è bianco). Su ritmi molto alti è anche la seguente "Dumpster blues", introdotta da un'armonica bollente per un boogie blues dal ritmo trascinante e con la chitarra del leader ancora in evidenza. "Baby please don't go" è la prima cover presentato dal nostro, è un vecchio brano di Big Joe Williams che rivive grazie all'iniezione di energia che gli viene inferta dall'ensemble dei Workers. Una band precisa e tecnicamente ineccepibile che vede nel drumming potente e preciso di Michael Newberry il suo punto di forza, ben coadiuvato dal basso sempre presente ma mai ingombrante di Cliff Belcher e alla chitarra ritmica di Ike Lamb che ben si contrappone alla slide del leader.
"Devil's cadillac" è invece un'onirico slow blues con la voce di Slim in bella evidenza e con la batteria pulita e metronomica a condurre le danze per un brano ad alto tasso emotivo. Scatenato rock'n'roll è invece "Check writing woman", tutto giocato sulle ripartenze e sulla voce, con un riff di chitarra granitico che marchia a fuoco tutta la durata del brano. Menzione particolare va inoltre al piano di Dennis Borycki, ospite del disco, che arricchisce il tutto con classe. Spettacolare è poi l'assolo centrale d'armonica, sembra quasi che il fantasma di Paul Butterfield si sia impossessato del nostro eroe e che lo guidi nel suonare. Armonica che torna a dominare nella successiva "Possum hand", uno dei più bei slow blues che abbia sentito in questi ultimi anni. Un brano in cui tutta la passione per il blues del musicista viene sviscerata in una prestazione maiuscola.
Watermelon vive il blues, lo sente suo e lo suona con tutta l'anima e tutto ciò affiora in questo terso brano che lascia a bocca aperta per la sua disarmante bellezza. "Frisco line", cover di un brano di Fred McDowell lo vede nuovamente impegnato a cesellare note sulla slide supportato dalla sua voce al vetriolo e da una batteria mai così varia. "Ash tray" bello e corposo blues rock, "Mack truck" scatenato boogie con l'armonica sugli scudi, la pianistica "Juke joint woman" e "Hard labor" ballatona bluesata da favola, sono splendidi pezzi di un mosaico sonoro davvero unico.
Da segnalare sono anche "Bad sinner" ennesimo capolavoro in ambito slow blues, la struggente "Folding money blues" per sola voce e chitarra slide acustica e la conclusiva "Eau de boue" con una prestazione vocale da brividi e con slide, questa volta elettrica, ancora padrona dei giochi. Un disco che sicuramente farà proseliti in ambito blues, ma non solo, e che si candida come miglior disco blues del 2006.
Watermelon Slim un nome da appuntarsi bene per il futuro.