Eneathedevil

DeRango : 18,21
DeEtà™ : 7753 giorni • Qui dal 18 marzo 2005
Edoardo Bennato Le ragazze fanno grandi sogni
Voto:
Devo essere un po' duro con @[withor] nell'analizzare il suo ennesimo scritto costantemente ancorato al suo stile narrativo vagamente ridondante, eccessivamente didascalico ed esteticamente imperfetto, colmo di citazioni che appesantiscono la lettura in una fiumana di grassetti lutulenti. Però ha un primato indiscusso qui sul Deb - e io ne ho visti tanti di recensori da vent'anni a questa parte - nel riuscire a destare una viva curiosità per l'oggetto di cui tratta, perché tanto sono ammirevoli il genuino entusiasmo e la meticolosa dovizia di particolari con cui discetta di qualsiasi cespite gli capiti tra le mani da indurre il lettore a fare atto di fede e, a dispetto del generale coglionamento che alberga sempre nella pagine del sito tramite cui ci si promette sempre di "dare un ascolto" all'opera proposta senza mantenere la promessa, spingere quest'ultimo a prestare davvero un orecchio all'opera per vedere se sono tutte minchiate o c'è un fondo di verità tra così tante parole di encomio. O quantomeno questo è successo a me dopo aver letto questa sua ultima, dato che sono tornato ad ascoltare questo disco a distanza di decenni. E quindi gli diciamo bravo, tutto sommato. E Bennato ha fatto certo molto di meglio, ma di fronte a siffatto elogio, sembra quasi che questo disco sia anche meglio di quanto ricordassi.
Hermeto Pascoal & Grupo Vice Versa Viajando Com O Som (The Lost '76 Vice-Versa Studio Session)
Voto:
Teniamocelo buono per qualche mese finché non si ridimentica la password. <3
Hayao Miyazaki Ponyo Sulla Scogliera
Voto:
Caruccio, dai. Fa praticamente parte di quella serie di lungometraggi dello studio Ghibli con pretese di narrazione più squisitamente per bambini senza le derive truculente tipiche di un "Nausicaa" o di un "Princess Mononoke": questo non significa che si tratta di opere meno complesse e prive di rimandi stratificati, ma si avvalgono certo di uno svolgimento più semplice e lineare. A me è piaciuto anche più di altre opere più note e osannate di Hiyazaki, perché alla fine sono un sentimentalone e la cosa che ho apprezzato di più non è né più né meno che l'amicizia pura e disinteressata tra i due bambini, per i quali alla fine non si può fare a meno di tifare dall'inizio del film, giacché il tendere della narrazione stessa altro non è che la celebrazione di un legame di affetto e non la sconfitta di un qualche demone o la cessazione di una guerra in un finale distopico. Per questa volta va bene così, quindi viva i pesciolini e viva i bambini puccettosi.
David Bowie Welcome to the Blackout
Voto:
Elaboro il commento in struttura chiastica, partendo dalla recensione, che è evidentemente pretestuosa nella misura in cui @[HOPELESS] prende in prestito dalla discografia di Bowie una delle poche cose ancora non recensite per voler dire la sua sull'artista più che sull'opera e non a caso lo scritto è un divagare errabondo dove il recensore fa e dice il cazzo che gli pare aderendo ad un antico modello di disamina tipico della scuola debaseriana old style.
Circa Bowie, due parole vanno spese perché forse la cosa più interessante della percezione generale della sua opera è constatare appunto il gran numero di detrattori o ancora meglio "ignoratori" suddivisi tra coevi che non lo amarono e figli di coevi che non l'hanno conosciuto e che più facilmente si avvicinano a un Mercury o a un Marley. Certo il suo spirito british distaccato e non sempre empatico non l'hanno aiutato né lo aiutano oggi a reperire credito tra i giovani, ma a mio modo di vedere il tema più latente e significativo è proprio il dissidio tra arte e vita, che colto nella sua intima essenza porta necessariamente ad un sentimento di amore e odio nei confronti del uomo/musicista/attore Bowie: cogliere questa quintessenza non può che equivalere ad amare quel tendere morboso al vivere di fama ed eccessi che comporta nazincarnazioni, ascese, esperimenti metal malriusciti, pop muzak, cadute, strategie oblique. Il non cogliere fa prevalere le ombre della conoscenza superficiale che inscatola in un cliché glam la maschera di Aladdin Sane e che ignora che le cose migliori, a insindacabile giudizio del sottoscritto, il Duca le abbia fatte nella seconda metà dei '90 con la "vera" trilogia, quella elettronica di Buddha of Suburbia - 1. Outside - Earthling.
Tornando a bomba sulla recensione, ho modo di credere che si perpetri lo stesso "sentire" dell'uomo/artista/personaggio Bowie. Nel paragrafo finale che fa da chiusa, in cui Hope deve fare i conti con l'inusuale e per lui scomodo fardello della narrazione personale, prendendo le distanze dal suo io narrante con una scoscesa forma impersonale ("si richiedeva", "ci si fa ritorno"), compare il tema del desiderio personale di ascoltare l'artista inglese in un particolare frangente temporale e l'accostamento quasi esecrando con gli U2 (n.d.r. il fil rouge allora è il deus ex machina Eno) voglio pensare (o sperare?) che sottintenda quel "cogliere" di cui sopra. Eccellente.
Eiichiro oda One Piece
Voto:
Sì, va bene, dieci anni di attesa per vedere una tua rece e scrivi stammerda piena di espressioni birbanti e insolentine come si faceva vent’anni fa? Oggi tra l’altro qui va il giàss suonato dai negri e il folk industriale, quindi sei fuori tema. E comunque anche a me piacevano i Rugrats. Ciao.
La Niña Furèsta
Voto:
Il concept raffaelliano in copertina mi piace, il resto un po’ meno. Tu, moderatamente, mi piaci.
Neffa Canerandagio parte 1
Voto:
Ho visto la cover e mi pareva una recensione su Equinoxe di Jarre, invece sono i soliti personaggi di dubbia integrità morale frequentati da ZiOn.
Jianwei Xun Ipnocrazia - Trump, Musk e la nuova architettura della realtà
Voto:
Sì, ma il recensore, così facendo, parla di ipnocrazia utilizzando gli stessi mezzi, giacché una recensione su un sito Internet è essa stessa parte del maelstrom digitale di cui sopra e nel momento in cui commento, io stesso creo un microcontesto digitale ipnocratico su un testo ipnocratico che parla di un libro ipnocratico. E chi commenterà questo commento allungherà il loop potenzialmente all’infinito. Dobbiamo quindi riconoscere al recensore i poteri intensivi di un demiurgo che dal nulla crea le connessioni semiologiche per replicare all’infinito un processo metalinguistico? Oppure, molto più probabilmente, gli è semplicemente andata di culo, ovvia.
Billy Wilder Testimone d'accusa
Voto:
Un bacetto, cocco?