aries

DeRango : 1,18
DeEtà™ : 7435 giorni • Qui dal 30 gennaio 2006
Leonard Cohen Death Of A Ladies' Man
Voto:
L'ho ascoltato e riascoltato con attenzione e mi ha lasciato l'impressione che le due opposte concezioni musicali di Cohen e Spector non si siano amalgamate, sicché le tracce vocali (peraltro non rifinite) sembrano inserite a forza nel tappeto musicale creato da Spector, con la sola eccezione del pezzo finale, l'unico a giovarsi (nonostante i ridondanti ultimi due minuti), per il suo ampio respiro narrativo, del wall of sound. Per quanto suoni meno ispirato rispetto ai precedenti, con tre sole canzoni veramente belle (quella che dà il titolo all'album, "Paper Thin Hotel" e "I left a woman waiting"), non mi sembra il punto più basso della discografia coheniana (trovo meno accattivanti "Ten New Songs" e "Dear Heather") e forse alcuni pezzi avrebbero meritato una seconda vita dal vivo, con un vestito musicale più sobrio.
Mina Se telefonando (brano musicale di E. Morricone/M. Costanzo)
Voto:
Mi sono perso al momento dell'analisi tecnica. Comunque credo che tra il testo essenziale, fatto sostanzialmente di un paio di scene e la musica che l'accompagna e che nel finale segna drammaticamente l'epilogo della storia appena nata e già finita, ci sia una pregevole alchimia. Il tutto, valorizzato dall'ottima interpretazione di Mina. Il mio amarcord personale va a una musicassetta da 60 minuti riempita da mio padre con canzoni prese dalla radio, tra cui questa (e sullo stesso nastro c'era pure la colonna sonora di "Per qualche dollaro in più"). Anno di grazia 1984.
Simon & Garfunkel The Concert in Central Park
Voto:
Una rimpatriata straordinaria, con una scaletta di capolavori eseguita in un contesto speciale. Ascoltando il disco, si ha l'impressione che il tempo non sia passato dalla separazione del 1970 e i brani incisi da solisti si inseriscono a meraviglia nel repertorio del duo. Gli arrangiamenti, sobri, modernizzano le canzoni qua e là senza snaturarle. Non sapevo che il concerto si chiudesse con altri due brani dopo "The Sound of Silence": ho trovato saggia la decisione di escluderli dal disco, dato che non poteva esserci miglior chiusura di quella canzone.
Freddie Mercury & Montserrat Caballé Barcelona
Voto:
Conosco soltanto il brano del titolo, che all'epoca mi parve, e mi pare tuttora, tronfio e borioso (come la quasi totalità delle contaminazioni pop-lirica), come tronfia e boriosa mi pareva (e mi pare tuttora) gran parte della produzione dei Queen dal 1980 fino alla fine, sicché dubito che il resto di questo album mi possa piacere. Al di là delle divergenze estetiche, ho comunque apprezzato la recensione.
Bruce Springsteen & The E Street Band Passaic 9/19/78
Voto:
Ottima recensione, con citazioni sentite e pertinenti. Per me l'ultimo vero capolavoro (definizione che non uso spesso per un disco) di Springsteen è "The river", anche se il Boss si è sempre mantenuto su livelli più che buoni, sia a livello musicale che testuale, con un'invidiabile voglia di suonare e di raccontare. Non ho sentito il disco, ma il tour è leggendario (e così i musicisti).
The Band The Band
Voto:
Purtroppo conosco solo la canzone più famosa, però credo che questo disco meriti in pieno lo status di "pietra miliare". La Band mi aveva entusiasmato molto nel film "L'ultimo valzer". La recensione precedente non l'avevo letta, per cui ringrazio di questo contributo. Voto il disco a copertina chiusa.
Steven Spielberg La guerra dei mondi
Voto:
Ho sempre rifuggito dai film di fantascienza di Spielberg (non amo molto il genere, mentre ho un culto per "Duel" e "Schindler's List"). A proposito di questo, sentivo l'odore di baracconata quando uscì e questa recensione mi conferma che posso continuare a fare a meno di vederlo.
Enzo Jannacci Discogreve
Voto:
Disco che non conosco, sul quale ho letto pareri tendenzialmente poco lusinghieri. Ricordo che all'epoca "O surdato 'nnammurato" veniva spesso trasmessa in radio, ma non credo che sia un pezzo rappresentativo, né del disco, né di Jannacci, così come "Zan zan le belle rane". Il resto merita sicuramente un ascolto OBBLIGATORIO, almeno per chi vuole approfondire l'opera del medico-cantautore. La copertina è probabilmente la più brutta dell'intera discografia jannacciana.
Enzo Jannacci I soliti accordi
Voto:
Non conosco il disco, ma credo che meriti una rispolverata, perché qui si ritrovano tutte le sfaccettature di Jannacci artista e uomo. La performance di Sanremo vivacizzò un'edizione piuttosto mediocre, anche se la canzone non è (parere mio) tra le sue migliori: una produzione decisamente debole, se paragonata a "Se me lo dicevi prima" e a "La fotografia" (questa sì, davvero dirompente). 4 sulla fiducia.
The Beatles A Day in the Life
Voto:
Brano complesso e affascinante, sia per la struttura (che mostra una splendida alchimia tra John e Paul, ancora capaci di lavorare davvero insieme) che per le molteplici chiavi di lettura: a sentirla, non sembra affatto un nonsense. E il vortice prima dell'ultima, interminabile, nota, sembra evocare la vita che scorre davanti agli occhi prima dell'attimo finale.