I Sodom furono (e sono ancora), un monumento vivente al "marciume" in musica e alla protesta sociale come bandiera. Tra i gruppi più influenti della scena Thrash/Death sin dagli esordi di questi generi, assieme a Kreator, Possessed e compagnia bella, hanno reinventato, alla loro maniera, un genere come il Thrash che da Tom Angelripper è sempre stato considerato troppo "borghese" e allora, che fare? Ma naturalmente brutalizzarlo, violentarlo, scarificarlo fino all'osso, sia nei suoni e sia nei contenuti, per ottenere alla fine, canzoni "esplosive" è proprio il caso di dirlo, che non accennano a nessun tipo di melodicità concessa, se non a denti stretti.
Chi conosce bene il Thrash europeo però, sa benissimo che i Sodom ne hanno rivestito un ruolo di prim'ordine, solo che, a differenza per esempio dei Kreator, non hanno inteso "contaminare" il loro suono, ma lo hanno lasciato a "imputridire" per bene, non mutandolo, per poi dargli una lavata di faccia, ma solo per il fatto che, ormai, siamo nel 2006 e allora non ci si può più permettere di osare solamente pensare che una casa discografica come la SPV (che ha sotto contratto band di prim'ordine) possa pubblicare un remake di "Tapping the Vein", ed è dunque immaginabile perché non abbiano conti in banca vertiginosi e non siano osannati dalle folle, come per altri loro blasonati colleghi. Ma, comunque, a parte i tempi che cambiano, e gli eventi che si evolvono, i Sodom rimangono i Sodom al 100%, donandoci con quest'album omonimo, una buona botta di Thrash sputato e "depravato", proprio nello stile consono alla band tedesca. Non manca niente a questo lavoro per potersi fare apprezzare dalla schiera dei fans dei Sodom: chitarre "a motosega" (chissà, forse gli Entombed ne sapranno qualcosa in quanto ad influenze), basso pompatissimo ma semplice nei suoi giri, suono potente ma velato da una produzione sì buona ma buttata giù per caso (e con oculata scelta direi...), e la voce di Tom Angelripper urlata e spiritata (anche in questo caso, secondo parallero: Tom Araya, secondo voi, c'entrerà qualcosa?) che, come sempre, fulmina anatemi infuocati in una feroce polemica contro la guerra e contro la società dei capitali.
Così, sotto questa luce, nascono canzoni come "Buried in a Justice Ground", "City of Gods", "Bible and Guns", "Axis of Evil" e, me la sono tenuta per ultimo, "Lords of Depravity", il brano che più di tutti ricalca e rappresenta bene che cosa sono i Sodom del nuovo millennio. Velocità, pochi fronzoli, accordi ridotti al minimo ma di sicuro impatto, voce gridata ed incazzatissima a urlare al mondo quanto questo faccia schifo e quanto possa essere insopportabile. Esempio: in "Buried in a Justice Ground", Tom canta, nel chorus: "Invasion / of Freedom / Extinguished optimism / The anger / The hunger / Morphine to hold the fire" Capito, no? Insomma, forse per certi versi questo è un album nostalgico, non mi viene altro da dire, ma certamente si fa apprezzare per l'onestà e la coerenza con cui è stato composto, senza cedere in maniera totale (anche se c'è l'attitudine, ed è evidente) alla commercializzazione discografica. Certamente chi segue i Sodom da tempo avrà già questo cd, e magari, gli correrà pure la memoria a quando l'Heavy Metal era pure borchie, cattiveria e sputare in faccia alla realtà.
P.s.: La copertina, quella nascosta dalla prima e di cui c'è anche un poster nel cd, fa veramente schifo, come in tradizione di casa Sodom.